La Distorsione di Fase (nei
diffusori acustici)
di Mario Bon
corretto 13 febbraio 2013, e
ulteriormente l’ 1 giugno 2015, ultima 9 gennaio 2018
Purtroppo
certi argomenti richiedono alcune conoscenze teoriche che riguardano:
isomorfismi, spazi vettoriali, sistemi lineari, trasformate di Fourier e di
Hilbert, teoria dei segnali, elettronica, filtri ecc. . La quantità di
inesattezze che si leggono in rete deriva dalla scarsa confidenza con le
conoscenze di base.
Breve riassunto: Sistemi lineari, fase minima e fase lineare.
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Trasformazione
Lineare |
in
algebra lineare, una trasformazione lineare
è una funzione tra spazi vettoriali che preserva le combinazioni
lineari. Una trasformazione lineare è un omomorfismo tra spazi vettoriali. Un
sistema lineare è un sistema omomorfo. |
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Sistema
lineare Realizzabile |
Un sistema è lineare se, per esso, vale il
principio di sovrapposizione Interessano
i sistemi realizzabili (invarianti, casuali, ecc.) |
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è caratterizzato,
nel dominio del tempo, dalla funzione h(t) detta risposta impulsiva e h(t)
non dipende dall’ampiezza dello stimolo. |
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La
trasformata secondo Fourier di h(t), indicata con H(jw), caratterizza il sistema nel dominio della frequenza. |
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H(jw)
è una funzione complessa e si rappresenta come parte reale e parte
immaginaria o come modulo e fase (diagrammi di Bode). Il modulo di H(jw) è la
risposta in frequenza del sistema. |
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H(jw),
può essere espressa come il prodotto di funzioni passa-alto, passa-banda,
passa-basso e all-pass ovvero come prodotto di una funzione a fase minima per
una opportuna funzione all-pass.. |
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In
genere i sistemi reali si comportano come sistemi lineari in regime di “piccoli
segnali” (tranne gli amplificatori in classe B) |
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Le
funzioni seno e coseno sono “invarianti in forma” per trasformazioni lineari.
Quando una sinusoide attraversa un sistema lineare in uscita è ancora una
sinusoide. Ciò permette di definire un guadagno e una fase. |
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Sistema
lineare a fase minima |
Se
H(jw) ammette l’inversa (una funzione H’(jw) tale che H(jw)H’(jw)=1) il
sistema si dice a “fase minima”. |
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frequenza
e risposta in fase (parte reale e parte immaginaria) di H(jw) sono legate da
una relazione molto forte e data una si ricava dall’altra. |
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Una
condizione necessaria per realizzare un sistema a fase minima è che lo
stimolo viaggi verso l’uscita attraverso un unico canale non dispersivo. |
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vale il
Teorema della Conservazione dell’Informazione (box 1). |
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Sistema
lineare a fase lineare |
È un
sistema che produce un ritardo di gruppo costante a tutte le frequenze. Per
esempio un cavo non dispersivo (velocità di propagazione costante a tutte le
frequenze). |
A rigore i
sistemi reali non sono lineari. Lo diventano in regime di “piccoli segnali”. In
regime di piccoli segnali le deviazioni dal comportamento lineare (distorsione)
sono trascurabili per definizione.
I segnali che percepiamo
(compreso il suono) esistono nel dominio del tempo. La riproduzione di un
transitorio nel dominio del tempo può essere fedele (invarianza in forma) o non
fedele. Nel dominio della frequenza la non corretta riproduzione del
transitorio si riflette nel suo spettro complesso.
Le funzioni che
caratterizzano un sistema lineare nel tempo h(t) e nel domino della frequenza
H(jw) contengono, in forma diversa, esattamente le stesse informazioni.
Il problema
“nel dominio del tempo” è che il confronto tra segnali consente di cogliere
solo differenze eclatanti. Per questo l’analisi dei segnali viene eseguita “nel
dominio della frequenza” ma non si deve dimenticare che “la verità è nel tempo”
(Prof. Domenico Toniolo).
