Potenza Acustica, Efficienza, Sensibilità degli
Altoparlanti Dinamici
di Mario
Bon
Glossario essenziale: da “Altoparlante” a “Xmax”
Parte Prima: La potenza (meccanica, acustica,
elettrica, ecc.)
Parte Seconda: Efficienza dell’ altoparlante
dinamico
Parte Terza: La misura della sensibilità
Parte Quarta: Altoparlante Equivalente
Parte Quinta: Valutazione del Rendimento di un
generico sistema di altoparlanti.
Appendici: #1 #2 #3
Parte Seconda: Efficienza dell’ altoparlante
(dinamico)
Profondamente
rivisto 1 dicembre 2015 – ultima
revisione 30/05/2018
I calcoli
sono stati controllati e sono corretti (con le ipotesi assunte)
Rendimento e Sensibilità
La sfera
pulsante ideale
Rendimento
secondo Beranek
Rendimento
dell’altoparlante dinamico in letteratura
Calcolo del
rendimento (con meno semplificazioni)
Calcolo del
rendimento meccanico e del rendimento acustico
Calcolo del
rendimento (alternativo)
|
Prendiamo un woofer in cassa chiusa. Supponiamo che l’SPL prodotto con 1 Watt a 60 Hz sia di 90 dB e scenda a 82 dB a 30 Hz. Quale è l’efficienza di questo woofer? Nella
regione dove DI=0dB avremo, a 60 Hz, circa 1.2% e, a 30 Hz circa 0.19%. L’efficienza
è 1.2% o 0.19%? Se consideriamo che abbiamo alimentato l’altoparlante con 2
Watt e abbiamo ottenuto 0.0139 Watt acustici, il rendimento vale 0.695% (poco
più della metà di 1.2%). Facciamo
un altro esempio. Un altoparlante viene alimentato con un watt di rumore rosa
con banda passante di 3 decadi. La potenza acustica prodotta, per motivi che
non indaghiamo, è rigorosamente limitata a una decade e vale 0.18 Watt
acustici. Quanto vale il rendimento?
Se la potenza acustica fosse spalmata su 3 decadi il rendimento
sarebbe 0.18/1 = 18% ma siccome abbiamo immesso potenza su 3 decadi e ne
abbiamo ottenuta su una sola decade, il rendimento è un terzo di quanto
calcolato ovvero 6%. Se
avessimo immesso rumore rosa su 5 decadi il rendimento sarebbe stato del
3.6%. O ci si mette d’accordo su come calcolare il rendimento o tanto vale tirare a indovinare. |
Rendimento
e Sensibilità
In inglese efficienza e rendimento si traducono allo stesso modo con “efficiency”. In italiano sono sinonimi,
Il generale l’efficienza o Rendimento, di un qualsiasi processo che produca lavoro, è il rapporto tra la potenza_attiva_ottenuta e la potenza_attiva_consumata per ottenerla. Anche Beranek si attiene a questa definizione (Acoustic Measurements – pag 672) tranne poi sostituire la potenza elettrica con la “available power” (potenza disponibile) e ipotizzare, per la misura, la disponibilità di un generatore di potenza costante. Per calcolare il rendimento è essenziale conoscere con precisione la potenza attiva utilizzata e, nel caso di un altoparlante, basta misurare l’impedenza elettrica (dell’altoparlante) e misurare la tensione presente ai suoi capi durante la misura. Se poi, per la misura, si utilizza un amplificatore con fattore di smorzamento alto (>100) e cavi di sezione adeguata, la cosa è più semplice perché si può fare a meno di misurare la tensione ai capi dell’altoparlante (che risulterà praticamente costante). Di solito il rendimento si esprime in parti per cento ed è sempre minore del 100%. Se il rendimento non è espresso in % allora vale meno di uno.
|
Per il Secondo Principio
della Termodinamica nessun dispositivo (attivo o passivo) può avere un
rendimento maggiore o uguale al 100% (creerebbe energia dal nulla). |
Le “macchine” con il rendimento più alto sono i trasformatori elettrici che sono dispositivi passivi senza parti in movimento (rendimento anche superiore 99%). La macchina termica con il rendimento più elevato è la macchina di Carnot. Per i dettagli si veda un buon testo di termodinamica (per es. “Termodinamica” scritto da Enrico Fermi – edizioni Bompiani). Anche una tromba è un dispositivo passivo senza parti in movimento e infatti il suo rendimento è molto elevato: almeno nel range ottimale di funzionamento, tutta la potenza acustica immessa nella gola esce dalla bocca (anche se non tutta assieme….). Dalla bocca della tromba non può uscire una quantità di potenza acustica maggiore di quella che è entrata nella gola.
|
Il
rendimento e la sensibilità sono due cose diverse e non devono essere
confuse. |
La sensibilità
di un sistema di altoparlanti è il livello SPL che questo produce in campo
libero, sull’asse privilegiato di radiazione, misurato in campo lontano e
riferito ad un metro di distanza, quando si applichi, al suo ingresso, uno
stimolo di tensione pari 2.83 Vrms. Lo stimolo può avere qualsiasi “forma”
dalla sinusoide al rumore rosa: l’importante è che il valore RMS sia di 2.83
Volt (la radice di 8).
La
sensibilità quindi è riferita alla tensione efficace in ingresso e non alla
potenza elettrica assorbita dal sistema (la sensibilità è indipendente dalla
impedenza elettrica). In più la sensibilità viene misurata in un punto
particolare (sull’asse privilegiato) mentre la potenza risulta dall’integrale
dell’intensità esteso ad una superficie chiusa che circonda la sorgente (per
semplicità si sceglie una sfera di raggio opportuno con la sorgente al centro).
Dato che la potenza acustica irradiata non dipende dalla distanza dalla
sorgente, si esegue il calcolo nel campo lontano dove l’impedenza specifica di
radiazione è costante e vale rc. Per
collegare la potenza acustica alla risposta in frequenza (e quindi alla
sensibilità in asse in funzione della frequenza) sono stati definiti il fattore
di direttività Q e l’indice di direttività DI (Directivity Index). L’indice
di direttività DI non va confuso con la distorsione integrale DI. Quindi per
calcolare l’SPL prodotto da un dispositivo basta conoscere la potenza a custica
prodotta e il fattore di direttività.
Il rendimento di un sistema di altoparlanti è definito come il rapporto tra la potenza_acustica_attiva prodotta (PA) e la potenza_elettrica_attiva (PE) assorbita per produrla. Si devono prendere le parti reali delle due potenze. Un altoparlante (di qualsiasi tipo) esegue due trasformazioni:
- da stimolo elettrico a movimento meccanico
- da movimento meccanico a variazione di pressione (suono).
