Stimoli, Sensazioni, Percezioni, Emozioni, Sentimenti
e gli Attributi del Suono
(da
Wikipedia, Dizionario Medico della Salute – Fondazione U. Veronesi e altre
fonti)
riassunto
e sintetizzato da Mario Bon
24 gennaio
2013 – ultima revisione 22 marzo 2017
Paragradi di questo capitolo
Premessa
Sensazione
Percezione
Teoria della Percezione
Altre Teoria della Percezione
Emozione
Premessa
Anche se
non sembra centrare nulla con l’elettroacustica è essenziale avere le idee molto
chiare su
Stimoli,
Sensazioni, Percezioni, Emozioni e Sentimenti.
Gli
stimoli sono variazioni di grandezze fisiche. La capacità di interagire con il
mondo esterno dipende dalla sensibilità ovvero dalla capacità di un organismo
di reagire alle variazioni dello stato fisico dello spazio circostante che
trasmettono stimoli degli organi di senso.
Riconosciamo gli stimoli sonori (con l’udito), gli stimoli luminosi (con
la vista)… non siamo sensibili ai raggi X nel senso che non esiste un organo di
senso che ci avverta della loro presenza (anche se ne subiamo le conseguenze a
livello di danni ai tessuti).
Nel
linguaggio comune “sentire” o “percepire” vengono usati come sinonimi. In
medicina (o in psicologia) sono due cose diverse. Nel Dizionario Medico della
Salute alla voce Sensibilità si legge: “Capacità di un organismo di percepire
stimoli…..” l’uso del verbo percepire, in questo caso, non è corretto perché la
percezione non riguarda la sensibilità agli stimoli. Infatti, alcune righe più
sopra, leggiamo: “…sensibilità ovvero dalla capacità di un organismo di reagire
alle variazioni dello stato fisico dello spazio circostante…”.
Riassumiamo
con una tabella:
|
Stimolo |
in medicina è qualunque cosa riesca ad eccitare un organismo o parte di esso, provocando una risposta o l'attivazione
dello stesso. In Fsica lo stimolo è la variazione di una grandezza fisica (che si
presenta all’ingresso di un sistema). |
Stimolo Luminoso, stimolo sonoro,
stimolo tattile, ecc. |
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Sensazione |
informazione recepita dal sistema nervoso a seguito di uno stimolo
esterno. |
lo stimolo è la causa, la
sensazione è l’effetto. |
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|
Legge di Stevens: stabilisce la legge che lega la sensazione allo stimolo
individua l’intensità minima di uno stimolo necessaria per ottenere una
sensazione. Stevens ha definito le soglie minime. Le sogli differenziali sono
invece definite dalla JND (ovvero il minimo incremento di intensità dello
stimolo necessario per determinare una variazione della sensazione). |
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|
Legge di Weber
Fechner: l’intensità della
sensazione cresce con il logaritmo dello stimolo. Valida per sensazione
sonora e sensazione di molteplicità |
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Percezione |
in
psicologia indica il processo per cui le sensazioni, trasmesse dagli organi di senso, vengono
elaborate dalla mente e riconosciute. La percezione caricaa le
sensazioni con le memorie pregresse. Sei principi generali di
organizzazione delle sensazioni: |
Percepire significa riconoscere. |
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1 |
Gli stimolo percettivi tendono ad assumere strutture
organiche |
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2 |
Le forme tendono ad organizzarsi in strutture autonome o figure
che si staccano dallo sfondo |
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3 |
Percepire una forma è anche percepire il suo significato |
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4 |
Ogni forma ha una qualità (pregnanza) che la caratterizza
e facilita il suo costituirsi come figura rispetto allo sfondo |
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5 |
Le forme simmetriche e complete tendono a conservarsi
stabili nella percezione anche se sottoposte a modifiche per modalità di
percezione |
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6 |
Le forma nascono e si sviluppano in processi dinamici in
cui sviluppano pregnanza e differenziazione |
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.