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fine del riassunto
La Distorsione di Fase
Invarianza
in forma:
Le funzioni seno e coseno sono strategiche nella Teoria dei Sistemi perché sono “invarianti in forma” rispetto a trasformazioni lineari. Ciò significa che quando un segnale sinusoidale viene applicato all’ingresso di un sistema lineare la risposta, all’uscita, è ancora sinusoidale (la “forma“ del segnale non è cambiata). Questo consente di definire il guadagno e la fase. L’invarianza in forma si ottiene anche con stimoli diversi dalle sinusoidi. Per esempio se un dispositivo presenta risposta in frequenza piatta e a fase minima estesa almeno da 2 a 200 kHz, risultano invarianti in forma tutti gli stimoli il cui spettro è limitato entro 20 a 20 kHz (circa). Per sintetizzare l’invarianza in forma richiede due condizioni:
- risposta piatta nella banda passante
- fase nulla o lineare nella banda passante.
La qualità più interessante di un sistema nel dominio del tempo (dal punto della riproduzione audio) è la capacità di mantenere invariata la forma dello stimolo.
Box 6: “fase minima” e banda passante |
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Diagramma
di Bode per Fase (rosso) e Ampiezza (blu) di un sistema a fase minima con
banda passante limitata da 20 a 20kHz. La risposta in frequenza mostra un
Passa Alto e un Passa Basso del primo ordine (20 dB/decade). La fase a 20 e
20kH vale rispettivamente +45° e -45°. La variazione di fase si estende per
una decade prima e dopo la frequenza di taglio. Questo sistema è “invariante
in forma” solo per segnali il cui spettro è limitato tra 200 e 2000 Hz (dove
la fase è nulla). Ne segue
che un amplificatore, per non introdurre variazioni di fase nella banda audio
20-20kHz deve possedere una risposta lineare da 2 a 200kHz (anche se la
risposta in frequenza per grandi segnali non deve essere così estesa). |
Nel Box 6 si vede che la zona di “invarianza in forma” per un sistema con banda passante 20-20kHz è limitata alla regione 200-2kHz che, incidentalmente, coincide con la zona di sensibilità rispetto alla fase dell’apparato uditivo (che, secondo alcuni autori, è ancora più ristretta). In sostanza, in un diffusore acustico, è sufficiente rispettare le relazioni di fase nel range 500-2000 Hz (2 ottave su 10).
Questo spiega perché un sistema a bassa distorsione appaia “suonare meglio” anche se presenta un eccesso di fase: l’eccesso di fase deve essere contenuto in una banda di frequenza molto limitata. Lapparato uditivo in gamma media è molto sensibile alla distorsione e relativamente poco sensibile all’eccesso di fase. Quindi è più importante ridurre la distorsione piuttosto che l’eccesso di fase. Anche questo però entro certi limiti perché, nei sistemi multivia, oltre un certo limite le sorgenti non temporalmente allineate danno origine a interferenza che altera la risposta in frequenza . Con un po’ di logoca da queste osservazioni si ricavano i criteri di progetto.
Suono diretto e suono riflesso
Nella
riproduzione audio in ambiente domestico (in generale in presenza di superfici
riflettenti) si distinguono
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il suono
diretto |
si
misura sull’asse privilegiato di radiazione del diffusore acustico e viene
misurato in camera anecoica o con tecniche impulsive (gating). Il suono
diretto non dipende dall’ambiente. |
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il suono
riflesso |
In un
ambiente non sabiniano (come il soggiorno domestico) dipende : dalla
dispersione orizzontale e verticale del diffusore dalla
geometria dell’ambiente dalle
proprietà (e posizione) delle superfici fonoassorbenti e diffondenti
dell’ambiente dalla posizione
dei diffusori nell’ambiente (orientamento e inclinazione -> trim e tilt) dalla
posizione relativa tra i diffusori ed ascoltatore. |
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il suono
riflesso |
In un
ambiente sabiniano dipende : dalle
proprietà delle superfici fonoassorbenti dell’ambiente |
L’effetto
del suono diretto e del suono riflesso sulla qualità dell’ascolto sono
separabili nel senso che, mentre il suono diretto è sempre lo stesso in
qualsiasi ambiente, il suono riflesso cambia anche solo spostando il punto di
ascolto o l’orientamento e/o l’inclinazione dei diffusori.
