Effetto_Mozart
28 dicembre 2018
MB


Si era sparsa la notizia, falsa, che l'ascoto di una particolare sinfonia di Mozart (per 10-15 minuti) potesse aumentare l'intelligenza. Lo stato dell'Ohio aveva addirittura stanziato dei fondi perchè ogni mamma potesse ascoltare la musica di Mozart durante la gestazione. Putroppo si tratta di una bufala diffusa ed ingigantita dai giornali.

 

Effetto Mozart:  è una controversa teoria secondo la quale l’ascolto della musica di Mozart produrrebbe effetti benefici fino all’aumento dell’intelligenza. Lo stato della Georgia (gennaio 1998) arrivò a stanziare 105.000 $ annuali per consentire alle madri in attesa di acquistare CD di Mozart. Le ricerche per confermare queste teorie non hanno dato conferme definitive. Altri sostenitori sono Don Campbell (1997  - "The Mozart Effect: Tapping the Power of Music to Heal the Body, Strengthen the Mind, and Unlock the Creative Spirit" e The Mozart Effect For Children) e A. Tomatis. In sostanza l’effetto Mozart è stato ampiamente sopravalutato negli effetti e gonfiato anche dai giornali a causa di equivoci di varia natura. Sembra comunque che l’ascolto della Piano Sonata in D major (K.448), abbia un effetto sui pazienti epilettici e continua ad esserci un certo interesse perché, se fosse vero, rappresenterebbe un metodo di cura senza farmaci.  Esiste un altro brano musicale che induce un effetto Mozart: la canzone “Acroyali/Standing in Motion" (versione da Yanni Live at the Acropolis eseguito all’Acropolis) del compositore greco Yanni che presenta molte analogie con la K448. Quello che sembra certo è che l’ascolto della K448 non aumenta l’intelligenza ma “improved spatial-temporal learning in rats”.

 

Cosa molto diversa è l’effetto che può avere lo studio della musica e l’esecuzione della musica di Mozart: imparare a suonare uno strumento come il clavicembalo o il pianoforte produce miglioramenti del controllo motorio, aumento dell’autostima, miglioramento della memoria, ecc. ecc. questi effetti però derivano dallo sforzo, dall’esercizio e dalla disciplina necessari per imparare a leggere la musica e suonare uno strumento.

 

Ma perché proprio la musica di Mozart risulta essere la più adatta? L’ipotesi formulata da Gordon Shaw, uno degli “scopritori” dell’effetto, è che oltre alle incredibili doti logiche, mnemistiche, e musicali di cui era dotato Mozart, il musicista componeva in giovane età, sfruttando al massimo le capacità di fissazione spazio-temporale di una corteccia cerebrale in fase evolutiva, cioè al culmine delle sue potenzialità percettive e creative. Tomatis (che va preso con le molle) sostiene pertanto che l’ascolto della musica mozartiana è in grado di favorire l’organizzazione dei circuiti neuronali, rafforzando i processi cognitivi e creativi dell’emisfero destro.

 

Una possibile conferma dell’ “effetto Mozart”, studiato a partire dal 1993, arriva da una ricerca effettuata dal Mind Institute di Costa Meza in California e pubblicato dalla rivista Neurological Research. Lo studio è stato eseguito utilizzando due serie di topolini sottoposti all'ascolto sistematico di musica classica. Un primo gruppo di bestioline è stato costretto ad ascoltare la Sonata di Mozart K448 per 12 ore al giorno per 10 settimane. Un secondo gruppo di topolini, sottoposti al brano ''Per Elisa'' di Beethoven per lo stesso periodo di tempo e con la stessa intensità. La scelta di questo brano di confronto non è casuale. Precedenti studi di imaging funzionale avrebbero dimostrato che "Per Elisa" non attiverebbe le stesse aree celebrali. Dopo 6 ore di silenzio, ad entrambi i gruppi di topolini sono state testate le capacità di ''ragionamento spazio-temporale'', in pratica le funzioni cognitive di apprendimento e memoria, con il classico test del labirinto. I ricercatori hanno così verificato che i topolini "appassionati" di Mozart, oltre a compiere un minor numero di errori, si sono rivelati anche più veloci nell'eseguire i test. La superiorità di questi topolini è rimasta intatta anche riducendo l'esposizione di musica del 58% e facendo trascorrere 24 ore di silenzio prima del test, a significare che l'effetto Mozart sul cervello dei topi non è transitorio, ma durevole nel tempo.

 

Non tutti gli studiosi sono concordi nel valutare la rilevanza scientifica di questi risultati. Non si esclude comunque che in un prossimo futuro la musica di Mozart possa assumere davvero un effettivo ruolo terapeutico, ad esempio nell'aiutare a rallentare i sintomi di epilessia, alzheimer o altri disturbi neurodegenerativi.