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Emozione |
Il percepito, caricato da ulteriori memorie, diventa emozione. Le emozioni sono stati mentali e fisiologici
associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Le emozioni
primarie, secondo la definizione di Robert Plutchik sono otto, divise in
quattro coppie. Altri autori hanno tuttavia
proposto una diversa suddivisione. Secondo certi autori, le
emozioni secondarie e complesse derivano dalla combinazione delle emozioni
primarie. Questo sarebbe conforme al principio di semplicità. |
Primarie: la rabbia e la paura, la tristezza e la gioia , la sorpresa e
l'attesa, il disgusto e
l'accettazione Secondarie o complesse: allegria, vergogna,
ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso,
delusione |
|
Sentimenti |
Le emozioni ulteriormente caricate da altre memorie diventamo
sentimenti |
|
I sentimenti sono troppo distanti rispetto allo scopo di
questo scritto.
Stimolo
Lo stimolo sonoro è costituito
da una variazione di pressione atmosferica che colpisce il timpano mettendolo
in movimento. Lo stimolo visivo è un’onda elettromagnetica con lunghezza d’onda
di circa 5000 Armstrong, …..
Lo stimolo è una modificazione fisica dello spazio che ci circonda in grado di eccitate uno o più organi di senso (o recettori in generale). Sono stimoli i campi di pressione acustica, i campi elettromagnetici, i gradienti di temperatura, i campi di forze, ecc. .Gli stimoli sono anche segnali ed i segnali possono contenere messaggi.
Il microfono misura lo stimolo (la
variazione di pressione atmosferica) su una superficie molto piccola (che
possiamo considerare puntiforme in particolare per i microfoni da un ottavo di
pollice la cui membrana ha un diametro di 0.3175 millimetri pari a 5.4 volte la
lunghezza d’onda a 20kHz).
Sensazione
La sensazione,
dal punto di vista fisiologico, è la modificazione dello stato del nostro
sistema neurologico a causa del contatto con l'ambiente tramite gli organi di
senso. I canali sensoriali sono: udito, vista, olfatto, gusto, tatto,
cinestesia(*) o propriocezione ed equilibrio e sensazione di dolore. Ognuno di
essi si avvale di organi di senso specifici (occhi, orecchi, naso, pelle…).
La legge
di Weber-Fechner è giudicata la prima legge
scoperta nella storia della psicologia sperimentale.
(*) Cinestesia: Termine proposto da H.C. Bastian per indicare la sensibilità
muscolare, cioè quella forma di sensibilità propriocettiva i cui recettori
sono disposti nella compagine dei muscoli, nei tendini e nelle guaine e che
interviene nella regolazione dell’attività motoria.
|
Le
sensazioni permettono al nostro cervello di entrare in contatto con mondo
esterno. Nonostante esse siano difficili da misurare direttamente, è possibile
chiedere ai soggetti che le esperiscono di descriverle.
|
Lo stesso
stimolo produce, in individui diversi, sensazioni simili. |
Ciò
equivale a dire che, generalmente, ogni variazione del mondo fisico viene
percepito da tutti i soggetti in una maniera tale che la descrizione di tale
variazione risulta molto simile. Quindi si può supporre che anche le sensazioni
stesse siano simili o almeno compatibili tra di loro. Questa premessa ci
permette di dire che vi siano delle relazioni psicofisiche tra alcuni stimoli
(variabili fisiche) e alcune sensazioni (variabili psicologiche ma forse
psicofisiche è più appropriato) che possono essere prevedibili e indipendenti
dal soggetto.