Più si
allontana il punto di ascolto dai diffusori più diventa predominante l suono
riflesso e meno importante il suono diretto. Matematicamente la risposta di un
diffusore acustico in presenza di superfici riflettenti consta di due
contributi:
H(jw,
P) suono
diretto dove P rappresenta le coordinate del punto di ascolto.
Hr(jw, P,
Ambiente)
Tali che
Hp_ascolto = H(jw,P) + Hr(jw, P, Ambiente)
Hr è il risultato della sovrapposizione di una moltitudine di riflessioni attenuate e ritardate e, in condizioni di perfetta diffusione del suono, presenta una correlazione con il suono diretto che diminuisce con il tempo (ovvero con l’aumento del numero di riflessioni). Favorire la diffusione del suono nell’ambiente significa ridurre la correlazione tra suono diretto e riflesso, distruggere lo slap echo (glare) e ridurre Hr ad una sorta di “rumore” non correlato caratterizzato da un fattore di cresta molto più basso del suono diretto.
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Risposta
in frequenza e nel tempo di un filtro cross-over perfetto tale per cui
Hpa+Hpb=1 Blu =
passa basso Hpb Verde =
passa alto Hpa Rosso =
somma Hpb+Hpa |
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Esistono sistemi a fase minima, a fase lineare e a fase mista
(che non è né minima né lineare o lo è solo in certe bande di frequenza).
Consideriamo un sistema lineare a fase mista con risposta in
fase Fnm. In un tale sistema l’andamento della fase non è legato all’andamento
del modulo della funzione di trasferimento H(jw). Attraverso una opportuna
trasformazione possiamo ricavare, partendo da H(jw), la fase Fm che il sistema
avrebbe se fosse a fase minima. La “distorsione di fase”, ma si dovrebbe
dire “eccesso di fase”, è la differenza
Fm-Fmn.
Si chiama “eccesso di fase” perché è lo svasamento “in più”
rispetto a quello del corrispondente sistema a fase minima.
In base a
questa definizione
|
parlare di distorsione di fase significa ammettere,
implicitamente, che il sistema “giusto” è il sistema a fase minima. |
Per prima cosa la fase riguarda esclusivamente il suono
diretto rappresentato da H(jw,P). Non ha senso parlare di fase per il campo
riflesso che, per sua natura e per definizione, “mescola” una quantità di
versioni ritardate del suono emesso dai diffusori (e non deve mantenere un
grado di correlazione con il suono diretto nel tempo). Per quanto riguarda la
risposta in frequenza “fuori” dall’asse principale di radiazione valgono le
considerazioni di F. Toole cui si rimanda (Sound Reproduction Loudspeakers
and Rooms, di Floyd E. Toole ISBN:
978-0-240-52009-4).
Si tratta di
capire se, o in quali condizioni, l’ eccesso di fase che caratterizza un
diffusore acustico sia udibile.
Notiamo subito che
l’eccesso di fase è una caratteristica del secondo ordine che diventa evidente
quando altri difetti (quali il calore e la fatica da ascolto) sono molto bassi.
