13 liglio 2018

MB

 

Commento all’articolo:

“Inaudible High-Frequency Sounds Affect Brain Activity: Hypersonic Effect”

 

Nell’articolo “Inaudible High-Frequency Sounds Affect Brain Activity: Hypersonic Effect” si dice che l’estensione della rispsta del sistema di altoparlanti ( e di tutta la catena audio) porta ad un miglioramento della qualità soggettiva del suono percepito.

Riassumiamo brevemente i risultati dello studio:

 

caso 1

musica riprodotta con spettro limitato all’udibile

 

percezione normale

Caso 2

Riproduzione del solo spettro ultrasonoro

nessuna sensazione uditiva ma attività celebrale aumentata

Caso 3

Riproduzione di musica con spettro esteso all’ultrasuono

percezione “diversa” e giudicata migliore del solo spettro audio

 

Il punto nodale sta nel fatto che, in assenza di segnale udibile, la presenza di un campo ultrasonico non produce alcuna sensazione. Questo significa che gli ultrasuoni non arrivano ai neuroni dall’orecchio (dove non ci sono cellule ciliate in grado di tradurli in segnali elettrici).

 

A questo punto è indispensabile verificare se, affinchè si verifichi l’effetto ipersonico, sia necessaria la correlazione tra il segnale udibile ed il segnale ultrasonico.

 

Infatti, dato che spettro ultrasonico da solo non è udibile, l’aumento della attività celebrare potrebbe essere dovuta ad un qualsiasi segnale ultrasonico ( e non dallo specifico spettro digli strumenti ascoltati). Quando lo spettro ultrasonico è presente nell’ambiente, in assenza di musica, non si può parlare di correlazione con il programma musicale (che non c’è) tuttavia l’attività cerebrale aumenta. Ne consegue che dovrebbe essere sufficiente immettere nell’ambiente un qualsiasi “rumore” nel range ultrasonico per provocare l’aumento della attività celebrale e la (conseguente?) modifica della percezione del messaggio musicale nel range udibile.

 

Gli autori dell’articolo in questione affermano che lo spettro ultrasonico dello strumento utilizzato è simile ad un rumore non stazionario. Questo vul dire poco perché tutta la musica è un fenomeno non stazionario  ma questo  non esclude che lo spettro ultrasonico non sia correlato con le note musicali prodotte dallo stesso strumento. La correlazione tra lo spettro udibile ed ultrasonico del messaggio musicale non deve essere sottovalutata e va verificata.

 

Nell’articolo non viene sperimentato l’effetto della contemporanea presenza di ,musica (udibile) e di un segnale ultrasonico non correlato.

 

Quindi, per completare l’analisi e giungere a delle conclusioni serve:

 

1.      un generato di rumore rosa esteso fino a 100 kHz,

2.      un filtro passa alto (a 22kHz),

3.      un amplificatore

4.      un trasduttore per ultrasuoni.

 

Si potrebbe cos’ verificare se, per attivare l’effetto ultrasonico è necessaria la correlazione tra il segnale udibile e quello ultrasonico.

 

Faciamo un’altra ipotesi: nel programa musicale ci sono alcuni strumenti che producono ultrasuoni e altri che non li producono. Ne segue che il miglioramento della qualità percepita si verifica solo quando suonano gli strumentti che emettono ultrasuoni. Se la correlazione è necessaria si sentirebbero “meglio” soltanto gli strumenti con spettro ultrasonico. Anche questa eventualità non è stata indagata.

 

L’articolo  “Inaudible High-Frequency Sounds Affect Brain Activity: Hypersonic Effect” tratta un effetto collaterale dell’attivazione diretta dei neuroni da parte degli ultrasuoni. A causa di alcune  lacune metodologiche (non sono state adeguatamente indagate tutte le possibilità) le conclusioni non possono essere accettate.

 

Recenti sviluppi hanno dimostrato che, in particolari condizioni, i neuroni del cervello possono esere attivati direttamente dagli ultrasuoni “bassi” (ovvero quelli appena oltre la banda udubile).