Immaginiamo
un semplice esperimento: un ricercatore pone al centro di una stanza buia un
certo numero di soggetti normodotati. Ad un certo punto viene accesa una
lampadina. Se ora chiediamo, dopo tale stimolazione, ad ogni soggetto di
descrivere ciò che ha visto, è molto probabile che tutti i soggetti rispondano
di aver visto una luce. Ciò che abbiamo detto finora ci permette di concludere
che ogni soggetto ha percepito una luce simile, anche se non possiamo essere
certi che la sensazione prodotta sia stata esattamente la stessa per tutti. Se poi continuiamo questo esperimento facendo vedere delle
luci di intensità diversa potremo ottenere una scala di sensazioni. Un
esperimento del tutto simile può essere predisposto con stimoli sonori o
tattili, ecc. .
Lo stimolo
sonoro è la variazione di pressione atmosferica. La sensazione sonora è
l’insieme di treni di impulsi che vengono veicolati dal nervo acustico verso il
cervello (una specie di trasformazione di Fourier della vibrazione meccanica
della membrana basilare).
Uno dei
primi studi di psicologia sperimentale fu la determinazione dei limiti delle nostre capacità sensoriali. L'essere
umano non riesce a percepire tutte le variazioni dei campi presenti in
natura (per esempio non percepiamo
l’intero spettro delle onde elettromagnetiche ma solo quelle visibili o che
riscaldano la pelle). Ogni organo di senso permette di percepire solo alcuni
eventi fisici e solo in un certo intervallo di ampiezza, intensità o di
frequenza. Per ogni recettore sensoriale è possibile stabilire i limiti
inferiore e quello superiore entro i quali un stimolo fisico viene percepito
(soglie di sensibilità e di dolore).
Oltre alla
soglia di sensibilità si definiscono anche le soglie differenziali che
stabiliscono la minima variazione dello stimolo capace di provocare una
variazione della sensazione (JND). Le JND sono di importanza cruciale.
Per soglia
assoluta si intende quel particolare livello di energia (ampiezza, intensità,
frequenza) che discrimina tra la sensazione e la non sensazione di un evento
fisico: ad un livello di energia più basso della soglia assoluta il soggetto
non sente nulla, ad un livello pari o più alto il soggetto viene stimolato.
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Senso |
Soglia assoluta |
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Visione |
La fiamma di una candela in una notte serena e
illune a 45 km di distanza |
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Udito |
Il ticchettio di un orologio a 6 m di distanza in
un ambiente quieto |
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Gusto |
Un cucchiaino di zucchero in 9 litri d'acqua |
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Olfatto |
Una goccia di profumo nel volume equivalente a sei
grandi stanze |
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Tatto |
L'ala di una mosca che cade sulla guancia
dall'altezza di 1 cm |
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Stime della soglia assoluta di ciascun senso.[1] |
|
Le tecniche sperimentali usate per
misurare le soglia sono:
|
Il metodo degli aggiustamenti |
consiste nel permettere al
soggetto di aumentare direttamente e a suo piacimento il livello dello
stimolo finché il soggetto stesso lo esperisce. Questo metodo non è preciso. |
|
il metodo degli stimoli
costanti. |
Un operatore determina
l'intensità degli stimoli che vengono via via somministrati al soggetto, il
quale, per ognuno degli stimoli, deve riferire se lo ha esperito oppure no.
Si è deciso di stabilire, per convezione, come soglia assoluta l'intensità
che ha il 50% di probabilità di essere percepita. (in psicoacustica il 71%). |
Per soglia
differenziale si intende la differenza minima di intensità che uno stimolo deve
avere da un altro affinché vengano percepiti come diversi. I metodi
sperimentali usati per studiarla sono simili a quella della soglia assoluta e
come essa è definita come la differenza fisica che viene percepita il 50% delle
volte e prende anche il nome di JND. Fin dai primi studi fu chiaro che i nostri
recettori hanno una JND più bassa alle basse intensità e più alta alle alte
intensità. Intuitivamente lo si può notare anche dal fatto che percepiamo
facilmente la differenza di intensità tra il rumore di un ufficio un poco
affollato e un aspirapolvere (corrispondenti rispettivamente a 60 e 80 dB)
piuttosto che di un martello pneumatico a 2 m e la musica in discoteca
(corrispondenti rispettivamente a 100 e 120 dB). Ne segue che nell’ascolto
ad alto volume la sensazione di dettaglio diminuisce. Nel primo caso
notiamo una certa differenza che in termini fisici è di 20 dB, mentre nel
secondo caso difficilmente potremo notare una differenza sostanziale (che
rimane pur sempre di 20 dB). Allo stesso modo, la differenza di peso tra un
bicchiere di carta vuoto e uno contenente una moneta da 2 € è percepita come
maggiore di quella tra un bicchiere con 10 monete da 2 € e uno con 11 monete da
2 € (eppure la differenza fisica tra le due situazioni sperimentali è sempre pari
al peso di una moneta da 2 €).