Cominciamo dai casi più semplici:
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fase
assoluta (*) |
amplificatore
invertente |
udibilità
dubbia (forse con SPL >110 dB o in presenza di forte distorsione,e tempi
T60 bassi e segnali particolari). Resta il fatto che la fase assoluta della
sorgente non è nota. |
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fase
relativa |
coppia
di diffusori stereo con fase opposta |
Il canale
centrale non è al centro, carenza di bassi -> sicuramente udibile oltre
che facilmente misurabile |
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fase
relativa |
diffusore
a due vie con un altoparlante (tweeter) con fase invertita |
Interferenza
distruttiva sull’asse di radiazione -> udibile (meno udibile se gli
altoparlanti sono in quadratura). Si accompagna ad alterazioni della risposta
in frequenza. Facilmente misurabile. È tanto più udibile quanto più
l’incrocio è basso. |
Gli esempi
riportati nella tabella qui sopra, più che distorsione di fase, rappresentano
veri e propri errori di cablaggio o di connessione.
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(*) Udibilità di fase
assoluta. Un woofer
è caratterizzato dal massimo spostamento lineare e dal massimo spostamento
meccanico (della bobina mobile). Il massimo spostamento lineare, in corrispondenza di transitori
violenti,viene spesso superato (distorsione di forma). In un sistema a tre
vie il superamento dei limiti di spostamento lineare viene notato all’ascolto
solo se accompagnato da effetti udibili (il “bump” del raggiungimento di
fondo corsa, forte distorsione…). Per ampie escursioni il moto della bobina
mobile può essere fortemente asimmetrico e questo difetto può rendere
riconoscibile l’inversione della fase assoluta con segnali caratterizzati da
un forte picco positivo o negativo. Ecco perché si dice che la fase assoluta
diventa riconoscibile per livelli SPL elevati e/o in presenza di forte
distorsione. In effetti ad alti livelli SPL la distorsione diventa anche
molto elevata (e riconoscibile). |
Gli
amplificatori e le elettroniche analogiche in generale (almeno con piccoli
segnali) sono dispositivi a fase minima. Ammesso che sia possibile eliminare la
diffrazione ai bordi, i diffusori acustici multivia possono al massimo ottenere
la condizione di fase minima solo lungo certe particolari direzioni e su zone
limitate di spazio (cosa vera per qualsiasi sorgente estesa). In un diffusore a
tre vie con tre altoparlanti, per esempio, il suono percorre almeno tre
“canali” perché parte da tre altoparlanti diversi (a distanza diversa dal punto
di ascolto). Anche se l’altoparlante fosse unico e a larga banda ci sarebbero
comunque gli effetti della diffrazione ai bordi (che creano delle sorgenti
secondarie che irradiano anche in direzione del suono diretto). Qualsiasi altoparlante
a cono (anche a larga banda) anche se montato a “filo del muro” non potrebbe
risultare a fase minima a causa della profondità del cono e per la diffrazione
ai bordi: il centro acustico virtuale (alle frequenze alte) “arretra” verso il
centro del cono e lo stesso bordo esterno dell’altoparlante provoca diffrazione
(diventa una sorgente a fase mista). In linea di principio, per realizzare un diffusore a fase minima, si dovrebbe
utilizzare un unico altoparlante piatto (e anche di piccolo diametro) “montato
a filo” di uno schermo infinito senza alcun tipo di sporgenza. Ottenere la
condizione di fase minima con un diffusore acustico reale è praticamente
impossibile (segnatamente a causa della diffrazione ai bordi) ma questo non
esclude che tale condizione possa essere approssimata (almeno nel range di
frequenze dove l’orecchio è sensibile all' eccesso di fase).
Tra i primi a pronunciarsi sulla
udibilità della fase troviamo G. Simon Ohm (Erlangen 1789-Monaco di Baviera 1854) secondo
il quale: “le rotazioni di fase non
sono udibili”. Questa affermazione va contestualizzata in quel periodo
storico tenendo conto delle conoscenze
e delle risorse tecniche dell’epoca. Nel tempo, sulla udibilità della fase, si
sono delineate due scuole di pensiero una a favore (Dahlquist, B&K, Schroeder,
e altri) e contro (Klipsh, Tannoy, Bose, e altri). Si vedano i box 2 e 3. Probabilmente questa diversità di
vedute aveva anche delle giustificazioni di tipo commerciale.
