420c
di MB
6 aprile
2016 (rivisto 1 luglio 2017)
Parte Seconda: Udibilità della distorsione nei sistemi di altoparlanti
|
Il nostro apparato uditivo misura la distorsione indirettamente
attraverso la Fatica da Ascolto. Ci sono sistemi che diventano “affaticanti”
dopo pochi minuti, altri dopo ore. La
fatica da ascolto però non dipende solo dalla distorsione ma anche dal
livello SPL , dalla risposta in frequenza e dalla risposta in potenza del
sistema in esame e anche dall’ambiente (per esempio se è troppo rumoroso o
troppo riverberante o anche troppo affollato). Questo complica un poco le
cose. Per valutare la Fatica da Acolto causata dal sistema di altoparlanti si
devono eliminare tutte le altre cause. Anche quando l’ambiente sia stato reso
idoneo ci si deve accertare che la risposta
in frequenza, in potenza ed il livello SPL non siano di per sé
affaticanti. Resta poi il problema della soggettività (ciascuno si affatica
in tempi diversi). |
La JDD (Just Detectable
Distortion) è la distorsione appena
percepibile ovvero il limite al di sotto del quale la distorsione non è udibile (La JDD è stata introdotta da Moir). La JND (Just Noticeble Difference) è la minima
differenza percepibile nella variazione di una grandezza (si veda per esempio
la Legge di Stevens).
Il risultato di qualsiasi misura
si valuta in funzione della minima soglia percepibile e della JND.
Esiste una JND anche per la
distorsione. La distorsione è una grandezza multidimensionale e la sua
udibilità e/o tollerabilità dipende dalla frequenza. Nel tempo abbiamo imparato
a distinguere la distorsione “stazionaria” dalla distorsione “di forma”
(maggiormente tollerabile) ma la situazione è comunque complicata: è noto, per
esempio, che in un sistema a tre vie,
con il primo taglio basso, il tasso di distorsione tollerabile a bassa
frequenza è superiore rispetto ad un sistema
a due vie o monovia.
Per quanto riguarda la distorsione
armonica (misurata ad una certa frequenza) non è difficile valutare la JDD.
Tuttavia, in letteratura, si trovano valori di JDD molto variabili (dallo 0.02
all’1%). Ma, dove è presente distorsione armonica, è sempre presente la
distorsione di intermodulazione che, non essendo in relazione armonica con lo
stimolo che la genera, è più fastidiosa
della distorsione armonica stessa. Ne segue che è più importante valutare la
distorsione di intermodulazione. Nei sistemi di altoparlanti le cause di
distorsione sono molteplici: la caratteristica statica e dinamica di
trasferimento, la compressione termica, la distorsione Doppler, ecc. . Dato che
queste cause non sono facilmente separabili la tendenza attuale è quella di
misurarle tutte contemporaneamente. I sostanza si riduce tutto a una
espressione di questo tipo:
|Vout> = A|Vin> + |disto> (A è idealmente una costante)
da cui
|disto> = |Vout> - A|Vin>
il ket |disto> (che dipende sia
dalla frequenza che dall’ampiezza di Vin) contiene tutto quello che non ci
dovrebbe essere in |vout>: distorsione non lineare e rumore.
La JDD dovrebbe fissare il limite
di udibilità di questo termine.
L’ostacolo più evidente è misurare
|disto> nelle effettive condizioni d’uso. Per un impianto stereo le
effettive condizioni d’uso corrispondono ad una catena debitamente installata,
in un ambiente domestico adeguato, costituita
da una sorgente, un amplificatore ed un sistema di altoparlanti. Il
genere musicale, anzi il singolo segmento musicale, e il livello SPL riprodotto
sono determinanti. In pratica si dovrebbero fare un numero impraticabile di
misure e protrarre i test di ascolto, in situazioni diverse, per ore.
Ci sono solo due condizioni
facilmente riconoscibili: quando la distorsione è troppo alta e quando la
distorsione non è udibile (molto bassa).