Rendimento
acustico = (Rendimento elettro-meccanico) x
(Rendimento meccanico-acustico)
L‘amplificatore ha una sua impedenza
interna e il trasferimento di energia dall’amplificatore al carico dipende
anche da questa impedenza. Per semplificare supponiamo che l’amplificatore sia
un generatore di tensione ideale (per es. con fattore di smorzamento FS >
100). Per calcolare il rendimento di un altoparlante è essenziale
conoscerne tutti i parametri elettrici, meccanici ed acustici che lo
caratterizzano.
Valori tipici di efficienza |
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|
Rendimento
di un altoparlante per HiFi |
tipicamente
basso anche minore del 1% |
|
Rendimento
di un altoparlante per uso professionale |
tipicamente
compreso tra 3 e 6%, massimo 8% (woofer). I driver a compressione raramente
superano il 15%. |
|
“Efficienza”
di un altoparlante caricato a tromba |
Dipende
da come è calcolato. Troppo spesso si confonde il rendimento massimo
rendimento meccanico con il rendimento acustico. |
Per quanto
riguarda la tromba il termine efficienza è stato virgolettato perché “l’efficienza”
di un altoparlante caricato a tromba non viene calcolata in modo conforme alla
definizione data tanto è vero che in letteratura si legge di sistemi a tromba
che raggiungono “efficienza” del 40 e anche 50% (!).
La sfera pulsante ideale
Quando una sfera pulsante produce un
Watt acustico in campo libero, si misurano, ad un metro di distanza, 109.2 dB
SPL (spesso arrotondati a 109 dB). Se, sempre nel caso ideale, la sfera
pulsante assorbisse un Watt elettrico, il suo rendimento sarebbe del 100%
(ipotizzando un carico acustico infinito). Vediamo, nella tabella che segue, di
quanto si riduce l’SPL prodotto dalla sfera al diminuire dell’efficienza.
|
SPL in dB Sfera Spazio
intero |
Angolo
solido In
steradianti |
Rendimento In % |
Relazione tra SPL, prodotto a un metro, e rendimento di una sfera pulsante nello spazio libero Per
quanto riguarda il pistone rigido su parete infinita la potenza acustica
viene emessa per metà su un lato e per metà sull’altro (indicato con 2p+2p). k =
numero d’onda a =
raggio del pistone In genere
il valore di 109.2 dB viene arrotondato a 109 (0.2 dB è spesso inferiore
all’errore di misura). |
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109.2 |
4p o 2p+2p |
100 |
|
|
106.2 |
4p o 2p+2p |
50 |
|
|
103.2 |
4p o 2p+2p |
25 |
|
|
100.2 |
4p o 2p+2p |
12.5 |
|
|
99.2 |
4p o 2p+2p |
10 |
|
|
97.2 |
4p o 2p+2p |
6.25 |
|
|
94.2 |
4p o 2p+2p |
3.125 |
|
|
93.2 |
4p o 2p+2p |
2.52 |
|
|
91.2 |
4p o 2p+2p |
1.5625 |
|
|
90.2 |
4p o 2p+2p |
1.26 |
|
|
89.2 |
4p o 2p+2p |
1 |
|
|
88.2 |
4p o 2p+2p |
0.78125 |
|
|
85.2 |
4p o 2p+2p |
0.390625 |
Il primo
dato da notare è che una sfera pulsante ideale, che irradia su spazio intero,
non è in grado di produrre più di un Watt acustico con un Watt elettrico in
ingresso. Per farlo dovrebbe possedere un
rendimento superiore al 100% cosa impedita da Secondo Principio della
Termodinamica (che vale per qualsiasi dispositivo reale macroscopico comprese
le sorgenti acustiche).
Dalla
tabella si evince che una sfera pulsante che produce 89.2 dB a un metro
(alimentato con un Watt elettrico)
possiede un rendimento pari all’1%. Se
al posto di una sfera pulsante consideriamo un pistone rigido su parete
infinita (di pari spostamento volumetrico) che emette complessivamente 1 Watt
acustico (mezzo Watt per ogni semispazio), la tabella non cambia tranne per il
fatto che al posto di 4p è stato
scritto 2p+2p intendendo
che metà potenza viene irradiata in un semispazio e l’altra metà nell’altro.
Consideriamo
ora un altoparlante montato in cassa chiusa:
|
Metà
della potenza acustica emessa viene “imprigionata” all’interno del cabinet |
Questo
riduce il rendimento alla metà perché mezzo Watt acustico non viene
utilizzato. |
|
Il
massimo trasferimento di energia si ottiene quando l’impedenza della sorgente
è pari all’impedenza del mezzo (aria) |
Al
massimo viene trasferita sul carico metà della potenza disponibile. Questo
riduce la potenza acustica di un’altra metà (Teorema del Massimo Trasferimento
di Energia). |
Ne segue
che la massima efficienza per un woofer montato in cassa chiusa non può
raggiungere il 25%. Lo stesso vale per qualsiasi sorgente assimilabile ad un pistone
caricato da una cassa chiusa (per esempio un driver a compressione
indipendentemente dal rapporto di compressione).
Per
ottenere il 25% di rendimento il woofer dovrebbe avere: massa tendente a zero,
costante elastica nulla (complicanza infinita) e massa di carico infinita (SD
infinita). L’unico parametro libero resta il fattore i forza. Si tratta
evidentemente di un caso ideale (trattato anche da Keele in modo leggermente
diverso ma con lo stesso risultato).
|
Ne segue
che qualsiasi sorgente caricata da un volume posteriore chiuso presenta un
rendimento minore del 25%. |
Il sistema
reflex è un sistema “ad inversione per risonanza”. In pratica una parte della
potenza acustica prodotta dalla faccia del pistone che guarda all’interno del
cabinet viene invertita in fase e sommata alla radiazione principale. In tal
modo, in un intorno della frequenza di accordo del reflex, il rendimento
aumenta. Al di sotto della risonanza, tuttavia, il sistema si comporta come un
dipolo e la potenza acustica prodotta diminuisce (e con essa il rendimento).
Oltre la frequenza di accordo il rendimento del sistema reflex non differisce
da quello della cassa chiusa.
Quindi il
sistema reflex è più efficiente rispetto alla cassa chiusa solo in
corrispondenza di un limitato intervallo di frequenze nell’intorno della
frequenza di risonanza mentre, al di sotto, è meno efficiente quindi possiamo
tenere come riferimento il rendimento dell’altoparlante in cassa chiusa.
