Attributi del suono secondo  Ando

di MB

30 Aprile 2019

 

Con riferimento agli auditori ed ai teatri quindi non agli ambienti domestici.

 

La scuola di pensiero più recente sostiene che la valutazione, che l’ascoltatore dà sulla qualità acustica dell’auditorio, può essere caratterizzata con certo numero di misure oggettive. In sostanza è possibile caratterizzare la sensazione che un certo auditorio produce nell’ascoltatore attraverso misure oggettive. Queste misure quantificano gli attributi del suono. Il numero di attributi del suono varia molto da autore d autore. Beranek ha cominciato con otto ed è arrivato a oltre venti. Rimane aperto il problema della ortogonalità degli attributi del suono (argomento fondamentale, molto studiato e ancora non risolto).

 

Secondo Ando, gli attributi del suono possono essere raggruppati (e le misure di conseguenza) in due categorie:

 

a

Funzione di trasferimento del  suono (Sound Tranfert function)

riguardano i tempi di arrivo degli stimoli (diretto e riflesso) che raggiungono le due orecchie dell’ascoltatore in termini di prime riflessioni

b

Criterio spaziale binaurale:

La riverberazione che raggiunge l’ascoltatore dopo le prime riflessioni

 

Ando si limita a tre soli attributi (anche se poi si scopre che ciascu attributo richiede molte misure…) e sostiene che: “tutti i parametri oggettivi indipendenti sulle informazioni acustiche che arrivano alle membrane basilari delle due orecchie possono essere ridotti ai seguenti tre:

 

1 (a)

Criterio temporale monoaurale

La funzione di autocorrelazione della sorgente (un numero di componenti di prime riflessioni o riflessioni recenti o vicine)

2 (a)

Un insieme di funzioni di trasferimento che rappresentano gli ITG tra il suono diretto e le prime riflessioni come pure la struttura delle prime riflessioni, la conseguente riverberazione e le modifiche allo spettro dovute alle riflessioni

 

3 (b)

Criterio spaziale binaurale:

La funzione di cross-correlazione che si relaziona con la direzione da cui arrivano le riflessioni alle due orecchie ed alla loro ampiezza (delle riflessioni)

Questo criterio descrive la diffusione del suono ed è misurato dalla cross-correlazione interaurale tra i due stimoli che arrivano alle due membrane basali

 

Nota: Ando parla di membrana basilare e non di orecchio in generale. Probabilmente vuole includere anche la sensazione che si trasmette per via ossea.

 

E negli ambienti domestici?

 

Quanto detto vale nei “grandi spazi” chiusi oalmeno non completamente aperti (teatri, arene e auditori) dove l’ITG è sufficiente per poter parlare di pattern delle riflessioni (o texture) e di spettro delle riflessioni (perché è distinguibile).

 

Ricordiamo che l’incertezza tra larghezza di banda e spettro sussiste sempre.

 

Nei piccoli ambienti una quantità di riflessioni arrivano alle orecchie con piccolo ritardo rispetto al suono diretto e non si può parlare di patter di riflessioni riconoscibile e tanto meno di spettro delle singole riflessioni (mentre si può parlare dello spettro del campo riverberato nel suo insieme). Oltre a ciò il suono riflesso non è perfettamente diffuso e se non bastasse le onde stazionarie allungano in modo innaturale le frequenze basse provocando mascheramento.

 

Questa situazione fa sì che, negli ambienti domestici, possano esser efficaci anche “piccole correzioni” ovvero il posizionamento di pannelli fonoassorbenti o diffondenti in posizioni mirate.

Si ottiene anche un'altra indicazione: nei piccoli ambienti le prime riflessioni vanno assorbite e tutte le altre vanno diffuse. Quindi tutte le superfici, anche quelle fonoassorbenti, devono essere anche diffondenti. Da qui la preferenza per i pannelli piramidali in luogo dei pannelli piatti anche se i piramidali, a parità di coefficiente di fonoassorbimento, devono essere più spessi.