Per riconoscere queste situazioni limite basta poco tempo e non servono misure di alcun tipo (basta un po’
di esperienza).
Per semplificare una situazione
complicata si fanno delle ipotesi. Nel caso della distorsione si ragiona in
questo modo: sottoponiamo il sistema di altoparlanti ad uno stress molto
elevato, se si comporta bene significa che, in condizioni normali, si
comporterà meglio. Vista la natura non lineare dei fenomeni che si vanno a
valutare questo ragionamento ha un suo senso ma non porta ad un giudizio valido
in generale. Per esempio un diffusore può non essere in grado di riprodurre i
32 Hz in modo decente ma può essere perfettamente in grado di riprodurre tutti
quei generi musicali che non prevedono la presenza di note così profonde.
Un altro criterio, completamente
opposto, è quello adottato dalla rivista statunitense Stereophile che non
esegue alcuna misura di distorsione (se non in casi eccezionali): se il
diffusori distorcono troppo si abbassa il volume. Alcuni sistemi “funzionano
meglio” con il volume a zero.
Ci sono stimoli che rappresentano
adeguatamente le effettive condizioni d’uso? Si, la musica stessa. La musica
presenta uno spettro continuo. Esistono metodologie che consentono di
utilizzare la musica come stimolo? Si (la RD) ma questa non è adatta ai sistemi
di altoparlanti.
La RD (proposta da Temme) si basa
sulla separazione della parte incoerente del segnale e richiede che il canale
di trasmissione sia unico e quindi non si adatta ai sistemi di altoparlanti
dove sono sempre presenti fenomeni di interferenza (al minimo la diffrazione ai
bordi). La RD è anche molto sensibile al rumore ambientale (in realtà a tutto
quello che succeda tra l’altoparlante ed il microfono di misura).
Per quanto riguarda la TND (Audio
Review), secondo gli autori di tale procedura, si possono estrarre gli stimoli
anche da segmenti musicali ma basta ascoltarli per capire che non è la stessa
cosa.
Un altro modo è cercare di
approssimare le effettive condizioni d’uso utilizzando stimoli con spettri
sufficientemente densi ma non continui in modo da separare il contenuto
spettrale dello stimolo dallo spettro della distorsione che si vuole misurare.
Per avvicinarsi maggiormente si può “modellare” lo spettro dello stimolo
attenuando le prime e le ultime ottave. Queste misure sovrastimano o
sottostimano la distorsione? La domanda non è banale. Tra l’altro il rumore
viene processato dal cervello in modo diverso dalla musica e quindi i risultati
ottenuti non sono direttamente riferibili all’ascolto della musica riprodotta.
Senza entrare nel merito della
validità dei singoli metodi di misura, ci si deve porre una domanda
fondamentale: per questi metodi, viene fornito il valore della JDD? No. Quindi
si misura un tasso o uno spettro di distorsione ma non si sa se sarà udibile o
(per quanto tempo) tollerabile.
La definizione della JDD è
fondamentale: supponiamo di confrontare una classica misura di distorsione
armonica con una misura eseguita con uno stimolo multitono (Klippel).
Supponiamo di misurare un tasso medio dello 1% di distorsione armonica e del 3%
con stimolo mutitono (a parità di livello SPL ottenuto con i due segnali).
Il 3% d distorsione sembra un
valore elevato ma quale è la JDD della misura? Se la JDD della misura di fosse
dell’1% la distorsione sarebbe “alta” ma se fosse del 4% sarebbe non udibile.
Quindi la corretta lettura del risultato dipende dalla definizione della JDD.
Come viene risolto il problema.
Attualmente si cerca di realizzare
sistemi con la minore distorsione possibile riducendo la distorsione prodotta
da ciascun singolo elemento del sistema (il cabinet, gli altoparlanti, il
cross-over). L’esperienza, ma anche la teoria, dice che nei sistemi dove è
assente la distorsione di ordine superiore al terzo l’intermodulazione è bassa.