Rendimento
secondo Beranek
Beranek (Acoustic Measurements – pag 672) invece di calcolare il rendimento rispetto alla potenza elettrica applicata, definisce la “Available Power Efficiency” (efficienza con la potenza disponibile) e fornisce questa espressione:
Available Power Efficiency =100. Iax Ssfera /(Q Was) = 100. (Iax Ssfera /Q)(1/ Was) espresso in %
Iax = intensità acustica misurata a distanza x
Ss = superficie di una sfera a distanza x
Q = fattore di direttività della sorgente misurata a distanza x
Was= potenza elettrica “disponibile”
Wele = Eg2/Zele potenza elettrica effettivamente assorbita
Questo “trucco” gli consente di calcolare la parte reale della sola potenza acustica per ottenere il rendimento (infatti l’impedenza del dispositivo viene considerata costante). Questo non è il rendimento. Poniamoci alla distanza di un metro. La superficie di una sfera di raggio pari ad un metro vale 4p. Al posto di Was mettiamo la potenza elettrica effettivamente assorbita Wele . Il rendimento diventa
Rendimento complesso =100. (Iax 4p /Q) (1/Wele) in %
Dal momento che Iax 4p /Q è la potenza acustica prodotta dalla sfera, questa espressione coincide con il rendimento se si prende la parte reale di Wele. Risulta:
Rendimento =100 Re[Iax 4p /Q] / Re[Wele] …………….. in %
Dove Re[.] indica la parte reale
dell’argomento. Da questa ultima espressione si capisce la scelta di Beranek
che, pur di semplificare, dà una definizione di rendimento facile da calcolare.
La semplificazione dei calcoli, in ingegneria, ha senso perché, successivamente,
si applicano i “coefficienti di sicurezza”. Né Beranek né altri fanno cenno a
fattori di sicurezza né avrebbe senso applicarli. In realtà i calcoli possono e
devono essere fatti applicando le definizioni.
Rendimento dell’altoparlante dinamico
in letteratura
Abbiamo visto l’esempio di Beranek
che 60 anni fa non disponeva di computer e doveva farsi i conti con carta e
matita. In letteratura, il rendimento di un altoparlante dinamico è spesso
espresso come segue (si noti che al denominatore appaiono solo prodotti):
|
secondo Small e Thiele |
In questa espressione le
grandezze sono “quasi” ortogonali nel senso che il rapporto Mms/ Sd non può scendere, nella pratica, sotto un certo
limite (limite tecnologico). Lo stesso vale per il rapporto tra la lunghezza
del filo e la resistenza Re (Re/l è la resistività per metro del filo che si
annulla solo con i superconduttori a temperature criogeniche). Il campo B,
teoricamente, può essere grandissimo e portare il rendimento oltre al 100%. Si noti che, se Re o Mms vanno a
zero, il rendimento va all’infinito. Per tutti
questi motivi questa espressione è accettabile solo come approssimazione in
un limitato intervallo di frequenza. (vedere anche articolo 232 a “Maximun
Efficiency of Direct-Radiator Loudspeakers” di D. R. (Don) Keele Jr. 91^ AES
Convention ottobre 1991) |
|
|
Espressione
valida per un altoparlante in un semispazio e in centro banda (al di sopra
della risonanza ma dove ancora vale il modello di pistone rigido ka<<1). Questa
espressione, equivalente alla
precedente, è fuorviante perché fs,
Vas e Qes non sono tra loro ortogonali
In particolare sembra che il rendimento sia proporzionale a VAS
(volume equivalente). |
A parte il fatto che l’espressione
del rendimento dovrebbe essere, in generale, del tipo 1/(1+x) con x diverso da
zero, la seconda espressione del rendimento (qui sopra) dimostra la scarsa
attenzione posta alla ortogonalità delle grandezze che definiscono la stato di
un sistema. Questo è un limite metodologico ampiamente presente nella
letteratura anglosassone.
In letteratura la maggioranza degli
autori partono da un modello a parametri concentrati più o meno semplificato
come quello che segue.
|
Da “Loudspeaker
and Headphone Handbook” di J.Borwick- terza edizione – 2001 (leggermente
modificato) |
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|
|
Equivalente
elettrico dell’altoparlante dinamico su schermo infinito. Per l’impedenza di
radiazione è stato usata l’approssimazione proposta da Beranek (con due
resistori una capacità e una induttanza indipendenti dalla frequenza). Questo
modello a parametri concentrati trascura i break up della membrana. Cm, Mm e
Rm presentano, nella realtà, una certa dipendenza dalla frequenza e non sono
lineari. Anche Re
e Le dipendono dalla frequenza e andrebbero sostituite con un circuito più
accurato. |
.
|
Da “Loudspeaker and Headphone Handbook” di
J.Borwick- terza edizione – 2001 |
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|
Il circuito equivalente riportato qui
sopra è semplificato ma sostanzialmente corretto. In particolare è valido
quando la massa dell’equipaggio mobile (Mms) è molto maggiore della massa di
carico che insiste sul diaframma. I calcoli sono molto semplificati (oggi i
calcoli li fanno i PC e non serve semplificare troppo). L’impedenza di
radiazione Rm viene calcolata per ka<<1 mentre l’espressione
della velocità è valida per frequenze superiori alla risonanza fondamentale
dell’altoparlante e per Rms trascurabile rispetto a jwMm. Ne segue che l’espressione
ottenuta è valida per un intervallo di frequenze molto ristretto e per
altoparlanti con risonanza bassa e fattore di merito meccanico elevato. Per un
woofer da 15” con SD= 900 cm2, ka=1 a 323 Hz e ka<<1
corrisponde a frequenza almeno inferiori a 62 Hz (cinque volte inferiore).
Siamo quindi in prossimità (o anche al di sotto) della risonanza dove
l’impedenza meccanica non è approssimabile con la sola massa. Quindi
l’espressione ottenuta da Borwick può essere valida per woofer di diametro
relativamente piccolo (per esempio 5” o 7”), con F0 bassa e Mms elevata mentre,
per woofer oltre i 12 pollici di diametro nominale, con massa ridotta, potrebbe
non essere valida a nessuna frequenza. L’espressione proposta non è sbagliata
ma si applica solo in casi particolari e può essere presa al massimo come
una stima.
|
Da “Loudspeaker and Headphone Handbook” di
J.Borwick- terza edizione – 2001 |
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Derivazione
dell’espressione identificata da K e usata J. Borwick nel calcolo del
rendimento.. Come si vede
viene utilizzata l’espressione dell’impedenza di radiazione valida per ka
<<1 (a=r è il raggio del
pistone). In
particolare Borwick considera i primi 3 termini dello sviluppo in serie
dell’impedenza di radiazione di un pistone ideale su parete infinita (si veda
oltre). |
.
|
|
|
La sfera pulsante, da cui si è
partiti, irradia su tutto la spazio mentre un pistone su schermo infinito
irradia su metà spazio. Infatti la parte reale dell’impedenza di radiazione del
pistone vale la metà di quella della sfera (almeno a bassa frequenza). |
Ulteriori relazioni
Quella che segue è l’espressione
della impedenza di radiazione di un pistone rigido ideale posto su una parete
infinita. Borwich considera i primi 3 termini
della serie di Bessel.
Sulla base delle definizioni di impedenza
di radiazione e di fattore di direttività date da Beranek, in questo
caso, si può esprimere il fattore di direttività Q in funzione della impedenza
di radiazione in asse. Questa espressione vale per un pistone su parete
infinita e quindi per una sorgente che irradia su mezzo spazio. In effetti,
utilizzando l’espressione valida a bassa frequenza fornita da Boewick, valida
per ka<<1, risulta Q=2.
