Sensibilità dei sistemi di altoparlanti per uso domestico
di MB
5 giugno
2016 rivisto il 15 novembre 2017
Definizioni:
Pressione
di picco
|
(o picco di pressione)
è la massima pressione acustica per es. misurata durante la
riproduzione. |
|
Livello |
Per definizione il livello è pari a 10 volte il logaritmo
in base 10 del rapporto tra due quantità di cui una (al denominatore) è presa
come riferimento. Il Livello di esprime in decibel. Livello = 10 log10 (A/Ariferimento) |
|
Livello di Pressione |
SPL o Sound Pressure Level: è il livello della pressione
efficace (o RMS) riferita al livello
di pressione standard (20 micro Pascal) SPL = 10 log10 (P2 /P2 riferimento) = 20 log10 (P/Priferimento) |
|
Picco SPL (PSPL) |
Definito da Olson come: il livello rispetto al quale il 95%
del programma musicale rimane al di sotto del picco massimo. |
|
Picco SPL tollerabile (PSPL tollerabile) |
è il picco SPL che risulta tollerabile e confortevole per
l’ascoltatore (quantità soggettiva) |
Secondo uno studio statistico condotto da Olson (oltre 50
anni fa), il 90% delle persone ascolta musica, in ambiente domestico, con PSPL
nel punto di ascolto compresi tra 70 e 90 dB (il che significa che per il 95%
del tempo i segnale rimane tra 70 e 90 dB).
Questo dato va confrontato con il PSPL che Olson riporta per
le performance dal vivo pari a 100 dB. Ne segue che il livello della
riproduzione domestica è da 10 a 30 dB inferiore rispetto alla performance dal
vivo. Per essere più precisi dovremmo distinguere almeno 2 tipi di programma
musicale:
|
Che possono essere eseguiti nell’ambiente domestico |
Strumento singolo o Piccolo gruppo |
Può essere riprodotto a livello reale o poco inferiore al
livello SPL reale (in ambiente abbastanza grande e con le debite eccezioni) |
|
Che non possono essere eseguiti nell’ambiente domestico |
Orchestra ma anche piano a coda, batteria, ecc. |
Deve essere riprodotto ad un livello SPL inferiore e anche
le dimensioni della sorgente riprodotta dovranno risulteranno ridotte
(riproduzione in scala). |
La discriminante è la dimensione
della “sorgente” in rapporto alle dimensioni del locale. Per superare questo
limite si deve necessariamente “eliminare l’ambiente” per esempio adottando un
sistema WFS o passando all’ascolto in cuffia.
La riduzione di livello dipende
dalle differenze di volume (inteso come spazio) tra l’ambiente ove è avvenuta
la performance dal vivo e l’ambiente ove avviene la riproduzione. È del tutto
evidente che possiamo invitare Johnny Cash con la sua chitarra a casa nostra e
farlo esibire nel soggiorno. Non
possiamo, fisicamente, portare in soggiorno una orchestra con decine di
elementi.
Le differenze più evidenti tra un auditorium e il soggiorno
di casa sono:
|
il volume dell’ambiente |
L’auditorium è più grande (anche centinaia di volte più
grande) |
|
Il tempo di riverberazione |
Nell’auditorium è più lungo (tipicamente 2-2.5 secondi) |
|
Lo ITG |
Nell’auditorium è più lungo (3 o 4 volte più lungo) |
|
Il rumore |
Nell’auditorium è basso (anche 20 dB più basso che in
casa) |
La potenza acustica emessa dalla sorgente si distribuisce
nel volume a disposizione. Se si immette un Watt acustico in un ambiente di 56
metri cubi (4x5x2.8) si otterrà un livello SPL di campo riverberato più alto
rispetto ad un ambiente di 10000 metri cubi e tale valore più alto sarà
raggiunto in meno tempo perché (in un ambiente piccolo) le riflessioni sono più
intense e ravvicinate nel tempo.