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Box 2 |
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Esperimento di Schroeder: randomizzando le relazioni
relative di fase delle componenti spettrali di un impulso si ottiene un
rumore casuale. Questi due stimoli suonano in modo completamente diverso
anche se hanno lo stesso spettro di potenza. Per Schroeder ciò dimostra che
l’ alterazione delle relazioni di fase
è udibile. A parte il fatto che l’impulso non è un suono udibile nel
senso comune del termine (non ha timbro riconoscibile) questi due segnali non
differiscono solo per la fase relative delle componenti spettrali ma anche
per la durata: vanno classificati come due suoni diversi che incidentalmente
hanno lo stesso spettro di potenza. Sempre mantenendo lo stesso spettro si
potrebbe costruire lo sweep lineare
(o chirp lineare). Le argomentazioni di Schroeder a sostegno della udibilità
della fase sono troppo superficiali. |
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Quando due trasduttori non sono allineati temporalmente
possono produrre una risposta in frequenza piatta (in regime stazionario) ma
presenteranno sempre due picchi distinti nella risposta nel tempo (e nella
ETC). In questa situazione si vedono alterazioni anche nella
risposta al burst, nella waterfall. Dato che le due sorgenti generano interferenza è possibile
notare una differenza nella risposta in frequenza rilevata in pulti diversi. Per esempio si può rilevare la risposta in frequenza in
asse della tromba ed in asse del woofer in campo semivicino (per esempio
30-50 cm di distanza). |
Box 3 |
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da “Loudspeaker
Phase Measurements transient response and audible quality” di H. Moller – B&K Application Note – presentata
anche alla 48^ Convention dell’ AES in California. Esempio
di allineamento dei centri acustici con trasduttori a tromba. Allineando
i centri acustici la riduzione dell’eccesso di fase è evidente. |
Oggi, in commercio, si trovano sia
diffusori che presentano:
-
due picchi distinti nella misura di ETC;
-
altri con gli altoparlanti disposti su piani sfalsati per allineare
i centri acustici di emissione;
-
diffusori con gli altoparlanti disposti su pannello frontale
piatto;
-
diffusori con complicati sistemi di allineamento temporale
degli altoparlanti (Focal, Wilson, ecc.).
Nel 1976, l’ing. Gandolfi
con un interessante articolo (pubblicato da SUONO) giungeva a queste
conclusioni:
“.... la qualità di riproduzione del diffusore rimane sostanzialmente inalterata anche disponendo il tweeter in fase e, solo durante l'ascolto di alcuni segnali artificiali è parso ad alcuni ascoltatori di avvertire una qualche differenza di riproduzione tra i due sistemi.....in un diffusore acustico una corretta risposta in fase provoca sempre un miglioramento della risposta ai segnali transitori che però diventa evidente all'ascolto solo dopo che sono state annullate o per lo meno fortemente ridotte tutte le altre forme di distorsione.”
In generale c’era il sospetto che la risposta in fase avesse un peso ma mancavano evidenze sperimentali decisive a favore o contro. Sono passati 35 anni. Oggi conosciamo l’effetto delle prime riflessioni sulla qualità della musica riprodotta e lo sviluppo di control room sempre più sofisticate ha permesso di comprendere meglio alcuni fenomeni. Le control room (ambienti dove vengono controllate le registrazioni) sono progettate in modo da:
-
evitare l’effetto comb filter (filtro a pettine)
-
evitare lo slap echo (o glare)
-
evitare le onde stazionari (modi normali dell’ambiente)
-
ottenere un intervallo temporale sufficiente tra l’arrivo
del suono diretto e del suono riflesso (ITG)
In sostanza (fin dai tempi delle
control room di tipo LEDE) all’operatore devono arrivare i seguenti stimoli in
quest’ordine:
-
il suono diretto
-
la prima riflessione contenuta nella registrazione
-
il suono riverberato dall’ambiente
Si noti che la prima riflezzione contenuta nella
registrazione deve arrivare prima delle riflessioni generate dall'ambiente.