Nel
1834 Ernst Weber notò che
|
|
ovvero la JND è direttamente
proporzionale all'intensità I dello stimolo iniziale; k è una costante di
proporzionalità i cui valori variano a seconda del tipo di stimolo. |
Ad esempio
per la pesantezza, k è pari a circa 0,02: quindi la JND per un peso di 50 gr è
pari a 0.02 volte 50 gr, cioè 1 gr, mentre per un peso di 500 gr la JND risulta
uguale a 10 gr.
Successivamente
Gustav Fechner proseguì il ragionamento partendo da una formula simile a quella
di Weber.
|
|
dove |
Il termine
non ha lo stesso significato della JND.
Infatti,
indica solo la differenza percepita tra i due
stimoli, non la differenza minima che può essere percepita. Integrando
entrambi i membri della [1] si ottiene che
![]()
dove
è la costante arbitraria di integrazione.
È possibile determinare lo stato
iniziale dello stimolo, ovvero il livello di stimolo tale che la percezione
risulta nulla, ponendo
ed ottenendo così:
![]()
da cui risulta l'espressione
formale della legge di Weber-Fechner:
|
|
legge di Weber-Fechner |
Da questa
formula si evince che l'intensità esperita è proporzionale al logaritmo del
rapporto tra l'intensità dello stimolo
e quello dello stimolo
.
In modo intuitivo questa formula significa che l'intensità esperita varia a
seconda del rapporto tra gli stimoli e che più il rapporto è grande, meno
velocemente la soglia differenziale aumenta.
Nel 1956,
Stanley Smith Stevens cercò di studiare e di quantificare la soglia
differenziale attraverso il metodo della stima di grandezza. Ossia, il
ricercatore somministrava uno stimolo (ad esempio un suono) e ne comunicava
l'intensità al soggetto sperimentale (ad esempio l'intensità era pari a 20).
Successivamente il ricercatore somministrava altri stimoli ad intensità diverse
e chiedeva al soggetto di stimarne l'intensità per confronto con quella del
primo stimolo. Il soggetto quindi rispondeva 10 (seguendo l' esempio qui
proposto) se esperiva un'intensità dimezzata rispetto a quella del primo
stimolo, mentre rispondeva 40 per una intensità doppia. Facendo poi una media
delle risposte di molti soggetti alle varie intensità, Stevens formulò una
legge:
|
|
Legge della potenza di Stevens (di natura statistica) dove S è il giudizio sensoriale
del soggetto, I l'intensità dello stimolo e k una costante che dipende
dall'unità di misura scelta. |
Al variare
di b, si ottengono differenti curve a seconda del tipo di stimolo somministrato.
Nel caso in cui b è uguale a -1, le relazioni tra intensità e sensazione
diventa quella della legge di Weber-Fechner. Ma la legge di Stevens permette di
includere in un'unica legge, gli andamenti Sensazione/Intensità di altri
stimoli: se b è uguale a 1, la sensazione è direttamente proporzionale
all'intensità, come accade nel caso della lunghezza apparente; se b è maggiore
di 1, il giudizio sensoriale del soggetto, al cresce dell'intensità, aumenta
sempre più velocemente, come accade per la scossa elettrica (cioè si ha un
andamento opposto rispetto a quello postulato dalla legge di Weber-Fechner).
