Storia della riproduzione del suono e dell'Alta Fedeltà
"Rumori E Vari Altri Casini"

Aggiornato il 27 novembre 2016

con il contributo di quanti vorranno partecipare. Inviare i contributi a mario@mariobon.com (possibilmente con una foto e, se si vuole, con testi e/o articoli che saranno linkati alla voce). Si prega anche di segnalare gli errori.

Introduzione
Una catena di riproduzione audio comprende (al minimo): un microfono, un preamplificatore, un dispositivo di registrazione (che scrive un supporto), un dispositivo di lettura (che legge il supporto), un amplificatore di potenza e finalmente il diffusore acustico.
Per fare la storia della evoluzione della catena di riproduzione si dovrebbe ricostruire la storia dell'elettronica, della meccanica, della psicoacustica... fino alla acustica architettonica, ecc. ecc. . Quella che segue è una ricostruzione storica limitata agli aspetti che conosco e che reputo importanti. Si tratta di un lavoro che, probabilmente, non arriverà mai a una fine....

Questa storia della riproduzione acustica è stata fatta per sottolineare che, tutto quello che abbiamo oggi, non è il parto dalla mente di qualche guru o il risultato di alchimie o macumbe ma l'esito della ricerca condotta, negli anni, su basi che oggi si sono consolidate in scienza. Tutto è cominciato con Pitagora. La teoria è stata sviluppata  da Raylight nei due volumi della "Theory of Sound" che sono la conseguenza naturale del lavoro di Leibniz (1646-1716) sul calcolo differenziale, di Fourier (trasformate). In epoca più moderna son arrivate la definizione degli spazi vettoriali, gli isomorfismi (analogie-elettromeccaniche ed elettro-acustiche) la Teoria dei Sistemi e la Teoria dei Segnali.

Oggi è possibile realizzare un Lettore CD, un amplificatore o un diffusore acustico “bensuonante” anche senza eseguire test di ascolto. Anche per quanto riguarda la fisiologia dell'apparato uditivo, la psicoacustica e in generale le neuroscienze non siamo certo all'età della pietra. Per il suo contributo allo sviluppo della scienza e, indirettamente, alla tecnologia, si deve ricordare David Hilbert che è stato il "motore" di buona parte della ricerca sviluppata nel corso del XX secolo.

Abituiamoci a non sottovalutare il ruolo degli italiani in ogni campo della scienza: senza Galileo Galilei non ci sarebbe stato Newton e, senza la chiesa cattolica romana, Newton sarebbe stato, probabilmente, italiano. Oggi un iPhon è un piccolo PC (Olivetti) con all'interno una CPU (Riccardo Faggin), con funzioni di telefono (Meucci) che funziona via radio (Marconi), grazie all'antenna (Marconi). Il computer è nato da una idea di Turing che cercava una risposta ai problemi posti da David Hilbert. Ecco,  David Hilbert non era italiano.

Forse, se tutti questi dispositivi non li avessero inventati gli italiani lo avrebbe fatto qualcun altro (forse) ma quando? Con questo non voglio dire che senza gli italiani non ci sarebbe stato il progresso tecnologico nato negli USA… non ci sarebbero gli USA (Cristoforo Colombo). All’estero, quando parlano dell’Italia o della Grecia, dovrebbero, come minimo, alzarsi in piedi in segno di rispetto.


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