Confrontando tra loro le prestazioni sonore di sistemi diversi, si deduce che,
quando la distorsione armonica è mediamente inferiore allo 0.3%, questa è ben
tollerata. Naturalmente lo 0.1% è meglio dello 0.3%….
Il sistema funziona ma ha una
controindicazione: migliorare anche di poco le prestazioni di un sistema può
comportare un aumento di costi che non appare sempre proporzionato all’aumento
di qualità. Conoscere la JND per la distorsione non lineare sarebbe di grande
aiuto.
Ecco perché, specie per chi
progetta i sistemi di altoparlanti, l’argomento “udibilità della distorsione” e
“misura della distorsione” è sempre molto attuale.
La JND è una quantità molto
utilizzata nell’industria. Migliorare un prodotto meno di quanto possa essere
percepito dall’utente è inutile ed antieconomico.
La JDD e la JND sono fondamentali e rappresentano il vero criterio in base al quale valutare i risultati delle misure. Come “cura preventiva” è opportuno realizzare sistemi di altoparlanti che, per cominciare, non rappresentino un problema per l’amplificatore e quindi caratterizzati da una impedenza elettrica, se non costante, almeno “lentamente variabile” in funzione della frequenza e con minimi non esageratamente bassi (possibilmente a norma).
Parte Seconda: Udibilità della distorsione nei sistemi di altoparlanti
Le riviste di settore
Tra le riviste che producono test strumentali sui sistemi di altoparlanti, non tutte danno lo stesso peso alle misure di distorsione:
|
Audio Review |
Distorsione armonica, TND,
MIL, MOL |
Italia |
|
Soundstage |
Distorsione armonica |
Canada |
|
Stereoplay |
Distorsione armonica a livelli diversi (85-100 dB) |
Germania |
|
StereoPhile |
Nessuna (*) |
USA |
|
SUONO |
nessuna |
Italia |
|
(*) tranne casi particolari |
||
La posizione di Stereophile è la seguente: dato che la
distorsione prodotta da un sistema di altoparlanti dipende dal livello SPL, se
la distorsione è eccessiva basta abbassare il volume.
È vero che, con certi sistemi, abbassando anche di poco il
volume la distorsione migliora molto nel senso che diventa sicuramente più
tollerabile ma difficilmente “non udibile”.
La distorsione può essere valutata indirettamente attraverso
la fatica da ascolto quindi, se i test durano un tempo sufficiente, si può
valutare la fatica da ascolto “ad orecchio”. Ma per sapere se un sistema di
altoparlanti possa essere ascoltato per otto ore…lo si deve ascoltare per otto
ore. Ciò limita fortemente il numero di test eseguibili (e ne aumenta i costi).
Le norme DIN pur molto vecchie fissano dei limite che, a ben
guardare, non sono diversi da quanto indicano gli studi più recenti.
Secondo le norme DIN la distorsione armonica totale (THD)
deve essere misurata quando il sistema produce un livello SPL di 96 dB a un
metro.
Se la distorsione contiene solo la seconda e la terza
armonica possiamo riportare le indicazioni delle norme DIN al livello di 90 dB
(al quale normalmente si eseguono le misure). Quello che risulta è riportato
nella tabella che segue:
|
Limiti da normativa (a 96 dB) |
Riferiti al livello di
90 dB |
|
inferiore al 3% da 250Hz a 1kHz meno di 1% a 2 kHz e oltre |
inferiore al 1.5% da 250Hz a 1kHz meno di 0.5% a 2 kHz e oltre. |
Come si vede, a 90 dB, la distorsione in
gamma bassa deve essere inferiore allo 1.5% e scendere sotto allo 0.5% in gamma
media. Notiamo che, ancora oggi, non
sono molti i sistemi di altoparlanti che scendono sotto l’1.5% di distorsione armonica a frequenze
inferiori a 50 Hz.
|
|
|
|
Norme DIN
45500 (Germania) per risposta in frequenza e distorsione armonica totale
(THD) di un diffusore acustico. |
|
La norma DIN non distingue tra sistemi a due o più vie. Esistono diffusori commerciali, giudicati ottimi,
che superano i limiti di distorsione armonica totale fissati dalle norme DIN.