Da quanto detto fin qui risulta
che la sensazione può essere stimata (non misurata ma stimata).
A questo
punto vale la pena ricordare la differenza tra una grandezza monodimensionale
(rappresentabile in una scala per esempio da 1 a 10) e una grandezza
multidimensionale (come lo spettro dove, per esempio, non si può dire che lo
spettro di un violino sia maggiore o minore di quello di un pianoforte….). Di
questo di deve tenere conto quando si confronta il timbro dei suoni.
|
Una
volta catturato a livello di sensazione, lo stimolo fisico è pronto per
essere elaborato attraverso il
processo della percezione. |
Nota di MB: in elettroacustica
contano soltante stimolo e sensazione. Percezione, emozione e sentimenti sono
soggettivi e privati. Tenerne conto non è solo inutile ma anche dannoso.
La percezione
è il processo psichico che opera la sintesi dei dati sensoriali in forme dotate
di significato. Gli assunti allo studio della percezione variano a seconda
delle teorie e dei momenti storici. Se ne è occupata anche la filosofia, la
psicologia associazionista e la Gestalt. Oggi il cognitivismo sostine che “la
percezione è l’unico mezzo di conoscenza” (questa cosa, che chi scrive spera di
aver mal interpretato, è contraria all’esperienza, nega la validità del metodo
e confonde l’oggetto della conoscenza con la conoscenza dell’oggetto). Finchè ci
si otinerà a prendere per buoni gli assiomi di questa o quella dottrina, la via
alla comprensione sarà preclusa.
Per
curiosità riportiamo quello che si legge in letteratura facendo presente al
lettore che quanto segue esula dal principio di semplicità.
È possibile
operare una prima distinzione tra
|
la sensazione legata agli
effetti immediati ed elementari del contatto dei recettori sensoriali con i
segnali provenienti dall'esterno e in grado di suscitare una risposta |
|
la percezione che corrisponde
all'organizzazione dei dati sensoriali in un'esperienza complessa ovvero al
prodotto finale di un processo di elaborazione dell'informazione sensoriale
da parte dell'intero organismo. |
Prima di
esporre le varie teorie che si sono occupate della percezione, è opportuno
comprendere i processi che ne stanno alla base. Tali processi sono di due tipi:
la categorizzazione e l'identificazione.
|
Passo 1:
Categorizzazione |
La categorizzazione è il processo
mediante il quale assegniamo un oggetto a una categoria (un elemento ad un
insieme -> concetto di insieme, proprietà di appartenenza). Ad esempio, un
oggetto di forma tondeggiante, liscio e con un picciolo in mezzo fa parte
della categoria frutta. |
|
Passo 2: Identificazione |
Assegnata la categoria dobbiamo
"identificare l'oggetto", ovvero dargli un nome. L'oggetto liscio e
tondeggiante col picciolo in mezzo si chiama mela (processo di
identificazione.) |
La
categorizzazione e l'identificazione richiedono processi cognitivi elevati,
come ad esempio tutto ciò che sappiamo sull'oggetto, le impressioni che ci
siamo fatti su di esso, ecc. (si immagini per esempio il riconoscimento del
suono di un particolare strumento).
Ci sono due tipi di stimoli che
noi usiamo per crearci la nostra rappresentazione percettiva degli oggetti:
|
stimolo prossimale |
è quello stimolo da cui noi
dobbiamo ricavare informazioni per arrivare allo stimolo distale. |
|
stimolo distale |
ciò che noi percepiamo, la
presenza fisica dell'oggetto. (Nota di MB: la presenza fisica dell’oggetto non è
condizione necessaria per la sua percezione: esistono le illusioni) |
Il fatto che la mela sia rotonda,
che abbia il picciolo in mezzo etc., fanno tutti parte dello stimolo
prossimale, perché grazie a queste informazioni si arriva a capire che quella è
una mela, quindi allo stimolo distale. In sintesi, il processo della percezione
richiede che il sistema percettivo ricopi le informazioni contenute nello
stimolo prossimale per crearsi la rappresentazione percettiva dell'oggetto, o
stimolo distale.