Questa espressione è fondamentale
nella progettazione delle trombe perché determina la condizione per ottenere
una risposta in frequenza piatta in asse (per un dispositivo con una bocca a
sezione circolare).

Questa espressione del fattore di direttività
consente di ottenere l’espressione analitica dell’SPL in asse anche senza
conoscere l’impedenza di radiazione (che si semplifica). Questo è il calcolo in
dettaglio:

da cui, dividendo
per la pressione di riferimento e passando ai logaritmi si ottiene:

(nota 10log(rc/400) = 0.1389 e 10log(1/4p)=-10.99 quindi 120+0.1389-10.99 =109.14 arrotondato a 109.2 dB e spesso
arrotondato a 109 dB). Questo spiega anche perché la pressione di riferimento
sia stata scelta pari a 20 microPascal: (20 10-6)2 = 400
10-12 = rc 10-12.
Re[Zm] indica la parte reale di Zm
(impedenza di radiazione) mentre A è una costante che ingloba la correzione per
la velocità del suono e la densità dell’aria in funzione della temperatura.
Questa costante che vale circa 0.2 dB e di solito viene trascurata ma, nel
calcolo del rendimento è rilevante. Tutte le quantità che compaiono nella
espressione di SPL possono essere misurate direttamente in particolare
l’impedenza dell’altoparlante Ztot=Zes+Ze.
Ze può essere misurata bloccando la bobina mobile nel
traferro quindi Zes = Ztot-Ze.
Calcolo del rendimento (con meno
semplificazioni)
|
Nota: Nel
seguito si trascura l’effetto del riscaldamento di RE (resistenza dalla
bobina). Per tenerne conto basta sostituire RE con RE(1+aDT). Si considera anche che l’altoparlante sia
pilotato da un generatore ideale di tensione con fattore di smorzamento
infinito (Rg=0). Nella pratica basta che sia FS> 100. Il riscaldamento
della bobina mobile può dimezzare il rendimento (compressione termica) e
alterare in modo significativo i fattori di merito. L’elasticità
dell’altoparlante è tipicamente una “molla soffice” per cui la frequenza di
risonanza diminuisce all’aumentare dello spostamento. Questo fenomeno
(tipicamente non lineare) può essere inserito nel modello ma complica
notevolmente i calcoli. |
Partiamo
dal classico modello elettro-meccanico-acustico di un altoparlante dinamico a
diaframma piatto (pistone) e perfettamente rigido. Il modello del pistone è
valido finché la profondità del cono è piccola rispetto alla lunghezza d’onda
del suono prodotto. Per i dettagli si veda il glossario.
|
Profondità
del diaframma |
Frequenza
corrispondente in Hz |
Limite di
validità in Hz |
|
6 cm |
5733 |
5733/8=716 |
|
5 cm |
6880 |
860 |
|
4 cm |
8600 |
1075 |
|
3 cm |
11466 |
1433 |
|
2 cm |
17200 |
2150 |
|
1 cm |
34400 |
4300 |
Di norma il
limite imposto dalla condizione ka<<1 viene raggiunto prima del limite
imposto dalla profondità del cono motivo per cui non è necessario tenere conto
di quest’ultimo. Per esempio un woofer da 7” è profondo circa 2 centimetri e il
modello “pistone piatto” è valido fino a circa 2000 Hz mentre ka=1 si ottiene a
circa 850 Hz. Per i coni in carta c’è un altro limite dovuto all’effetto
coincidenza che determina una rottura nella regione compresa tra 500 e 700 Hz
(dove in genere si trova anche la risonanza del bordo esterno). A conti fatti
il modello semplificato non può essere esteso oltre i 700 Hz nemmeno per i
woofer da 5” (con cono in carta). Per gli altoparlanti con il cono in alluminio
(magari conoscendone il fattore di direttività) il modello può essere esteso a
frequenze più alte perché il primo break-up avviene oltre i 2 KHz.
|
Diametro nominale |
SD cm2 |
ka=0.1 |
ka=1 |
Limiti di validità ka<<1 Per
woofer di diametro crescente. Per un
18” il limite ka << 1 sarebbe raggiunto a 29Hz che spesso è inferiore
alla risonanza in aria. In genere
si accetta di estendere il limite di validità fino alla frequenza
corrispondente a ka=1 (accettando evidentemente un certo errore) |
|
5 pollici |
80 |
108 Hz |
1084 Hz |
|
|
5 pollici (Scan) |
95 |
100 Hz |
1000
Hz |
|
|
5
pollici (Seas) |
104 |
95
Hz |
951
Hz |
|
|
7
pollici (Seas) |
126 |
86
Hz |
864 Hz |
|
|
7 pollici (Scan) |
134 |
85 Hz |
851 Hz |
|
|
7 pollici (Scan) |
154 |
78 Hz |
782
Hz |
|
|
8
pollici |
220 |
65 Hz |
654 Hz |
|
|
10
pollici |
330 |
53 Hz |
534
Hz |
|
|
10
pollici |
363 |
51 Hz |
509
Hz |
|
|
12
pollici |
460 |
45 Hz |
452
Hz |
|
|
12
pollici |
508 |
43 Hz |
430
Hz |
|
|
15
pollici |
900 |
32 Hz |
323
Hz |
|
|
18
pollici |
1134 |
29 Hz |
288 Hz |

Zma contiene
una componete reattiva che equivale ad una massa. Tale massa appare, in prima
approssimazione, in serie a Mms e, essendo normalmente molto più piccola di
Mms, di solito viene trascurata (ma con un errore che arriva anche oltre il
10%). Più Mms è “piccola” è più l’errore diventa importante. Anche la
componente resistiva dell’impedenza di radiazione è piccola ma non può essere
trascurata perché è la responsabile della radiazione della potenza acustica. La
potenza acustica è quella dissipata sulla parte reale dell’impedenza di
radiazione presente nel modello. Il modello proposto, mutatis mutandis, vale
anche per un woofer in cassa chiusa: il carico dell’aria sulle due facce del
diaframma, in tal caso, è diverso e si deve aggiungere:
-
l’elasticità del volume del cabinet
-
le perdite (le perdite per conduzione sulle pareti sono
sempre presenti)
-
la massa di radiazione all’interno della cassa (sempre
presente tranne nel caso di in tubo di lunghezza infinita).
Oltre a
ciò si modifica anche l’impedenza di radiazione a causa delle dimensioni finite
del pannello frontale (ammesso se ne voglia tenere conto). Il rendimento
complesso si calcola come rapporto tra la potenza elettrica in ingresso (Eg)2/(Zes+Ze+Rg) e la potenza
erogata sull’ equivalente elettrico dell’impedenza di radiazione (Ea)2/Z
dove Z indica l’equivalente elettrico della impedenza meccanica di radiazione.