Questo significa che l'ITG dell'ambiente deve essere maggiore dell'ITG
dell'ambiente ove è avvenuta la registrazione. Questo, in ambiente domestico, è
molto difficile da ottenere perché significherebbe rendere l'ambiente altamente
fonoassorbente.
Inoltre il (poco) suono riflesso, presente nella control room, viene diffuso. La stessa filosofia sta alla base delle control room tipo FRZ (Free Reflection Zone) e sostanzialmente anche in quelle tipo ESS e Natural Room (anche se con qualche variante non secondaria). In un normale ambiente domestico l’intervallo che intercorre tra l’arrivo del suono diretto e la sua prima riflessione è molto ridotto (minore dell’ITG tipico della registrazione) e può causare l’allargamento della sorgente virtuale (cosa che alcuni giudicano positivamente). E’ noto a tutti che un ambiente troppo riverberante è inadatto all’ascolto (tanto da produrre fatica da ascolto) ed è altrettanto noto che i diffusori “suonano meglio” se posizionati lontano dalle pareti (risposta sui bassi permettendo). Allontanare i diffusori dalle pareti aumenta lo ITG e diminuiscono le riflessioni laterali. Altro modo per ridurre le riflessioni laterali è utilizzare diffusori con radiazione a dipolo.
In sostanza:
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oggi è appurato che la
distorsione di fase diventa udibile solo riducendo il tempo di riverberazione
dell’ambiente (o nell’ascolto in cuffia) |
detto in altre parole (forse più
correttamente)
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è appurato che i transitori
vengono mascherati dalle riflessioni dell’ambiente (in particolare dalla
prime riflessioni laterali coerenti). |
In realtà non è un problema di
tempo di riverberazione ma di ITG e di correlazione tra il suono diretto e la
sua prima riflessione. Riducendo la correlazione tra suono diretto e la sua
prima riflessione laterale si migliora decisamente la qualità della riproduzione
(si riduce l'effetto comb-filter che rende riconoscibile la presenza della
parete laterale).
La corretta riproduzione dei
transitori richiede una risposta in frequenza piatta e una risposta a fase
minima o lineare. La riproduzione corretta dei transitori, che caratterizzano
la musica ed il parlato, sono essenziali per l’intelligibilità (Definizione
Orizzontale della Chiarezza) e la localizzazione della sorgente (assieme
all’ITG della registrazione e dell’ambiente). La voce umana si estende a
partire da 80 Hz ma nel parlato la prima fondamentale è almeno una (uomo) o due
(donna) ottave più alta (160-320 Hz circa) mentre la più alta si ferma a 3kHz
circa.
Ai fini della intelligibilità del
parlato è sufficiente un sistema con risposta (ragionevolmente) piatta da
300-500 fino a 2000-3500 Hz.. I commentatori delle riviste Stereophile e HiFi
Choice ritengono che un diffusore acustico debba essere massimamente piatto tra
300-500 e 5000 Hz (e sostanzialmente ci siamo).
Il transitorio di attacco di un
suono è il trigger (grilletto) che fa scattare l’analisi di un nuovo evento
sonoro da parte dell’apparato uditivo. La riproduzione dei fronti di discesa
dei transienti è altrettanto importante perché questi possono mascherare i
transitori di attacco dei suoni successivi. La riverberazione ambientale
allunga i tempi di decadimento (fronti di discesa) e, se la riverberazione è
eccessiva, le “code sonore” diventano mascheranti. Anche in questo caso il
suono perde di Chiarezza (articolazione, definizione o come la si vuol
chiamare) indipendentemente dalla qualità del diffusore acustico. Anche un
ottimo diffusore, in un ambiente troppo riverberante, perde Chiarezza ma non
per sua colpa. Ne segue che, dovendo scegliere, è meglio disporre di un buon
sistema di riproduzione in un ottimo ambiente piuttosto che il contrario.
