Come
leggere le prove di Audio Review
di Mario
Bon
3 febbraio
2012
(ultima
revisione 19 marzo 2016)
Le prove di Audio Review, condotte da GPM, sono le più complete per quanto riguarda le non linearità (cinque grafici e 3 metodologie diverse). Oltre a queste misure viene rilevato lo schema del cross-over e, a discrezione, vengono fatte altre misure particolari. Il commento allegato alle misure non rispetta un format predefinito ma è sempre molto ampio.
Se fosse rispettato un format si rasenterebbe al perfezione.
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Risposta in frequenza in asse del diffusore. Viene ripresa in campo vicino alle basse frequenze e sopprimendo le riflessioni sul resto dello spettro. I diffusori oltre una certa dimensione vengono misurati a due metri di distanza e quindi il livello misurato riportato a un metro come da normativa. A partire dal numero 332 della rivista viene ricercato l’asse privilegiato di radiazione. Precedentemente il microfono veniva posto in asse al tweeter . Questo è il modo corretto di operare. Viene riportato il dato di sensibilità valutato tra 200Hz
e 10kHz (escludendo quindi la prima decade e l’ultima ottava) In questa misura, più che la perfetta “piattezza” conta la
regolarità. |
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La risposta in frequenza misura il suono diretto che è lo stesso in ogni ambiente. Se non si ricerca l’asse privilegiato di radiazione, piuttosto che misurarla sull’asse del tweeter, sarebbe preferibile misurarla con il microfono posto all’altezza di una persona seduta almeno a due metri di distanza. Questo però comporterebbe una “incertezza” per i diffusori da stand. Visto che quasi tutte le misure sono fatte a due metri, nel 90% dei casi, cambia poco o nulla. |
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La misura in campo vicino di un diffusore a sospensione
pneumatica è univoca e facilmente riproducibile.
Per un reflex potrebbe essere molto più complicata. Se il
woofer ed il condotto sono vicini è difficile separare completamente il
contributo del woofer da quello del condotto. Quindi le misure “vegono meglio”
sui diffusori che hanno il condotto posteriore o posto sotto al diffusore. C’è
poi il problema della equiparazione dei livelli che dipende sia dalla distanza
che dal rapporto tra le superfici radianti… e non sarebbe ancora finita. Non è
facile.
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Esempio di risposta in frequenza con risposta a 30,45 e
60° Questa misura, almeno fino al numero 331 della rivista,
non faceva parte del set standard. |
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Risposta in ambiente (nel punto di ascolto) misurata con
rumore rosa a terzi di ottava e due diffusori in funzione. I diffusori sono
alimentati con due generatori di rumore indipendenti ed incoerenti. Se non sbaglio la distanza dai diffusori è attorno a 2.8
metri. Questa misura dipende molto da come vengono posizionati (e
orientati) i diffusori rispetto al microfono nel particolare ambiente
d’ascolto. Più che al perfetta “piattezza” , anche qui, conta la
regolarità. Personalmente preferirei le due misure del diffusore dx e
sx prese singolarmente e sovrapposte (anche per valutare la differenza tra i
due diffusori). |
Nota: perché usare due generatori non correlati. Nella
misura di due diffusori contemporaneamente in funzione una differenza di
percorso acustico tra i diffusori ed il microfono produrrebbe interferenza che
altererebbe il risultato specie alle frequenze più alte. L’interferenza ha un
brutto difetto: se è costruttiva produce un aumento di 6 dB, se è distruttiva,
al limite, annulla completamente l’SPL (e lascia solo il rumore di fondo).
Quindi si potrebbero produrre modesti picchi e buchi molto evidenti.
Per quanto riguarda le frequenze basse se i diffusori
eccitano modi diversi dell’ambiente questi risultano mediati. L’uso di due
generatori indipendenti rende il risultato più leggibile. Dato che tutti i
diffusori sono misurati allo stesso modo la comparazione tra diffusori diversi,
pur con i dovuti distinguo, è più agevole. Va poi tenuto conto che, in genere,
GPM sceglie la posizione dei diffusori “strumentalmente” anche per ottimizzare
la sessione di ascolto.
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Caruso Tre vie con 4 woofer da 8” , 4 medi da 5” e 1 tw da
1” |
Callas: due vie con 1 woofer da 5” e due tweeter da 1” |
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Distorsione armonica a 90 dB. Viene misurata seconda,
terza, quarta e quinta armonica. Le armoniche di quarto e quinto ordine sono
molto indicative della qualità dei componenti e per la quantità di
intermodulazione che i diffusori produrranno nelle effettive condizioni
d’uso. Teoricamente la distorsione dovrebbe essere nulla. Un
tasso nell’ordine (o inferiore) allo 0.32% con assenza di armonica superiori
al terzo va considerata una condizione
molto favorevole. |
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Per quanto riguarda la distorsione meno ce n’è e meglio è.