Per comodità usiamo la notazione di Dirac:
Pa =
<Ea|Ea>|Z> = <H(jw)Eg|H(jw)Eg>|Z> dove Z= SD2
Zaa/(BL)2 (quadrato della
velocità x impedenza di radiazione)
Pa = |Eg|2<H(jw)|H(jw)>|Z> = |Eg|2 |H(jw)|2 |Z>
Ne segue
che |Eg|2 si semplifica e scompare. Il fattore di forza (BL)2
è una costante e quindi può essere
“spostata” come più conveniente, in questo caso per trasformare una impedenza
elettrica nel suo equivalente meccanico. Otteniamo così l’espressione del
rendimento complesso funzione complessa della frequenza:
|Ea|2 SD2 Zaa /(BL)2 |H(jw)|2 SD2 Zaa
Rendimento(jw) = ----- -------------- =
------------------
|Eg|2 1/(Zes+Ze) Zm+(BL2/Ze)+SD2Zaa
SD2 Zaa
Rendimento(jw) = |H(jw)|2
------------------
Zm+(BL2/Ze)+SD2Zaa
considerando
che |H(jw)|2 è un modulo (quindi reale) è stato fattorizzato. Il
rendimento complesso non è il rendimento reale che calcoleremo poco oltre.
Si noti
che, dimensionalmente, Rendimento(jw) è il rapporto di impedenze meccaniche
moltiplicato per una funzione adimensionale e quindi è adimensionale (come deve
essere). È buona norma verificare la correttezza delle dimensioni delle
quantità calcolate come primo “test” di validità delle espressioni ottenute.
|
Al tendere di SD a infinito,
ovvero per superficie di radiazione infinita, il rendimento complesso tende a
|H(jw)|2 che è il modulo quadro di una funzione di trasferimento
normalizzata (la dimostrazione è triviale).
Anche |H(jw)|2 , per SD che tende a infinto, tende a uno
infatti; Zes Zm+(BL2/Ze)+SD2Zaa (BL2/Ze) H(jw) = ------
= ------------------ -> 1+
----------- Zes+Ze Zm + SD2Zaa Zm + SD2Zaa per SD che tende a infinito, il secondo addendo tende a zero. Quindi, per SD che tende a infinto, il rendimento tende ma non supera il 100%. H(jw) tende a uno anche quando Ze tende a zero ovvero quando l’altoparlante è eccitato da una corrente infinita. Gli infiniti, in fisica non sono ben visti perché non possono corrispondere a situazioni fisicamente realizzabili. |
Applicando
questo risultato ad una numero N di altoparlanti collegati in serie, si vede che
il rendimento, per N piccolo, cresce quasi come N mentre, per N grande,
tende asintoticamente a |H(jw)|2 (perché la superficie tende
a infinito).
|
Rendimento
complesso |
Per N
piccolo |
Per N
grande al denominatore resta solo N SD2Zaa |
|
|H(jw)|2 N2 SD2 Zaa ---------------------- NZm+N(BL2/Ze)+N2 SD2Zaa |
|H(jw)|2
N SD2 Zaa ------------------- Zm+(BL2/Ze)+N SD2Zaa |
|H(jw)|2
N SD2 Zaa ------------------=|H(jw)|2 N SD2Zaa |
Questo risultato
rispetta il Secondo Principio della Termodinamica e fornisce una espressione
consistente del rendimento complesso. Si noti che, per N grande, il rendimento
diventa una funzione reale.
Il rendimento che interessa
calcolare, tuttavia, è il rendimento reale per una sorgente che è dato dal
rapporto delle parti reali della potenza acustica e della potenza elettrica.
(Re[.] indica la parte reale).
Re[Pa] RE[SD2 Zaa]
Rendimento(w) = ------- = |H(jw)|2
----------------------
Re[Pe] Re[Zm+(BL2/Ze)+SD2Zaa]
|
Confrontiamo
la parte reale di un rapporto con il rapporto delle parti reali: a+ib aA + bB + i(aB+Ab) aA + bB Re[------]
= Re[------------------] = ------- A+iB A2+B2 A2+B2 Re[a+ib] a --------
= --- Re[A+iB] A Se B=b=0 le espressioni coincidono, ma
rielaboriamo la parte reale del rendimento complesso: aA +
bB Aa 1 +(bB/aA) a 1 + tg(a)tg(b) --------
= --- ------------ = ---
--------------- A2+B2 A2 1 + (B2/A2) A
1 + tg2(b) Con
evidente significato dei simboli. Ne segue che il rendimento complesso tende
al rendimento reale per -
b =0 (si veda Available Power
Efficiency di Beranek) -
a e b sono piccoli -
a=b -
Ricordiamo
die proprietà che torneranno utili nel seguito: 1 Z* Z Re[---] = Re[----] =Re[----] Z ZZ* |Z|2 (A B)*=
A* B* non
dovrebbe essere necessario ricordare che Re[Z*]=Re[Z] dove
l’asterisco indica il compresso coniugato. Per eseguire correttamente i
calcoli non serve molto di più. |
Re[A/B] è
diverso da Re[A]/Re[B] e il rendimento non coincide con la parte reale del
rendimento complesso tranne nei casi limite quando la parte immaginaria del rendimento
complesso di annulla. Non resta che fare i calcoli.
Una volta ottenuta una
espressione consistente del rendimento si potranno fare tutte le
semplificazioni che si desiderano:
-
se interessa il rendimento a bassa frequenza si può
trascurare la componente reattiva dell’impedenza della bobina mobile e
inglobare (BL)2/RE in Zm.
-
se la superficie di radiazione SD non è troppo grande si può
trascurate SD2Zaa al denominatore
-
se si cerca una soluzione rapida si trascurano l’elasticità
e le perdite resistive dell’altoparlante
-
se si vuole fare ancora prima si spara un numero a caso (e
molti lo fanno).
In questo
modo si ottengono i risultati riportati in letteratura che, è bene ripeterlo,
non sono “sbagliati” ma possono indurre all’errore perché non sono debitamente
descritte tutte le semplificazioni apportate e le loro conseguenze. In
particolare, come visto, risultano poco accurate proprio per quegli
altoparlanti di grande diametro che si vorrebbero il più efficienti possibile.
Altre considerazioni rilevanti si trovano nel supplemento della parte seconda
dove è spiegato quanto sia importante tenere conto dello spettro della potenza
elettrica dello stimolo applicato. Calcolare il rendimento ad una singola
frequenza non ha molto senso perché il valore ottenuto potrebbe essere la
conseguenza di un risonanza (e di solito lo è). Il rendimento va sempre
calcolato su una banda di frequenza (quella di effettivo utilizzo del
trasduttore).
Nel
calcolare il rendimento dei sistemi multiamplificati si deve tenere conto del
fatto che si utilizzano più amplificatori e più altoparlanti su bande di
frequenza diverse.