Ciò ripropone il problema sia della definizione della JDD (distorsione appena
percepibile) che della attendibilità di certi giudizi (o delle condizioni in
cui vengono ottenuti).
|
|
JDD (Just Detectable Distortion) Distorsione appena percepibile per toni sinusoidali
introdotta da Moir. Secondo Moir a 100 Hz un tasso di distorsione armonica anche
oltre il 20% non è udibile. Per toni sinusoidali la percezione della distorsione
dipende anche dal livello SPL Quindi questi dati vanno presi con molta prudenza. Il 20% di distorsione a 100 Hz in un sistema a due vie
ganera una distorsione di intermodulazione intollerabile. |
.
Udibilità della distorsione di intermodulazione (secondo Freyer) |
|
|
Ascoltatori esperti (con musica) |
Dal 2 al 4% (pianoforte) |
|
Ascoltatori non esperti (con musica) |
Dal 4 al 5% |
|
Esperi e non esperi (toni puri) |
1% (dipendente dal livello) |
|
Limite di percezione della distorsione di intermodulazione
del primo ordine (f1+f2,f2-f1) secondo Freyer. La percezione della
distorsione è soggettiva e dipende anche dal contenuto del programma
musicale. I risultati sono indipendenti dal tipo di sistema di altoparlanti
utilizzato (da 4 vie a 2 vie) |
|
|
|
MacKenzie fissa un
tasso di distorsione inferiore allo 0.25% sia per la distorsione armonica che
di intermodulazione tra 200 e 7000 Hz con il limite di tollerabilità all’1%.
La tollerabilità e fissata all’1% tra
700 e 12kHz. In rosso le norme DIN. |
Qualche cosa di
più moderno
Ricordiamo, nell’ordine prestabilito, degli
attributi del suono di un sistema di altoparlanti:
|
Attributo |
Grandezze |
Misure associate |
|
Calore |
Risposta in frequenza, limite inferiore e
superiore |
Risposta in frequenza |
|
Fatica da ascolto |
Distorsione non lineare |
Distorsione integrale a livelli crescenti |
|
Forza |
Massimo SPL |
Spostamento volumetrico |
|
Chiarezza |
Definizione orizzontale e verticale |
Waterfall, ETC, Wavelet, eccesso di fase,
ecc. |
|
Spazialità |
Larghezza apparente della sorgente (ASW) e
coinvolgimento dell’ascoltatore (LE) |
differenze tra canale destro e sinistro,
indice di direttività, diagrammi polari |
|
Brillanza |
Legata alla presenza di sorgenti
ausiliarie. |
Persistenza delle note alte (incremento di
Chiarezza e Spazialità) |
Questi attributi (tranne la Forza che è effettivamente indipendente dagli altri)
diventano indipendenti uno dall’altro se valutati nell’ordine mostrato in
tabella. Per esempio se il Calore non produce di per sé fatica da ascolto,
allora la Fatica da Ascolto stessa è imputabile tutta alla distorsione non
lineare. I primi quattro riguardano un singolo diffusore. La Spazialità riguarda
la coppia di diffusori mentre la
Brillanza dipede dalla disponibilità di
una sorgente ausiliaria (o dalla omnidirezionalità alle frequenze alte)
Per un diffusore acustico ridurre la
distorsione dall’1% allo 0.32% o allo 0.1% (al livello di 90 dB a un metro) presenta
una differenza di costo non indifferente.
Rileggendo criticamente i dati che
riguardano l’udibilità della distorsione, raccolti in letteratura, si possono
estrapolare le seguenti infoemazioni:
l’apparato uditivo
|
produce distorsione armonica (distorsione
aurale) e distorsione di intermodulazione (sia nell’orecchio che nel cervello).