|
Volume
ambiente |
Riverberazione |
P
acustica immessa |
SPL
campo riflesso |
|
56 metri
cubi |
T60=0.61
secondi |
1 Watt |
114.3 dB |
|
10.000
metri cubi |
T60=2 secondi |
1 Watt |
96.5 dB |
L’altra grandezza fondamentale è lo ITG (Initial Time Gap) ovvero il tempo che
trascorre tra l’arrivo del suono diretto e l’arrivo della sua prima
riflessione. Entro i primi 2 millisecondi di questo intervallo l’apparato
uditivo individua la posizione della sorgente. In un ambiente piccolo, come
detto, arrivano più riflessioni in meno tempo e quindi l’energia acustica che
arriva all’ascoltatore, nell’unità di tempo, è tanto maggiore quanto più l’ambiente è piccolo (e le pareti laterali
vicine). In un ambiente domestico l’ascoltatore riceve una dose maggiore di
potenza acustica per unità di tempo.
|
Auditorio |
18750 m3 |
Symphony Hall di Boston 1900 posti, 18750 m3. La sorgente produce 10 Watt acustici ( |
|
Soggiorno grande |
300 m3 |
Bastano 0.15 Watt acustici per ottenere la stessa densità
di energia |
|
Soggiorno tipico |
56 m3 |
Bastano 0.028 Watt acustici per ottenere la stessa densità
di energia |
|
Sale “a scatola da scarpe” |
Altezza
m |
Volume m3 |
T60 secondi |
Numero
di esecutori |
SPL
stimato per forte tutti |
|
Haydn Castello di Elsenstadt
(Austria) |
12.4 |
6800 400
posti |
1.7 |
16 (6
violini) |
84 |
|
Castello Esterhaza
(Ungheria) |
9.2 |
1583 200
posti |
1.2 |
22 (11
violini) |
90 |
|
Hanover Square Room (Londra) |
8.5 |
1875 800
posti |
1.0 |
36 (14
violini) |
91 |
|
Kings Theatre (Londra) |
10.7 |
4550 1050
posti |
1.5 |
57 (24
violini) |
92 |
|
Dati
forniti da Meyer (1978) per l’SPL percepito durante un forte tutti al centro
della sala durante l’esecuzione delle opere di Haydn. Si noti come il numero
di elementi dell’orchestra venga adeguato alle dimensioni della sala. I tempo
di riverberazione è stato misurato a livello della platea. |
|||||
Per quanto riguarda la localizzazione della sorgente, durante una performance dal vivo essa viene ottenuta tramite la vista mentre, nella riproduzione domestica della sola musica, la localizzazione viene fatta dall’apparato uditivo.
|
Nella
performance dal vivo dominano le sorgenti reali mentre nella riproduzione
dominano le sorgenti virtuali. |
Durante la riproduzione (senza video) il cervello svolge
almeno tre attività:
|
La localizzazione delle sorgenti |
Con almeno due meccanismi diversi in funzione della
frequenza |
|
La stima della distanza delle sorgenti |
In base alla memoria (ammesso abbia dei riferimenti) |
|
La stima delle dimensioni dell’ambiente virtuale |
In base alla memoria (per esempio confrontando i tempi di
riverberazione) |
Queste attività richiedono, da parte del cervello, una quantità di lavoro: sono onerose e costano fatica. Se le sorgenti sono visibili (sorgenti reali) tutto questo lavoro viene evitato (ci pensa la vista ed il cervello lavora molto meno). Se l’ascoltatore è presente all’esecuzione non deve stimare né la posizione, né la distanza, né le dimensioni dell’ambiente. Ne segue che assistere ad una esecuzione dal vivo è sempre meno e stancante rispetto all’audizione dell’ evento riprodotto.
Ne segue anche che la visione di un DVD è meno affaticante dell’audizione della sola musica.
|
L’ascolto
della musica riprodotta è comunque più affaticante dell’ascolto della musica
dal vivo. (Se la
posizione delle sorgenti virtuali è stabile lo è un po’ meno). |
Tornando al tema, secondo Olson, il 90% degli utenti ascolta con livelli PSPL nel punto di ascolto di compresi tra 70 e 90 dB. Il rimanente 10% ascolta a livelli più alti o più bassi. Quelli che ascoltano a livelli più alti sono una minoranza della minoranza in quanto devono disporre di un ambiente e di apparecchiature idonee (e quindi anche di maggiori risorse). Diciamo che meno del 10% degli utenti ascolta a PSPL maggiori di 90 dB. I dati riferiti da Olson riguardano gli anni 60 del 1900. All’epoca non esistevano le registrazioni digitali e gli amplificatori oltre una certa potenza erano rari.