Calcolo del rendimento meccanico e
del rendimento acustico (separatamente)
Nel seguito si calcolano,
separatamente, il rendimento meccanico ed il rendimento acustico. Si parte
dalle definizioni.
Potenza meccanica = Lavoro/tempo =
<forza|velox>
(velox=velocità)
Potenza elettrica = Tensione* x
Corrente = <vin |iin>
Queste sono tutte grandezze
complesse (della variabile jw) e l’asterisco rappresenta il complesso
coniugato.
|
A quanti si trovino dubbiosi di
fronte a queste espressioni ed in particolare all’uso di grandezze complesse
coniugate ricordiamo questa nota a piè pagina che compare a pag 43 di
“Acoustics” di Beranek:
Traduzione: “La potenza media
erogata da un generatore elettrico ad un circuito è pari alla tensione
moltiplicata per la componente in fase della corrente. Questa potenza si può mostrare
essere uguale a Re(E*I), dove E e I sono rispettivamente i valori RMS di
tensione e corrente.” A parte questa nota, dove Beranek
dimostra di sapere di cosa sta parlando, il complesso coniugato non appare
più in tutto il libro. Questo dipende dal fatto che il testo di Beranek è un
testo dedicato ad un corso di primo livello e gli studenti americani, cui il
testo è rivolto, non conoscono la matematica complessa. Questo però non significa che non la si
debba utilizzare. |
La figura con i circuiti equivalenti
e poco più sopra. Riassumiamo le ipotesi che stanno alla base di questo
modello:
-
la
velocità dell’aria a contatto del diaframma è pari la velocità del diaframma
-
la
corrente è quella che effettivamente scorre nella bobina mobile
dell’altoparlante
-
l’altoparlante
possiede un diaframma piatto perfettamente rigido
-
se il
diaframma è conico la sua profondità è piccola rispetto alla lunghezza d’onda
riprodotta
-
l’altoparlante
è rappresentato con un modello a parametri concentrati
-
RE non
cambia con la temperatura
-
l’altoparlante
è perfettamente lineare (vale il principio di sovrapposizione degli effetti)
-
un
lato dell’altoparlante è chiuso in un volume con pareti perfettamente rigide e
sottili
-
L’altoparlante
è pilotato da un generatore di tensione ideale (Rg=0)
-
è
applicabile il modello di propagazione monodimensionale
Nessuna ipotesi viene fatta sulla
impedenza di radiazione che è quella che è. La validità del calcolo è limitata
al campo di frequenze dove le ipotesi sono rispettate. Se c’è una tromba si
dovrà conoscere l’impedenza di ingresso alla gola che costituisce il carico
dell’altoparlante ed il fattore di direttività.


Per tenere conto di Rg basta
sommarla a Ze. Per tenere conto della temperatura basta scrivere RE=RE(20°)(1+0.004(°C-20))
dove °C è la temperatura in gradi centigradi. RE(20°) significa che RE è stata
misurata a 20 °C.
.
|
Rendimento elettro meccanico |
Re[Potenza_meccanica] ----------------------------- Re[Potenza_elettrica] |
Re[Zes] ----------------------
Re[Zes+Ze] (Zes equiv. Elettrico di Zm) Si
noti che il denominatore è misurabile direttamente. |
|
Rendimento meccano acustico |
Re[Potenza_acustica] -------------------------------- Re[Potenza_meccanica] |
Re[Za] ------------------ Re[Za+ Zm] Zaa è l’impedenza di radiazione
acustica, Zmec è l’impedenza meccanica |
Il rendimento meccanica raggiunge
massimi anche prossimi al 100% perché Zes può essere molto maggiore di Ze. Il rendimento
acustico, invece, rimane limitato perché Zm è sempre maggiore di Za.
Prima di continuare si noti che, nel
caso di un altoparlante su schermo infinito o di un altoparlante caricato con
due tubi di lunghezza infinita, risulta Za(int) = Za. Posto Zm00 = jwL +
(1/jwC)+R possiamo riscrivere le relazioni precedenti in questo modo:
|
Rendimento meccano acustico |
Potenza irradiata su due lati |
Re[Za+Za] ----------------------------- Re[Za+Za+Zm00] |
|
Rendimento meccano acustico |
Potenza irradiata su un lato |
Re[Za] --------------------------- Re[Za+Za+Zm00] |
Si mette così in evidenza che, se si
considera la radiazione da un solo lato dell’altoparlante (come avviene per tutti
i sistemi chiusi) la potenza acustica emesse vale esattamente la metà di quella
che si potrebbe ottenere. Questo riduce il rendimento al 50%. La condizione di
adattamento (massimo trasferimento di potenza sul carico) richiede che sia
Zm00=(2 Za) e questo riduce il rendimento di un ulteriore 50%. In totale, per
un sistema chiuso, il rendimento non può superare il 25%. Per un sistema “aperto”,
che sfrutta anche la potenza acustica emessa da entrambe le facce del
diaframma, il massimo rendimento teorica raggiunge il 50%. Considerando quello
che avviene nei sistemi reflex è nelle linee di trasmissione, il rendimento può
aunetare oltre il 25% solo su una ristretta banda di frequenze.
Driver a compressione e trombe
Il circuito equivalente
(semplificato) qui sotto rappresenta un driver a compressione. Il circuito è semplificato
perché non considera il rifasatore che dovrebbe essere rappresentato da una
linea di trasmissione corta. In sostanza questo circuito rappresenta un
diaframma caricato da una cavitàche si comporta come un volume ideale che
comunica con un tubo di lunghezza infinita. Il rendimento a bassa frequenza è
sostanzialmente quello calcolato precedentemente.
Alle
alte frequenze la camera davanti al diaframma opera come un filtro passa basso
e limita la potenza acustica erogata su Za. Ne segue che un driver a
compressione, al massimo, potrà presentare il rendimento che avrebbe se non ci
fosse la camera anteriore. Lo scopo della camera anteriore non è quello di aumentare
il rendimento ma di ridurre la dimensione della gola (che ha effetto sulle alte
frequenze). Il rendimento elevato dei driver a compressione dipende da tre
fattori:
-
la
massa mobile molto ridotta (la 10 volte la densità superficiale è tipicamente
minore di 0.6)
-
la ampia
superficie del diaframma (per esempio due pollici con bocca da un pollice)
-
il
fattore di forza (BL)
L’elevato SPL prodotto in asse dalle
trombe dipende dal fattore di direttività della tromba stessa mentre
l’estensione verso le basse frequenze dipende dalle dimensioni della bocca
della tromba. Come detto l’estensione verso l’alto dipende dalle dimensioni
della camera anteriore. L’aumento di velocità nella gola rispetto alla velocità
del diaframma non aumenta il rendimento anzi, se la velocità dell’aria nella
gola supera determinati limiti (indicati in 8 metri al secondo) produce
distorsione. Il meccanismo è lo stesso che produce distorsione e turbolenza nei
condotti reflex. Una tromba modifica la dispersione polare del driver per
interferenza. L’interferenza degrada la risposta impulsiva.