Tale distorsione cresce con il livello del segnale |
distorsione aurale descritta da Olson, distorsione di intermodulazione: scale
Shepard, terzo suono del Tartini, ricostruzione della fondamentale mancante,
ecc. |
|
non distingue la distorsione prodotta
dalla sorgente dalla distorsione che esso stesso produce |
corregge l’una assieme all’altra. Questo
avviene perché l’apparato uditivo si è evoluto quando l’HiFi non esisteva (*) |
|
interpreta l’aumento di distorsione aurale
come un incremento del livello SPL |
Se la distorsione è proporzionale all’ampiezza dello stimolo,
associa un suono “distorto” ad un suono più forte (**) |
|
è molto più sensibile alla distorsione
prodotta dal “clipping duro” dell’amplificatore a stato solido (1%) che al “clipping
morbido” dell’amplificatore a valvole
e meno ancora al clipping degli altoparlanti (che è ancora più
“morbido” di quello degli ampli a valvole) |
Perché il “clipping morbido” produce una
distorsione simile alla distorsione aurale. Spesso è distorsione di forma
(più tollerabile) |
|
(*) per l’apparato uditivo le sorgenti
naturali non hanno distorsione: la realtà è quello che è. |
|
|
(**) se la distorsione è limitata alla 2^
e 3^ armonica il tasso di distorsione è proporzionale all’ampiezza del
segnale (Hewlett&Packard) |
|
A questo si aggiunga che
|
i limiti di udibilità della distorsione
sono soggettivi: dipendono dall’esperienza dell’ascoltatore, dal programma
musicale e dal livello SPL. |
La distorsione aurale è soggettiva quindi è
normale che sia simile in individui diversi. |
|
La distorsione produce fatica da ascolto |
Anche la fatica da ascolto è soggettiva |
La distorsione può essere:
|
- non udibile |
|
|
- udibile |
Non tollerabile |
|
tollerabile |
Si deve distinguere
-
la distorsione stazionaria
-
la distorsione di forma (più facilmente tollerata)

La condizione più facile da riconoscere è
quella che si presenta da subito “non tollerabile”: non servono ulteriori
valutazioni.
La condizione di “non udibilità” è la
preferibile: una cosa che non si sente è come se non ci fosse. Le condizioni
descritte vengono distinte su base statistica. Se il 71% degli ascoltatori dice che la distorsione non è udibile, la
distorsione non è udibile (lo stesso per la distorsione tollerabile). Questo
criterio statistico standard ha portato a sopravalutare i limiti di udibilità.
Purtroppo chi è abituato a frequentare i concerti dal vivo o chi ha esperienza
di riproduzione musicale è molto più sensibile rispetto alla media degli
individui normodotati.
La condizione più difficile da gestire è la
condizione di tollerabilità. Un fenomeno tollerabile è comunque udibile e si
accompagna a qualche altro effetto udibile che riguarderà la Chiarezza e la
Spazialità (nel breve periodo) e la Fatica da Ascolto (nel medio-lungo
periodo). Una situazione tollerabile, trascorso un certo periodo diventa
intollerabile. Ciò che è tollerabile per 30 minuti può diventare
non_tollerabile dopo un’ora. Si capisce quanto sia difficile districarsi in questa situazioen.
Distorsione di
forma
il clipping dell’amplificatore o
dell’altoparlante comporta "distorsione di forma" che riguarda la
forma dei picchi del segnale. Il “clipping duro” produce un aumento della
distorsione subitaneo. Il “clipping morbido” produce un aumento della
distorsione progressivo. L’intervento delle protezioni dell’amplificatore può
prolungare la condizione di funzionamento non lineare (effetto chattering).
Viste le caratteristiche della distorsione aurale, è naturale che il clipping
morbido sia meglio tollerato e, a volte, addirittura desiderato. La distorsione
di forma dipende fortemente dal programma musicale. I programmi musicali con
fattore di cresta elevato (maggiore di 10) presentano picchi di segnale rari,
brevi ed isolati. Uno stondamento di questi picchi passa facilmente inosservato.
La musica a basso fattore di cresta suona già male di suo e non vale la pena
prenderla in considerazione.