La presenza di distorsione armonica comporta sempre la presenza di
distorsione di intermodulazione (la più fastidiosa). Nei sistemi a 3 vie con
il primo taglio sotto i 200 Hz (Caruso, Malibran, Tebaldi, Quinta 2011, 2014,
SE, Diva, Grand Callas…) è accettabile un tasso di distorsione del woofer più
elevato (tale distorsione non porta intermodulazione in gamma media). In un
sistema a 2 vie con il 3% di distorsione a 100 Hz una distorsione molto
contenuta in gamma media non significa nulla perché l’intermodulazione sarà
determinata dallo spostamento volumetrico del woofer e potrebbe essere anche
molto elevata. Questo per dire che leggere il grafico della distorsione
armonica non è banale e non può prescindere dal tipo di diffusore in esame
(in particolare dal numero di vie e dalle frequenze di cross-over). A ben guardare la distorsione di ordine
pari (che dipende dalla simmetria della caratteristica di trasferimento)
dovrebbe essere minima o nulla. La distorsione di ordine dispari (legata a
clipping o alla massima escursione) dovrebbe essere bassa e aumentare per
stimoli di ampiezza superiore ad un certo limite (oltre la massima escursione
dell’altoparlante). I due grafici riportati qui sopra si riferiscono a due
diffusori di dimensioni e prezzo molto diversi. Salta agli occhi la
differenza di distorsione nella gamma 100-400 Hz che è un range di frequenza
molto delicato dove cadono molte fondamentali. Si nota anche il livello molto
basso della distorsione armonica di quarto e quinto ordine. Ridurre la distorsione dall’ 1% allo 0.32% richiede un
notevole salto nella qualità dei componenti. |
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Impedenza elettrica: Modulo (nero) e fase (rosso) Viene indicato il minimo modulo della parte reale
dell’impedenza (che è quello che serve assieme alla massima variazione della
fase). Teoricamente dovrebbe essere una retta in corrispondenza
ad un valore compreso tra 3.2 e 19.2 ohm. Se il minimo della parte reale è
pari o superiore a 3.2 ohm e la fase contenuta entro più o meno 20° va
considerata molto buona. Minimi inferiori a 3.2 ohm sono fuori norma. Anche qui conta molto la regolarità ed in particolare le
variazioni di fase dovrebbero essere “lente” e contenute entro più o meno una
trentina di gradi al massimo. Brusche variazioni di fase mettono in
difficoltà gli amplificatori meno dotati.
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Anche qui è importante la regolarità: buchi improvvisi,
profond e localizzati segnalano problemi si una certa entità. |
MIL Massimo Livello di Ingresso. Sostanzialmente determinata dalla sensibilità e dallo
spostamento volumetrico degli altoparlanti. Viene registrato il livello del segnale in ingresso in
corrispondenza del quale il diffusore produce il 5% di distorsione di
intermodulazione su un terzo di ottava. L’amplificatore utilizzato per la
prova eroga 500 Watt RMS su 8 ohm. Teoricamente dovrebbe essere una retta in corrispondenza
a 500 Watt. Ciò significherebbe che è
possibile applicare ai morsetti del diffusore una tensione di 63.2 Volt RMS
per ogni terzo di ottava e che la distorsione di intermodulazione non cresce
oltre il 5%. Se il risultato fosse una retta in corrispondenza a 400 o a 300
watt sarebbe ugualmente molto buona. |
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MOL Massimo Livello di Uscita. Non è na misura diretta ma viene calolata combinanso la
risposta in frequenza con la MIL. Sostanzialmente determinata dallo spostamento volumetrico
e dalla sensibilità. Viene registrato il livello SPL corrispondente al 5% di
distorsione di intermodulazione. Se la MIL è una retta, la MOL ricalca la risposta in
frequenza del diffusore. La MOL, per una cassa chiusa, a bassa
frequenza, aumenta di 12 dB per
ottava (3 dB per ogni terzo di ottava) (da 20 Hz fino alla risonanza). Va confrontata con la risposta in frequenza. |
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ETC (logaritmo della risposta impulsiva h(t) al quadrato) Mostra gli effetti della diffrazione ai bordi, delle
riflessioni interne al mobile e dei disallineamenti temporali tra i diversi
altoparlanti. Quello che si vede è sostanzialmente il decadimento temporale
delle frequenze medio-alta. Deve presentarsi con un singolo picco che decade
velocemente (figura di sinistra). La figura a destra si riferisce ad un
diffusore con woofer dinamico e trombe per medi e acuti. Si distinguono con
chiarezza i contributi distinti del tweeter e del medio (che è ritardato).