Questo passaggio non avviene
sempre in modo corretto: quando il sistema percettivo commette degli errori
sperimentiamo quelle che chiamiamo illusioni. Una illusione è una
rappresentazione sbagliata che noi ci siamo fatti di un oggetto. Quando
qualcosa è freddo può sembrare bagnato. Questo è un esempio di illusione. Fonte: "Daniel levitin", "Foundations
of cognitive psychology".
Vi sono due processi fondamentali
che il sistema percettivo mette in atto per arrivare allo stimolo distale:
|
bottom-up |
quando la rappresentazione
percettiva dell'oggetto è guidata dalle sue caratteristiche |
|
top-down |
quando la rappresentazione
percettiva è guidata dalle esperienze passate dell'individuo, ad esempio da
tutto quello che io conosco sull'oggetto |
Nota di
MB: Se la Teoria degli Insiemi e la Teoria dei Sitemi fossero note, non si parlerebbe
di stimoli prossimali e distali ma di “riconoscimento di sistemi” che avvengono
attraverso il riconoscimento degli elementi dell’insieme di supporto, il
riconoscimento delle relazioni tra gli elementi dell’insieme di supporto ed il
riconoscimento di un isomorfismo tra l’oggetto percepito e la sua rappresentazione
presente in memoria.
La Teoria
degli Insiemi è nata con Cantor nel 1876 circa ed è stata sviluppata negli anni
successivi. Dal 1960 è parte dei programmi ministeriali della scuola pubblica
italiana. Von Neumann potè stabilire che la meccanica Quantistica di Heisemberg
e quella di Schroedinger erano equivalenti in quanto rappresentavano due spazi
di Hilber tra loro isomorfi. L’isomorfismo è quindi noto dalla prima metà del
XX secolo (almeno 60 anni).
Teoria
della Percezione
Nota di MB: La Gestal deve essere
rivista criticamente perché alcune cose hanno senso, altre sono proprio
sbagliate.
La Gestalt, mediante un approccio
fenomenologico alla percezione, canonizza una serie di leggi percettive
indipendenti dall'esperienza esterna (quindi non legate a fenomeni di
apprendimento) e presenti sin dalla nascita.
Queste leggi analizzano
l'organizzazione figurale prendendo in considerazione la separazione della
figura dallo sfondo (attraverso il colore, la densità, la trama, il contorno).
Max Wertheimer, il padre della psicologia della Gestalt, ipotizzò le
seguenti leggi:
Altri studi, sempre afferenti alla
psicologia gestaltista, si sono occupati di postulare le leggi generali volte a
sintetizzare più elementi in un'unica percezione globale:
Altri studi si sono invece occupati
di determinare gli elementi figurali utilizzati per la percezione della terza
dimensione. Essa risulta infatti legata alla percezione del movimento. I
principali indicatori identificati sono:
Le leggi della percezione sono
dette autoctone ritenute innate e non frutto dell'apprendimento, anche se si è
visto che esiste una progressione evolutiva nella elaborazione delle
percezioni. Fin dai primi mesi il neonato è in grado di riconoscere i colori e
le forme (in particolare la figura umana), ma solo più tardi acquisterà la
"costanza percettiva", ossia la capacità di collegare una forma o
figura già conosciuta, con una diversa in cui riconosce caratteristiche di
somiglianza (ad es. una statua viene associata ad una persona).
|
Supponiamo di ascoltare
un’orchestra: i vari strumenti vengono riconosciuto come figure separate
dallo sfondo. Affinché ciò avvenga il suono deve possedere l’attributo detto
Chiarezza. Grazie all’ascolto critico (ascolto intenzionale) possiamo
concentrarci e “sentire” un singolo strumento. Anzi: sentiamo sempre una
“cosa” alla volta. |
Altre
Teorie della Percezione
Il modello di Hermann Helmholtz
sottolinea l'importanza dell'esperienza nella percezione, enfatizzando il ruolo
dei processi mentali nell'interpretazione degli stimoli. Gli stimoli eccitano
il sistema nervoso e così il soggetto, in base alle sue esperienze passate
sull'oggetto (le sue conoscenze e le sue memorie) può sviluppare quelle che
Helmholtz chiama "inferenze (ipotesi) inconscie".
