Effetto Cocktail Party (Ascolto intenzionale o Ascolto Critico)

 

Ascolto Intenzionale è la capacità dell’ascoltatore di isolare gli elementi di un suono complesso o di una sequenza di suoni. E’ detto anche ascolto critico.  L’effetto cocktail party è un aspetto dell’ascolto intenzionale.

 

L‘apparato uditivo ci offre la possibilità di concentrarci, localizzare o isolare una sorgente anche in presenza di disturbi. Con questo meccanismo il rapporto segnale/rumore può essere migliorato fino a 15 dB. Questo effetto è detto Effetto Cocktail Party per rappresentare la capacità di un ascoltatore di concentrarsi su una conversazione anche in presenza di molte persone che parlano contemporaneamente. Più in generale possiamo parlare di ascolto intenzionale o ascolto critico quando concentriamo la nostra attenzione su una singola componente di un evento musicale.

E’ importante notare che, se si registra un insieme di conversazioni e le si riproducono attraverso un sistema stereofonico a due canali, l’ascoltatore avrà più difficoltà a concentrarsi su una singola conversazione. La cosa diventa impossibile con la riproduzione monofonica. Infatti la  registrazione stereofonica conserva una parte della Spazialità originale mentre la monofonia le informazioni spaziali sono completamente confuse. A fronte di ciò è forte la pretesa degli audiofili di riuscire a collocare con precisione la posizione dei diversi strumenti durante la riproduzione. La cosa è possibile ma difficilmente si può paragonare con l’ascolto dal vivo (dove agisce anche la vista).

Ne segue che un modo per valutare la bontà di una registrazione è la possibilità di esercitare lascolto critico sui singoli strumenti.  La fusione binaurale è lopposto dellascolto intenzionale: solo abbandonando lintenzionalità si può percepire levento musicale per come è stato concepito. Del resto solo un ottimo sistema di riproduzione, eliminando la fatica da ascolto, consente di immergersi nella musica.

Ascolto selettivo, ecco come il cervello seleziona i suoni

Anche in pieno chiasso riusciamo a concentrare l'attenzione soltanto sulla voce del nostro interlocutore: ma il cervello come ci riesce? La spiegazione degli esperti.

Siete a una festa molto affollata e state chiacchierando con un intelocutore che, nonostante la confusione, insiste nel raccontarvi tutto quello che gli è accaduto negli ultimi 6 mesi. Eppure, anche in mezzo al gran baccano, riuscite perfettamente a distinguere la sua voce, che vi tedierà per i prossimi 40 minuti. Vi è mai capitato?
Il meccanismo mediante il quale il nostro cervello riesce a discernere solo il suono a cui vuole prestare attenzione anche in un contesto affollato e rumoroso come una classe, un evento sportivo o un bar è chiamato dagli esperti "effetto cocktail party". Ma come funziona?

Ascolto solo quello che voglio

Per indagare questo fenomeno alcuni ricercatori dell'Università della California (San Francisco) hanno monitorato l'attività del lobo temporale - sede della corteccia uditiva - nel cervello di tre pazienti affetti da epilessia. Parte del trattamento chirurgico di questo disturbo consiste nel localizzare le aree cerebrali che causano le crisi epilettiche, così sulla corteccia cerebrale dei tre soggetti è stata posizionata una maglia di 256 elettrodi utile per tracciare in modo molto preciso i pattern di attivazione corticale. Nel corso di una serie di esperimenti, ai partecipanti è stato chiesto di ascoltare le registrazioni simultanee di due diversi stralci di discorso pronunciati da due voci differenti, una maschile e una femminile, e di focalizzare l'attenzione su una sola di queste.

I segnali di risposta registrati dai singoli elettrodi sono quindi stati rielaborati grazie a un complesso algoritmo che ha permesso di ottenere lo spettrogramma della voce udita dai partecipanti attraverso i pattern di attivazione cerebrale. Con sorpresa, i ricercatori hanno scoperto che gli spettrogrammi ricostruiti corrispondevano alla voce di un singolo speaker, quello a cui i volontari stavano prestando attenzione. In altre parole, le risposte neurali della corteccia uditiva non primaria - quella dove si elaborano le informazioni sonore più complesse - riflettevano solamente le parole del discorso prescelto, come se il soggetto stesse ascoltando una singola registrazione e non due registrazioni simultanee: «La rappresentazione di quello che ci viene detto nella nostra corteccia cerebrale non corrisponde a quello che viene effettivamente udito, ma corrisponde invece solo a quello che vogliamo sentire. Il resto viene ignorato come rumore di fondo» ha spiegato Edward Chang, neurochirurgo a capo dello studio, pubblicato su Nature.

Possibili applicazioni

Capire come il nostro cervello seleziona i suoni da ascoltare potrebbe avere nuove, utili applicazioni nello studio dei deficit attentivi, dell'autismo e dell'apprendimento del linguaggio. Inoltre, i risultati di questo studio potrebbero aiutare a sviluppare interfacce di riconoscimento vocali più efficienti, che sappiano discernere la voce che pronuncia il comando dai rumori in sottofondo (una abilità in cui gli esseri umani eccellono, e che invece si rivela una vera impresa per le macchine).