Per la cronaca la risposta in frequenza del diffusore di destra sembra tirata
con il righello. In questo caso non ha senso parlare di fase minima ma
nemmeno di approssimazione di fase minima. Nelle note di ascolto del
diffusore di destra non c’è alcun cenno a qualsivoglia problema di Chiarezza
segno evidente che la cosiddetta “distorsione di fase” o “eccesso di fase” è
quanto meno difficilmente da indivisuare. E’ evidente che la risposta a
sinistra sia migliore di quella a destra. E’ altrettanto evidente che
valutare la risposta in frequenza senza conoscere la ETC, la waterfall e la
dispersione orizzontale non basta:
una risposta in frequenza piatta può non significare nulla. Il
contrario però non è vero: se la risposta in frequenza non è buona si avverte
una caratterizzazione del timbro. Ne segue che una risposta in frequenza regolare
è una condizione necessaria ma non sufficiente per ottenere una buona qualità
di riproduzione. |
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TND (Total Noise Distirtion) La differenza di distorsione armonica tra Caruso e Callas
non basta per sviscerare il comportamento del diffusore. La differenza
maggiore dipende dal diverso numero di vie: nella Caruso la distorsione di
intermodulazione in gamma attorno a 500 Hz è inferiore a 0.5%. Nella Callas
(due vie) è superiore all’1% ed è determinata dalla escursione del woofer a
bassa frequenza. Con generi musicali con scarso contributo di bassa frequenza
la distorsione “percepita” della Callas risulta minore di quanto mostra la
misura. |
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TND Total Noise Distortion a
90 e 100 dB. Lo stimolo è costituito da rumore rosa filtrato a terzi di
ottava a bande alternate. Viene stimolata la produzione di tutte le forme di
distorsione (armonica, intermodulazione, Doppler, compressione termica, ecc.).
Le condizioni però non sono equiparabili alle “effettive condizioni d’uso” e,
a mio modo di vedere, la distorsione è sovrastimata. Per un tre vie il
risultato della Caruso è molto buono. Il risultato della Callas, trattandosi
di un due vie, lo è altrettanto. Questa misura soffre di una limitazione (che si può
eliminare): le bande laterali che causano la sovrastima della distorsione stessa. |
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Waterfall – diagramma di decadimento. Si deve fare
attenzione alla dinamica della misura: se vengono riportati solo i primi 20
dB la misura appare sempre molto buona. Se vengono riportati i primi 60 dB la
misura appare meno buona. Quindi attenzione alla scala in particolare se si vogliono
confrontare grafici diversi. La waterfall è direttamente legata alla riproduzione della
Chiarezza. |
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La waterfall rappresenta l’inviluppo della risposta al
burst a tutte le frequenza rappresentate. Per esempio, nella figura, si vede
che a 2000 e 4000 Hz c’è un tempo di decadimento più lungo. In teoria il
grafico dovrebbe apparire “vuoto”: più roba c’è e paggio è. |
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Misure particolari:
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B&W
800D con tubo flangiato |
Opera
Divina con tubo tronco |
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Esempio di una misura particolare fatta per due diffusori
reflex: Rumore e distorsione emesso dal condotto reflex Parte della distorsione armonica è prodotta direttamente
dal woofer ed esce dal condotto. La distorsione non armonica invece è dovuta
al condotto. Si noti il diverso comportamento del tubo tronco rispetto al
tubo flangiato. Personalmente preferisco il tubo tronco. Oggi invece sono di
moda i tubi flangiati. |
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Altre misure particolari: sovrapposizione all’incrocio tra
medio e tweeter, risposta dei filtri, risposta al gradino di tensione. |
Manca qualche cosa?
Si potrebbe produrre la misura della differenza tra i due diffusori (basta anche da 300 Hz in su) tanto per valutare la correttezza della ricostruzione del canale virtuale centrale. Una volta si facevano i diagrammi polari ma si capisce che è una misura che richiede molto tempo (agevole solo su diffusori abbastanza “piccoli”).
Conclusione
In sostanza Gian Piero Matarazzo (che si firma spesso
G.P.M.) dispone di ottima strumentazione che usa in modo corretto, esegue quasi
tutte le misure che servono, lo fa seguendo le norme e presenta risultati
attendibili al 99.9% (solo perché la perfezione non è di questo mondo) . Non è
un caso che non abbia mai pubblicato una risposta in frequenza “sulla finestra
d’ascolto” (come Stereophile o Soundstage).