Storicamente quello che ha fatto aumentare la potenza degli amplificatori non è stata la richiesta di SPL più alti ma la riduzione della sensibilità dei diffusori acustici avvenuta con l’introduzione dei sistemi a sospensione pneumatica (da parte di AR).
L’introduzione dei sistemi di altoparlanti a sospensione pneumatica ha quindi prodotto quattro effetti:
|
la riduzione della sensibilità dei diffusori |
Che richiede amplificatori più potenti |
|
L’estensione della risposta in frequenza verso le basse
frequenze |
Che risponde ad una esigenza della misica |
|
La riduzione del volume del cabinet dei diffusori |
Che ha consentito la diffusione dell’alta fedeltà allargando
la platea degli utenti potenziali. |
|
La riduzione dell’impedenza dei sistemi di altoparlanti
(verso i 4 ohm) |
Per compensare la perdita di sensibilità e che richiede
amplificatori ancora più potenti |
Oggi, rispetto al passato, la dimensione media degli
ambienti domestici si è ridotta, l’impedenza minima dei sistemi di altoparlanti
si è abbassata (spesso sotto 3 ohm) gli amplificatori con oltre 100 Watt su 8
ohm sono diventati “normali”. Come nota certamente positiva si può dire che
anche la distorsione tipica dei dispositivi si è ridotta.
Quindi per accontentare il 90% degli utenti si devono fornire sistemi in grado di riprodurre pressioni di picco nel punto di ascolto nell’ordine di 100 dB (con il materiale musicale disponibile negli anno ’60 che era mediamente migliore di quello disponibile oggi -> loudness war). Venendo a tempi più recenti, i dati elaborati da KEF risultano in linea con quanto riferito da Olson. Il riferimento usato da KEF corrisponde ad un SPL di 96 dB in gamma media a due metri dai diffusori.
|
|
|
Grafico proposto da KEF dal quale si ricava la potenza
necessaria per ottenere 96 dB SPL a due metri dai diffusori in un normale
ambiente domestico. Secondo KEF, con diffusori da 90 dB SPL, sono sufficienti
una decina di Watt (o poco più). Nota: 96 dB nel punto di ascolto a 2 metri dai diffusori
vuol dire poco se non si dichiara il fattore di cresta del programma
utilizzato. Tanto per fissare le idee diciamo che il dato va riferito a
programmi con fattori di cresta bassi (tra 3 e 5). |
In generale, per ottenere i livelli indicati da Olson e KEF,
sono necessari sistemi di altoparlanti da 90 dB SPL e amplificatori da una
decina di Watt su 8 ohm (Opera Prima 2015 con Simply Two). Si parla sempre di
ambienti nell’ordine di 20 metri quadri.
L’ing. Renato Giussani riteneva che il picco di pressione massimo, consentito nel punto di ascolto di un ambiente domestico, potesse essere di 113 dB. Questo sposta il limite proposto da KEF 14 dB più in alto (moltiplicando la richiesta di potenza di 25 volte). Nell’esperienza di chi scrive un amplificatore da 50-100 Watt/8ohm, abbinato ad un diffusore da 90 dB SPL, garantisce un buon margine di sicurezza almeno per ambienti fino a 40-50 metri quadri (ma anche oltre).
Nella tabella che segue sono riportati l’SPL e la potenza
richiesta da un sistema da 100 dB/2.83Vrms e da 90 dB/2.83Vrms.
Per ottenere la stessa pressione il sistema meno sensibile richiede 1000 Watt che è un valore alto ma, oggi, non impossibile. Ma nemmeno 120 dB a un metro sono un SPL praticabile in casa (oltre 120 è follia). Un sistema di altoparlanti domestico da 90 dB SPL, con 100 Watt, raggiunge i 110 dB SPL (a un metro con un diffusore in funzione) che, in ambiente domestico, è un valore adeguato o sovradimensionato (anche in considerazione dell’effettivo isolamento delle pareti delle abitazioni civili).