Le vibrazioni ed i modi normali
dei cabinet producono lo stesso deleterio effetto: l’ allungamento dei tempi di
decadimento dei transitori con effetto mascherante. Qui però la qualità del
diffusore, ed in particolare del cabinet, è essenziale.
I modi normali dell'ambiente
generano cose molto fastidiose in particolare negli ambienti "piccoli"
dove i modi normali sono m ben distanziati e distinguibili (basso monocorde).
Ne segue che la corretta “messa in fase” degli altoparlanti è inutile se, per esempio, il mobile del diffusore acustico non è opportunamente realizzato come pure se le riflessioni laterali (dell’ambiente) sono eccessive o se il tempo di riverberazione è eccessivo, se sono presenti modi normali troppo forti o anche se il punto di ascolto è troppo lontano dei diffusori.
Strumentalmente, nella risposta impulsiva nel campo semivicino di un tweeter, sono visibili anche le riflessioni prodotte dalle teste delle viti di fissaggio. Tali riflessioni producono effetti visibili nella risposta in frequenza a partire da 3-4000 Hz (secondo le dimensioni). Grazie alle ricerche di Haas, Toole e altri sappiamo che le prime riflessioni provocano un allargamento delle dimensioni della sorgente con ripercussioni sulla localizzazione. In letteratura si legge che ritardi nell’ordine di 700 micro secondi producono spostamenti della sorgente virtuale. Altri sostengono che si possano discriminare ritardi di 6-7 microsecondi (corrispondenti a meno di un centimetro). E’ certo che la diffrazione ai bordi “aiuta” a riconoscere le dimensioni della sorgente (e distrugge la condizione di fase minima).
Anche esperimenti condotti con toni sinusoidali (quindi non
direttamente riferibili all’ascolto della musica) dimostrano che l’orecchio è
sensibile alla fase tra 200 e 2000 Hz ( o tra 500 e 1000 Hz secondo gli autori).
In questo range di frequenze l’apparato uditivo utilizza la differenza di fase
per la localizzazione della sorgente quindi c’è un risconto a livello
fisiologico che rende questa informazione credibile.
Un altoparlante, nella regione di comportamento a pistone
rigido, mostra un comportamento a fase minima. Questa condizione cessa (per
definizione di “sistema a fase minima”) quando:
-
subentrano i break up della membrana
-
la profondità del cono è paragonabile alla lunghezza d'onda
del suono emesso.
Per quanto riguarda i diffusori acustici le cose da fare
sono:
-
minimizzare la diffrazione ai bordi
-
allineare i centri acustici nei sistemi multivia
-
utilizzare un unico altoparlante nella regione dove
l'apparato uditivo è sensibile all'eccesso di fase.
Quindi servono altoparlanti di qualità montati su un mobile
realizzato in un certo modo. Si noti che minimizzare la diffrazione ai bordi è
una condizione necessaria: dal punto di vista teorico la minima quantità di
diffrazione ai bordi distrugge la condizione di fase minima (la condizione di
fase minima o c’è o non c’è).
L’allineamento dei centri di emissione si può fare in
diversi modi:
-
utilizzando un pannello frontale scalettato
-
utilizzando un pannello frontale inclinato (per sistemi a
due vie)
-
compensando i ritardi con il filtro cross-over
-
utilizzando linee di ritardo in un sitema multiamplificato
Con un pannello frontale scalettato si genera diffrazione ai
bordi che produce sempre, sulla risposta in frequenza, un effetto tipo “filtro
a pettine” più o meno pronunciato e introduce distorsioni di fase che non può
essere eliminata. Il frontale scalettato non è la soluzione migliore però è
quella più evidente all’occhio dell’utilizzatore che, osservando il diffusore,
capisce che qualche cosa è stato fatto per allineare i centri acustici.
Commercialmente è una soluzione perseguita da diversi costruttori.