Helmholtz suddivide il processo
percettivo in due stadi:
Nella teoria di Helmholtz sono
presenti i precursori di quello che in seguito sarà definito come
"costruttivismo cognitivo" applicato alla percezione, basato sul
presupposto che "i processi cognitivi coinvolgono quelle che si chiamano
inferenze induttive, o problem solving intelligenti". In pratica, secondo
il costruzionismo cognitivo, i processi percettivi tentano di "costruire
una descrizione che meglio si adatta alla situazione, usando ad esempio i
contesti percettivi dello stimolo".[1]
Secondo tale teoria la percezione
non è niente di più che l'immediata ricezione dell'informazione. Questo
approccio apparve in forma "embrionica" nel libro di Gibson "La
percezione del mondo visuale".
Mentre in Europa si sviluppava la Gestalt,
incentrandosi, attraverso le sue leggi universali, sugli elementi
fenomenologici del percetto, negli Stati Uniti prendeva piede dagli anni 50 il
paradigma del New Look of Perception.
Tra i maggiori esponenti di questi
studi è possibile ricordare Jerome Bruner. Con questa scuola acquisisce
l'importanza, del tutto trascurata dall'approccio della Gestalt, delle
attività e del valore (personale e sociale) dell'oggetto percepito. Le forme,
non più innate, sono ancorate ai bisogni e agli scopi degli individui (in
sostanza dollari come ci si può aspettare da ogni buon americano). I valori e i
bisogni personali diventano elementi chiave attraverso cui strutturare il
processo percettivo. Oggetti e simboli ritenuti significativi dalla persona
possono essere percepiti in maniera distorta, e dissonanti dall'approccio
fenomenologico della percezione portato avanti dalla Gestalt.
Moderne Teorie della Percezione
da Wikipedia,
l'enciclopedia libera.
Nota di MB: in elettroacustica
contano soltante stimolo e sensazione. Percezione, emozione e sentimenti sono
soggettivi e privati. Tenerne conto non è solo inutile ma anche dannoso.
Nota: essendo sostanzialmente soggettive le emozioni non
possono essere prese come riferimento per la riproduzione HiFi di programmi
musicali.
Le emozioni
sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a
stimoli interni o esterni, naturali o appresi.
In termini evolutivi, o
darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la
reazione dell'individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta
immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi
cognitivi ed elaborazione cosciente.
Le emozioni rivestono anche una
funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni
psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie
modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli
stati d'animo.
Secondo la teoria centrale di
Cannon-Bard,[1][2] lo stimolo emotigeno, che può essere un evento,
una scena, un'espressione del volto o un particolare tono di voce, viene elaborato
in prima istanza dai centri sottocorticali dell'encefalo, in particolare
l'amigdala che riceve l'informazione direttamente dai nuclei posteriori del
talamo (via talamica o sottocorticale) e provoca una prima reazione autonomica
e neuroendocrina con la funzione di mettere in allerta l'organismo. In questa
fase l'emozione determina quindi diverse modificazioni somatiche, come ad
esempio la variazione delle pulsazioni cardiache, l'aumento o la diminuzione
della sudorazione, l'accelerazione del ritmo respiratorio, l'aumento o il
rilassamento della tensione muscolare.