È del tutto evidente che, se uno è
sordo, sentirà l’esigenza di alzare il volume ma questo avviene perché è sordo
lui non perché sia giusto.
|
Livello SPL |
Diffusore SPL=100
dB |
Tensione RMS /8ohm |
|
Diffusore SPL0=90
dB |
Tensione RMS
/8ohm |
|
120 dB |
100 Watt |
28.28 |
1000 |
89.44 |
|
|
110 dB |
10 Watt |
8.944 |
100 |
28.28 |
|
|
100 dB |
1 Watt |
2.83 |
10 |
8.944 |
|
|
90 dB |
0.1 Watt |
0.894 |
1 |
2.83 |
|
|
85 dB |
0.0316 |
0.503 |
0.316 |
1.59 |
|
|
80 dB |
0.01 Watt |
0.283 |
0.1 |
0.894 |
|
|
70 dB |
0.001
Watt |
0.089 |
0.01 |
0.283 |
Dalla tabella si evince che i sistemi ad alta efficienza
devono essere utilizzati con amplificatori in classe A (o in classe AB
“spinta”). Gli amplificatori in classe A sono i meno efficienti (rendimento
teorico massimo = 50%). Abbiamo così l’abbinamento di sistemi di altoparlanti
ad alta efficienza con amplificatori a bassa efficienza.
|
sistema da 100 dB |
SPL max = 120 dB |
pressione di picco= 123 |
Con 100 Watt |
|
sistema da 90 dB |
SPL max = 110 dB |
pressione di picco= 113 |
Con 100 Watt |
Vediamo cosa significa ottenere 110 dB SPL a 1 metro in
ambiente in funzione del Fattore di Cresta (FC) del programma musicale:
|
Sensibilità In dB Del
diffusore |
Ambiente |
T60 |
FC |
Potenza Ampli |
Pressione
di picco a 2 metri in dB |
SPL a 2
metri Un
diffusore In dB |
Pressione
di picco a 2 metro in dB |
Spl a 2
metri 2
diffusori |
|
Un
diffusore |
Due
diffusori |
|||||||
|
90 |
12 m2 |
0.53 sec |
1.414 |
10W |
97 |
106.4 |
100-103 |
109.4 |
|
90 |
12 m2 |
0.53 sec |
5 |
10W |
97 |
95.5 |
100-103 |
98.5 |
|
90 |
20 m2 |
0.61 sec |
1.414 |
100W |
97 |
112 |
100-103 |
115 |
|
90 |
20 m2 |
0.61 sec |
5 |
100W |
107 |
104 |
110-113 |
107 |
|
90 |
40 m2 |
0.70 sec |
5 |
100W |
107 |
102 |
100-103 |
107 |
|
90 |
60 m2 |
0.79 sec |
5 |
100W |
107 |
101 |
100-103 |
104 |
Si noti che il valore della pressione di picco del campo diretto dipende solo dalla potenza dello amplificatore e dalla sensibilità del diffusore mentre non dipende dall’ambiente o dal fattore di cresta del programma musicale. Il livello SPL, con 2 diffusori in funzione, aumenta di 3 dB perché la potenza acustica immessa nell’ambiente raddoppia. Il livello di picco invece aumenta da 3 a 6 dB a seconda delle relazioni di fase tra i gli altoparlanti destro e sinistro. Questi valori vanno confrontati con i 90 dB di picco indicati da Olson ed i 96 indicati da KEF. Come si vede tali limiti vengono superati sia negli ambienti “piccoli” con 10 Watt che negli ambienti più grandi (con 100 Watt). Per ambienti normali, dei diffusori da 90 dB con ampli da 100 Watt garantiscono l’ SPL richiesto.
Il problema, caso mai, è
dell’ampli che deve garantire 40 V di picco su qualsiasi carico (infatti si è
sempre parlato di sensibilità indipendentemente dall’impedenza dei diffusori
acustici).
Chi desidera riprodurre musica con picchi di 130 dB nel
punto di ascolto si doterà dei dispositivi adeguati per farlo avendone valutato
i rischi e le conseguenze. Ricordiamo che a 148 dB le strutture dell’orecchio
collassato.
Ricordiamo anche che, per aumentare la dinamica, ovvero la
differenza di livello tra i pianissimo ed i fortissimo, non si deve aumentare
il volume ma ridurre il livello del rumore ambientale.
Quello che sarebbe opportuno fare, più ancora che aumentare
efficienza o la sensibilità dei diffusori, sarebbe liberare l’utente
dall’incubo degli accoppiamenti ampli-diffusore. Ciò si ottiene da una parte
scegliendo diffusori che rispettano la normativa per l’impedenza e dall’altra
scegliendo amplificatori con un fattore di smorzamento adeguatamente alto (20 è
il minimo per ampli a stato solido).