Distorsione
stazionaria
La distorsione che si misura eccitando il
sistema con segnali artificiali
(periodici quindi stazionari) si chiama “distorsione stazionaria”.
È consuetudine distinguere diversi tipi di
distorsione:
|
Armonica |
Si misura con sinusoidi, dipende solo
dall’ampiezza dello stimolo |
|
Intermodulazione |
Si misura con segnali non sinusoidali,
dipende dallo spettro e dall’ampiezza dello stimolo |
|
Sub armonica |
Dipende dall’ampiezza e dalla frequenza dello
stimolo |
|
Doppler |
dipende dalla banda passante e dalla
velocità del diaframma (produce un allargamento delle righe spettrali simile
alla modulazione in frequenza) |
Anche se vengono distinte per comodità, queste
distorsioni, se presenti, vengono percepite contemporaneamente. Ne segue che ci
si è orientati, giustamente, nel misurarle tutte contemporaneamente usando come
stimoli i segnali multitono. Chi scrive misura la Distorsione Integrale che
utilizza come stimolo la sovrapposizione
di una sequenza di sinusoidi isoenergetiche separate da un
semitono (come le nore del pianoforte).
Il segnale D.I. standard è composoto sa 120 sinusoidi (12per ottava su 10 ottave da 20 a 20kHz). Quando
lo spettro della D.I. è 40 dB sotto allo stimolo è tollerabile (1%) quando è 50
dB sotto allo stimolo è considerata “non udibile”. Quindi la JDD della
Distorsione Integrale è “spettro 50 dB sotto allo stimolo”.
La morale di questo discorso è
che, ottenuta una Distorsione Integrale non udibile, non è necessario
preoccuparsi più di tanto della distorsione di forma perché ci pensa l’apparato
uditivo a compensarla. Questo consente di dimensionare il sistema di
altoparlanti in modo un po’ meno conservativo.
In sostanza non è necessario, per avere buone prestazioni ad un livello
di ascolto di 90 dB SPL, che la distorsione sia non_udibile sui picchi a 110 o
120 dB. A 90 dB deve essere non udibile la distorsione stazionaria, a 110 o 120
dB la distorsione di forma deve essere tollerabile. A rendere tollerabile la
distorsione di forma sui picchi del segnale ci pensa, almeno per una buona
parte, il nostro l’apparato uditivo. Va da sé che l'amplificatore non deve
clippare in modo
duro.
La distorsione
della catena di riproduzione
Fin qui abbiamo parlato della distorsione
del sistema di altoparlanti. La catena di riproduzione è formata da una
sorgente, un amplificatore e dal sistema di altoparlanti. All’altoparlante
arriva tutta la distorione prodotta a monte e, a questa, l’altoparlante
aggiunge la sua. Ne segue che la distorsione prodotta dall’amplificatore deve
essere molto minore di quella prodotta dall’altoparlante e quella della
sorgente deve essere molto minore di quella prodotta dall’amplificatore.
L’esperienza di che scrive mostra che una
condizione favorevole si ottiene quando:
|
dispositivo |
Tasso
di distorsione |
dB |
|
Sorgente |
0.032% |
-70 dB |
|
Amplificatore |
0.1% |
-60
dB |
|
Altoparlante |
0.32% |
-50
dB |
La tabella qui sopra spiega come sia possibile
distinguere due sorgenti con distorsione diversa anche se questa distorsione è
(teoricamente) inferiore alla JDD. La distorsione della sorgente viene
“aumentata” passando prima attraverso l’amplificatore e poi attraverso
l’altoparlante. Dato un amplificatore che distorce in un certo modo è anche
possibile che “suoni meglio” con certe sorgenti piuttosto che con altre.
A questo proposito ricordiamo che le famose
“sinergie” non sono altro che il modo di correggere un difetto con un altro
difetto (uguale e contrario) che lo compensa.
Scegliendo dispositivi “senza difetti” non c’è bisogno di inseguire le
“sinergie”,