Lo stimolo emotigeno viene contemporaneamente inviato dal talamo alle cortecce
associative, dove viene elaborato in maniera più lenta ma più raffinata; a
questo punto, secondo la valutazione, viene emessa un tipo di risposta
considerata più adeguata alla situazione, soprattutto in riferimento alle
"regole di esibizione" che appartengono al proprio ambiente
culturale. Le emozioni, quindi, inizialmente sono inconsapevoli; solo in un
secondo momento noi "proviamo" l'emozione, abbiamo cioè un
sentimento. Normalmente l'individuo che prova una emozione diventa cosciente
delle proprie modificazioni somatiche (si rende conto di avere le mani sudate,
il battito cardiaco accelerato, etc.) ed applica un nome a queste variazioni
psicofisiologiche ("paura", "gioia", "disgusto",
ecc.).
Si possono tuttavia avere delle reazioni emotive, delle quali però si è
inconsapevoli, anche in assenza di modificazioni psicofisiologiche, come è
stato proposto dal neuropsicologo Antonio Damasio, attraverso i circuiti del
"come se"[3]. Si può inoltre avere una reazione
psicofisiologica ma non essere in grado di connotarla con una etichetta
cognitiva, come nel caso dell'alessitimia.
Replicando gli studi compiuti da
Charles Darwin nel libro pionieristico "L'espressione delle emozioni negli
uomini e negli animali" (1872), lo psicologo americano Paul Ekman ha
confermato che una caratteristica importante delle emozioni fondamentali è data
dal fatto che vengono espresse universalmente, cioè da tutti in qualsiasi
luogo, tempo e cultura attraverso modalità simili[4]. Come
suggerisce il titolo del libro di Darwin, anche gli animali provano emozioni:
hanno circuiti neurali simili, hanno reazioni comportamentali simili e le
modificazioni psicofisiologiche da essi sperimentate svolgono le stesse
funzioni. Allo stato attuale non è possibile affermare che gli animali provino
anche i sentimenti, perché ciò richiederebbe che abbiano una forma di
coscienza. Ekman, ha analizzato come le espressioni facciali corrispondenti ad
ogni singola emozione interessino gli stessi tipi di muscoli facciali e allo
stesso modo, indipendentemente da fattori quali latitudine, cultura e etnia.
Tale indagine è stata suffragata da esperimenti condotti anche con soggetti
appartenenti a popolazioni che ancora vivono in modo "primitivo", in
particolare della Papua Nuova Guinea.
L'emozione ha altresì effetto
sugli aspetti cognitivi: può causare diminuzioni o miglioramenti nella capacità
di concentrazione, confusione, smarrimento, allerta, e così via. Il volto e il
linguaggio verbale possono quindi riflettere all'esterno le emozioni più
profonde: una voce tremolante, un tono alterato, un sorriso solare, la fronte
corrugata indicano la presenza di uno specifico stato emotivo.
Il neonato evidenzia tre emozioni
fondamentali che vengono definite "innate": paura, amore, ira.
Entro i primi cinque anni di vita manifesta altre emozioni fondamentali quali
vergogna, ansia, gelosia, invidia.
L'evoluzione delle emozioni consente al bambino di comprendere la differenza
tra il mondo interno ed esterno, oltre a conoscere meglio se stesso.
Dopo il sesto anno di età, il bambino è capace di mascherare le sue emozioni e
di manifestare quelle che si aspettano gli altri da lui.[5]
A questo punto dello sviluppo il bambino deve imparare a controllare le
emozioni, soprattutto quelle ritenute socialmente non convenienti, senza per
questo indurre condizioni di disagio psicofisico.[6]
Le emozioni primarie, secondo una
recente definizione di Robert Plutchik[7] sono otto, divise in
quattro coppie:
Altri autori hanno tuttavia
proposto una diversa suddivisione.
Secondo vari autori, dalla
combinazione delle emozioni primarie derivano le altre (secondarie o
complesse):
L' alessitimia è l'incapacità o l'impossibilità di percepire,
descrivere e verbalizzare le proprie o le altrui emozioni.