La norma DIN/IEC è molto stringente e ammette una variazione
massima del 20% in più o in meno, rispetto al valore dell’impedenza nominale.
|
Impedenza
nominale |
Massimo |
Minimo |
Minimo
della parte Reale |
|
4 ohm |
4.8 |
3.2 |
3 |
|
8 ohm |
9.6 |
6.4 |
6 |
|
16 ohm |
19.2 |
12.8 |
12 |
I massimi di impedenza non sono generalmente pericolosi per
l’amplificatore e, se le rotazioni di fase sono contenute entro una trentina di
gradi, è sufficiente rispettare il valore dei minimi di impedenza ed in
particolare non scende sotto i 3 ohm per il valore della parte reale (3.2ohm
per il modulo). Si ricorda che le protezioni presenti negli amplificatori sono
generalmente regolate per limitare la corrente massima su un carico di 2 ohm
(che corrispondono ad un modulo di 3.2 ohm con fase di 50°).
La funzione dell’amplificatore è aumentare (amplificare) la potenza del segnale che proviene dalla sorgente. In ingresso all’amplificatore il segnale equivale a frazioni di millesimi Watt, in uscita si possono avere centinaia di Watt. Quindi, a fronte di un guadagno di tensione pari a circa 40, il guadagno in potenza è di decine di migliaia di volte e, più il carico è basso, più questo guadagno in potenza deve aumentare. L’amplificatore non deve avere alcuna caratterizzazione timbrica: non deve apparire né ”chiaro” né “scuro”, né “veloce” né “lento”, ecc. .Il segnale applicato ai morsetti dei diffusori acustici deve essere la replica del segnale in ingresso all’amplificatore ma con ampiezza maggiore. Nulla di meno e nulla di più. Parlare del suono degli amplificatori è un ossimoro. Poi succede che amplificatori diversi facciano suonare i diffusori in modi diversi. In tal caso non c’è nulla che non possa essere messo in evidenza da un set di misure sensate.
Per prima cosa si deve decidere che cosa è (o dovrebbe essere) un amplificatore. I diffusori acustici sono realizzati per essere pilotati da un generatore di tensione ideale. Quindi un amplificatore deve avere le caratteristiche di un generatore di tensione ideale.
|
La
tensione ai capi di un generatore ideale di tensione è indipendente dal
carico. La stesa
cosa deve valere per l’amplificatore HiFi. |
Affinché ciò avvenga impedenza interna dell’amplificatore
deve essere nulla (corrente di cortocircuito infinita, fattore di smorzamento
infinito).
Per esempio un amplificatore ideale da 100 Watt continui su
8 ohm, con fattore di smorzamento infinto,
eroga:
|
Carico
in Ohm |
Potenza
in Watt continui |
Tensione
di picco Volt |
Corrente
di picco Ampere |
|
16 |
50 |
40 |
2.5 |
|
8 |
100 |
40 |
5 |
|
4 |
200 |
40 |
10 |
|
3.2 |
250 |
40 |
12.5 |
|
2 |
400 |
40 |
20 |
|
1.6 |
500 |
40 |
25 |
|
1 |
800 |
40 |
40 |
Si capisce al volo che dimensionare un amplificatore per
erogare 40 ampere sul carico ha un costo ben diverso che erogarne 10 o 20.
Nella pratica un amplificatore reale ha una impedenza di uscita finita e la potenza erogata non raddoppia al dimezzamento del carico a causa della caduta sui dispositivi finali e della tensione di alimentazione. Possiamo considerare sufficiente un ampli che, al dimezzamento del carico, aumenta la potenza del 40%. Evidentemente c’è di meglio ma ci si può accontentare.
|
Carico
in Ohm |
Potenza
in Watt |
Tensione
di picco Volt |
Corrente
di picco Ampere |
|
8 |
100 |
40 |
5 |
|
4 |
140
(+40%) |
33.47 |
8.36 |
|
2 |
200
(+40%) |
28.28 |
14.14 |
|
1 |
280
(+40%) |
23.66 |
16.72 |
L’amplificatore della tabella qui sopra garantisce 28.28
Volt per un carico variabile da 2 a 8 ohm. In altre parole è probabile che, con
un carico reattivo, il clipping intervenga non a 40 ma a 28.28 Volt.