Quindi i problemi tipici delle
trombe sono:
-
le
riflessioni tra gola e bocca (causati dalla lunghezza finita)
-
la
distorsione (eventuale) dovuta alla velocità dell’aria alla gola
-
l’interferenza
causata dalle pareti della tromba
-
la
diffrazione causata dal bordo della bocca.
Questi problemi possono essere
attenuati ma non eliminati. L’unico dispositivo che non soffre di queste
limitazioni è la “tromba degenere” ovvero un tubo di sezione costante e
lunghezza infinita.
La propagazione del suono all’interno
della tromba avviene per onde sferiche. Più la tromba è lunga e tanto più i
fronti d’onda in uscita dalla bocca presenteremmo un raggio di curvatura
crescente ed assomiglieranno sempre di più ad onde piane. Quindi un tromba
molto lunga è anche molto direttiva (con lobi laterali meno pronunciati).
Purtroppo la lunghezza delle trombe pone un limite al loro utilizzo e si cerca
in tutti i modi di renderle più “corte” possibile. Nascono così diversi profili
(per es. esponenziale) il cui scopo è, appunto, “accorciare” la lunghezza della
tromba. Dal punto di vista qualitativo della riproduzione le trombe
potenzialmente migliori sono quelle coniche e, non a caso, il profilo oblate
sferoidal è sostanzialmente una tromba conica (sezione trasversale circolare)
con un “invito” alla gola di sezione longitudinale ellissoidale e con i bordi
della bocca fortemente arrotondati per limitare i fenomeni di diffrazione.
Per eseguire i calcoli che seguono
sono necessarie poche proprietà dei numeri complessi che ricordiamo nuovamente
(bisogna impararle per forza…):
|
<Z1|Z2>= Z1*Z2 |
Prodotto
scalare pre-hermitiano |
Gli Z
sono numeri complessi del tipo Z=a+ib Z*=a-ib L’asterisco
indica il complesso coniugato. Re[.] indica
la parte reale di un numero complesso |
|
Re[Z]=Re[Z*] |
Parte
reale di Z e del coniugato |
|
|
(ab)* =a*
b* |
Coniugato
del prodotto |
|
|
|1/z|2=z*/|z|2 |
Modulo
quadro dell’inverso |
|
|
|z1|
|z2| = |z1 z2| |
Prodotto
di moduli |
Così come deve essere, nelle
espressioni del rendimento non compaiano la tensione e la corrente ma solo le impedenze
quindi tensioni e correnti possono essere misurate con i valori di picco o rms
senza produrre alcuna modificazione. Basta decidere quale modo utilizzare.
Za è l’impedenza di radiazione
(quella che serve nelle diverse situazioni). Queste espressioni, modificando
opportunamente Zm e Za, sono valide per qualsiasi altoparlante che irradi
potenza acustica da una sola faccia.(l’altoparlante su schermo infinito, alla
fine di un lungo tubo, in cassa chiusa, caricato da una tromba, ecc.). Non
possono valere per i sistemi a inversione (reflex e linee di trasmissione)
perché ciò richiede la somma di almeno due contributi (per es. attivo e
condotto del reflex). Però basta eseguire i relativi calcoli e ottenere le
relazioni adeguate. Per il reflex e la linea di trasmissione, la differenza
riguarda un range di frequenze molto limitato. Le due facce del diaframma si
muovono alla stessa velocità ma possono “vedere” impedenze diverse. La velocità
del diaframma è determinata dal carico acustico su entrambe le facce: basta
tenerne conto.
Il rendimento elettro-meccanico è massimo
quando Ze è nullo ovvero quando la resistenza RE della bobina mobile è nulla
(che potrebbe essere solo impiegando un superconduttore per avvolgere la bobina
mobile). ‘induttanza della bobina mobile può essere ridotta e i sistemi
isodinamici presentano induttanza praticamente nulla. In tal caso però la
corrente che scorre nella bobina sarebbe infinita, la forza sarebbe ugualmente
infinita e il diaframma sarebbe soggetto ad uno spostamento infinito.
Quindi RE+Rg non può essere nulla. Ne segue che il
rendimento è sempre minore di 1 (100%)
Si noti che, per ottenere il massimo
trasferimento di potenza acustica al carico, deve essere Zm=Za. Quando ciò
avviene il rendimento meccano-acustico vale 0.5 (50%).
La presenza del volume che chiude
una faccia dell’altoparlante (ella sospensione pneumatica) ne modifica i
parametri meccanici. Il rendimento potrà aumentare a certe frequenze ma diminuirà ad altre. Il rendimento acustico
va moltiplicato per il rendimento elettro-meccanco. Quindi il rendimento totale
di un altoparlante reale, a temperatura ambiente, è comunque minore del 25%. Il
riscaldamento della bobina mobile riduce il rendimento (perché parte della
potenza elettrica va a riscaldare la bobina). I sostanza la potenza che esce
dall’amplificatore si trasforma in potenza termica e potenza meccanica. Solo una
parte della potenza meccanica diventa potenza acustica.
Re[Za] Re[Zes]
Rendimento(jw) = -----------
----------- (1)
Re[Zm+Za] Re[Ze+Zes]
Nota:
Zm + Za = (BL)2/Zes.
|
|
In questo esempio un woofer
è montato nello stesso volume in cassa chiusa ed in reflex. Tra 58 e 200Hz il
rendimento è aumentato ma sotto i 58 Hz è diminuito. Quindi si
ottiene un rendimento maggiore ma su una banda passante più stretta |
Come detto Rg è stata posta a zero. Nelle effettive
condizioni d’uso Rg può essere trascurata quando il fattore di smorzamento
supera (per esempio) 100. Rg può comunque essere sommata a Ze.
|
|
Variazione di Rg Rg=0 -> Fattore di
smorzamento infinito Rg=2 ->Fattore di smorzamento
= 4 Rg=4 ->Fattore di smorzamento
= 2 Rg=8 ->Fattore di smorzamento
= 1 Rg=16 ->Fattore di smorzamento
= 0.5 La presenza di Rg provoca una
diminuzione della efficienza che dipende dalla frequenza. |
(Nota: la
risposta in frequenza è il modulo della funzione di trasferimento)
L’ espressione (1) è facilmente leggibile
anche nel significato fisico. Notiamo che l’espressione (1) è consistente per
ogni valore delle grandezze in essa presenti.
Dato che il rendimento è espresso
nella forma di prodotto di due fattori del tipo 1/(1+x) (ciascuno minore di
uno) risulta minore al 100% in accordo con il Secondo Principio della
Termodinamica.
Il rapporto Zes/(Zes+Ze) vale 1 solo
per Ze=0. Questo significa che, per aumentare il rendimento meccanico, si deve
ridurre Ze (impedenza elettrica della bobina mobile).