L’amplificatore rappresentato dalla tabella qui sopra va
considerato:
|
50 Watt |
Con carico da 2 a 8 ohm |
|
70 Watt |
Con carico da 4 a 8 ohm |
|
100 Watt |
Con carico di 8 ohm resistivi |
Quindi la potenza dipende dal carico minimo che deve
pilotare. Bisogna stare attenti a questo particolare specie quando si cambia
amplificatore (per non andare incontro a delusioni).
Va ribadito che la conoscenza della impedenza elettrica del
diffusore acustico è essenziale per scegliere l’amplificatore. Gli utenti si
dividono quindi in due categorie:
|
Quelli che cambiano spesso diffusori |
Devono acquistare un amplificatore in grado di pilotare
qualsiasi cosa quindi potente e adatto a carichi anche molto bassi (molto
costoso) |
|
Quelli che cambiano raramente i diffusori |
Possono scegliere l’amplificatore in funzione del
diffusori (e risparmiare) |
L’Unico 100 eroga 500 Watt continui su 2 ohm e va quindi considerato un 125 Watt da 2 a 8 ohm. Ne segue che, se l’impedenza minima del carico vale 3.2 Ohm (come da normativa) l’Unico 100 gestisce sfasamenti nell’ordine di 50° senza difficoltà. Anche gli amplificatori potenti hanno i loro limiti ma questi si manifestano solo nelle effettive condizioni d’uso e possono essere messi in evidenza da determinati diffusori e anche da determinati programmi musicali.
Quindi un amplificatore non va valutato dalla potenza che può erogare ma dalla tensione che può garantire al variare del carico. Questo va fatto in conformità alla definizione di generatore di tensione ideale. Va ribadito che, per l’amplificatore, interessa soltanto il dato di potenza continua. Su intervalli di tempo brevi, le protezioni non fanno in tempo ad intervenire e, nei test, si vedono amplificatori che, sulla carta possono erogare potenze “istantanee” molto rilevanti ma che poi, al lato pratico non suonano come atteso. Infatti, un test su carico resistivo con segnali di durata inferiore a 0.7 secondi, non è conforme alle effettive condizioni d’uso. Anzi ha poco a che vedere con le effettive condizioni d’uso. Questi 0.7 secondi sono il risultato di una statistica basata sullo studio dei segnali musicali. In HiFi non dobbiamo preoccuparci dei valori medi ma dei valori massimi, tanto vale quindi fare riferimento solo alla potenza continua. Il dato di potenza istantanea è fuorviante.
Le altre caratteristiche importanti sono:
-
la distorsione di intermodulazione al variale del carico
-
impedenza di ingresso
-
impedenza di uscita
-
sensibilità
-
distorsione armonica
-
banda passante
-
rumore riferiro all’ingresso (non pesato)
-
distorsione armonica in funzione della frequenza
-
quelli “poco misurati”
-
banda passante in funzione del carico
-
banda passante ai grandi segnali in funzione del carico
-
slew rate in funzione del carico
-
simmetria dello slew rate.
-
impedenza di uscita in funzione della frequenza
quelli che non vengono mai misurati sono:
-
intermodulazione con la frequenza di rete (reiezione alimentazione)
-
distorsione integrale in funzione del carico
-
cross-talk tra i canali (al variare del carico)
-
reiezione di modo comune
-
tempo di intervento e ripristino delle protezioni
Sarebbe interessante misurare
anche la risposta in frequenze e la distorsione ad anello aperto ma
l’amplificatore va trattato come una “scatola nera” della quale osservare la
risposta in funzione dello stimolo senza occuparsi di come è fatto dentro
(punto di vista dell’utilizzatore).
La misura di distorsione armonica,
in un amplificatore, è poco utile e dovrebbe essere estesa alle armoniche di ordine ben superiore al terzo. Molto
meglio una misura di Distorsione Integrale Densa e (visto che si può fare) di
un Null Test.
Ricordiamo che la condizione
necessaria e sufficiente per l’assenza di distorsione armonica è l’assenza di
intermodulazione. La presenza di distorsione armonica di qualsiasi ordine e
tasso comporta necessariamente distorsione per intermodulazione.
Anche per gli amplificatori si
distingue la distorsione stazionaria e la distorsione di forma. La seconda, in
assenza di controreazione, è ben tollerata in presenza di clipping duro è mal
tollerata-