Il termine Re[Za]/Re[(Zm+Za)] indica
che, per ottenere un altoparlante efficiente, l’ impedenza meccanica deve
tendere a Za (condizione di massimo trasferimento di energia) oppure Zm deve
essere minima (in particolare la massa dell’apparato mobile deve essere piccola
e BL grande).
Per diminuire Zm deve diminuire la
densità superficiale dell’altoparlante. Il limite pratico per la densità
superficiale di un woofer vale circa
0.045 grammi per centimetro quadro. Si possono ottenere woofer con buone
caratteristiche con valori di densità superficiale a partire da circa 0.065.
Sotto tale limite le cose si complicano parecchio perché si generano break-up
numerosi ed incontrollati. Al contrario è facile realizzare ottimi altoparlanti
con densità superficiale a partire da 0.1 in su (ma il rendimento è basso).
Alcuni altoparlanti presentano densità superficiale superiore a 0.2. C’è un
woofer commerciale con densità 0.067.
|
|
Woofer in cassa chiusa: Raddoppiando la massa dinamica
del woofer, il rendimento diminuisce ma aumenta l’estensione verso le basse frequenze
(oppure si può ridurre il volume e mantenere la stessa estensione verso il
basso). |
Il rendimento va valutato in
funzione della massima potenza elettrica sopportabile. Se un woofer sopporta
100 Watt con rendimento dello 0.5%, produce lo stesso SPL di un woofer che
sopporta 10 Watt con rendimento del 5%. Resta da vedere se la Xmax del woofer
“leggero” consente di raggiungere gli stessi valori di SPL del woofer “pesante”
(a parità di distorsione). Non va dimenticato che il peso della bobina mobile
(in particolare del rame e dell’alluminio) rappresenta la parte preponderante. Oggi
un woofer professionale arriva a sopportare oltre 1400 Watt (IEC) e oltre 4000
Watt in regime musicale (con un rendimento del 2%, produrrebbe 28 Watt acustici
ovvero 123 dB a 1 metro su mezzo spazio).
L’efficienza elettro-meccanica dell’altoparlante dipende dal carico (dipolo, cassa chiusa, reflex, linea di trasmissione…). Il carico altera la velocità dell’apparato mobile alle frequenze più basse (nell’intorno della risonanza del sistema) e via via sempre meno al crescere della frequenza. Nella realtà anche la componente efficace di Mms può ridursi al crescere della frequenza a causa dei break up della membrana. Alcuni diaframmi sono corrugati e la loro massa (ma anche SD) decresce gradatamente con la frequenza. Contemporaneamente, Il fattore di direttività aumenta anche a causa della forma conica del diaframma. Nel caso ideale del pistone rigido Mms non cambia con la frequenza. Il rendimento dipende dalla frequenza attraverso l’impedenza di radiazione.
Dato che ad ogni dimezzamento della frequenza riprodotta, per mantenere lo stesso SPL, lo spostamento volumetrico deve quadruplicare, per produrre pressioni elevate a bassa frequenza servono woofer molto grandi (SD grande) capaci di Xmax molto ampi (oggi si arriva anche a oltre i 50 mm di escursione picco-picco ma una bobina pesante limita il rendimento). La tendenza è quella di diminuire le dimensioni e sfruttare la potenza degli amplificatori in classe D dal peso molto ridotto.
Si tenga presente questo principio:
|
motori overhung |
La bobina mobile è più alta del traferro, BL (a parità di flusso nel traferro) è più alto ma un avvolgimento “lungo” pesa di più |
|
Motori underhung |
La bobina mobile è più bassa del traferro quindi è più leggera ma (a parità di flusso) BL è minore |
Ne segue che, dato che i l flusso nel traferro difficilmente supera 2.4 Tesla, anche BL rimane limitato (il valore massimo è attorno a 30) e i valori di BL alti si ottengono aumentando la lunghezza del filo L ovvero aumentando la massa. In buona sostanza non è possibile stabilire arbitrariamente il valore di BL e della massa dell’apparato mobile.
Calcolo del rendimento (alternativo)
Senza troppe spiegazioni si consideri la figura che segue:

Questo calcolo “sembra” giusto ma, per esempio, non considera le potenze attive. Questo esempio viene proposto per mettere in evidenza quanto sia facile produrre dei calcoli che sembrano giusti ma non lo sono.
Rendimento
di più trasformazioni in cascata
Come si è visto calcolando separatamente il rendimento meccanico ed acustico, il rendimento di più trasformazioni in cascata si ottiene moltiplicando tra loro i diversi rendimenti (che non devono essere espressi in percentuale ma riferiti all’unità). In tal modo applicando due trasformazioni successive, una con rendimento del 50% e una a con rendimento dell’40%, si ottiene 0.5x0.4=0.2 ovvero 20%.
In sostanza il rendimento sarà sempre minore del rendimento della trasformazione con il rendimento più basso. Questo ragionamento si applica anche quando, davanti ad un altoparlante, viene posta una tromba: il rendimento dell’altoparlante va moltiplicato per il rendimento della tromba. Nella realtà quando si collegano dei dispositivi in serie si osservano delle “perdite di inserzione” che, non a caso, si chiamano perdite. Una tromba, comunque sia realizzata, è un dispositivo passivo e come tale non può aumentare la potenza acustica che entra nella sua gola. Quello che può fare e massimizzare il trasferimento di potenza agendo come un adattatore di impedenza. Il rendimento ideale di una tromba, priva di perdite di inserzione e perfettamente adattata alla gola (alla bocca una tromba finita non può essere adattata a tutte le frequenze), vale necessariamente meno di uno (meno del 100%). Il rendimento asintotico dei sistemi a tromba è quindi immediatamente ottenuto.
|
Perdite di inserzione
(da Wikipedia) In elettronica e nelle
telecomunicazioni, l'insertion loss (perdita di inserzione) è la
perdita di potenza di un segnale
dovuta all'accoppiamento di un dispositivo con una linea di trasmissione ed è solitamente espressa in decibel
(dB). Se PT è la potenza trasmessa sul carico prima
dell'attenuazione e PR è la potenza ricevuta dal carico dopo
l'attenuazione, allora l'insertion loss in dB è data da,
Nota: una
tromba non è isomorfa ad un trasformatore ma va rappresentata con una linea
di trasmissione acustica a sezione variabile. Questo anche se, nella
letteratura anglosassone viene spesso ripetuto che una tromba è un
trasformatore. Il fatto che gli isomorfismii siamo poco conosciuti non
modifica la realtà delle cose. |
Per concludere va ribadito che le considerazioni di natura energetica e termodinamica hanno la precedenza su qualsiasi altra considerazione questo perché la conservazione dell’energia ed il Secondo Principio della Termodinamica devo comunque essere rispettati. La natura è fatta in un certo modo.
Segue: La
misura della sensibilità