Se non deve essere scalettato il pannello frontale deve
essere piano o comunque convesso. La soluzione migliore prevede l’uso di DSP o
linee di ritardo con le quali oggi si può fare di tutto e di più. Tali
soluzioni possono essere applicate con successo ai diffusori attivi (oggetti
che il mercato HiFi gradisce poco).
Con altoparlanti a cono o a cupola il disallineamento
massimo dei centri acustici è nell'ordine di 2 centimetri e può essere corretto
disponendo gli altoparlanti su un pannello frontale piano inclinato e/o
progettando opportunamente il cross-over. Consideriamo l’incrocio tra midrange
e tweeter: a 2000 Hz due centimetri corrispondono ad uno svasamento di 45° correggibile
aggiungendo o togliendo un polo alla rete di cross-over. Ne segue che, con un
medio a cono e un tweeter a cupola, si può ottenere un allineamento in fase
preciso nella zona di incrocio (almeno in regione stazionaria) anche agendo
solo sul filtro cross-over.
Allo stato attuale possiamo dire che:
-
l’apparato uditivo dimostra una sensibilità alla fase almeno
tra 500 e 1000 Hz (200-2000 Hz)
-
questo è coerente con i processi di localizzazione della
sorgente
-
l’apparato uditivo utilizza i transienti di attacco per
determinare l’inizio delle consonanti e in generale per attivare i processi di
localizzazione (di qualsiasi sorgente)
-
la riverberazione e le code sonore, di qualsiasi natura,
mascherano i transitori, riducono la
Chiarezza (definizione orizzontale) e rendono la risposta in fase meno
importante. Questo non vuol dire che la riproduzione non possa risultare
gradevole. Riducendo la riverberazione si evidenzieranno i difetti.
la Chiarezza ha tre prerequisiti: Calore, Fatica da Ascolto
e Forza devono essere almeno decentii. Se un diffusore acustico è carente in
uno questi tre attributi la Chiarezza viene compromessa. La Chiarezza, a sua
volta, è il prerequisito della Spazialità: una carenza di Chiarezza (del
diffusore in sé o a causa di eccesso di riverberazione dell’ambiente) limita la
percezione della Spazialità.
La conclusione è che un diffusore acustico deve possedere
una ottima risposta ai transitori, ovvero, deve discostarsi il meno possibile
dalla condizione di fase minima (o lineare) almeno in gamma media.
L’affermazione di Ohm va aggiornata come segue: in un
ambiente molto riverberante le rotazioni di fase non sono udibili.
Probabilmente ai tempi di Ohm le camere anecoiche nemmeso esistevano…
Sempre per quanto riguarda la localizzazione della sorgente
(indispensabile per la ricostruzione della Spazialità) resta da dire ancora una
cosa: quando la sorgente è visibile la localizzazione avviene attraverso la
vista (e non con l’apparato uditivo). Una corretta riproduzione dei transitori
è ancora necessaria per la Chiarezza anche se, sempre attraverso la vista,
l’intelligibilità del parlato viene aiutata dalla lettura labiale (anche
inconscia).
Si vedano anche i box 4 e 5.
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Box 1 :Teorema della conservazione dell’informazione |
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In un sistema
a fase minima tutta l’informazione contenuta nello stimolo è presente anche
nell’uscita e può essere interamente recuperata. Ciò si
dimostra facilmente ricordando che la funzione a fase minima H(jw) ammette l’
inversa tale che H(jw)H’(jw)=1 ( H’(jw) = 1/ H(jw)). Applicando H’(jw)
al segnale di uscita si riottiene lo stimolo di ingresso. Corollario di Bon: Se
l’informazione è presente c’è la possibilità che venga riconosciuta. Se è
assente….è probabile che l’apparato uditivo se la inventi. |
Box 4 |
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ETC di
un diffusore non allineato. Alla luce delle attuali conoscenze questo tipo di
comportamento non dovrebbe essere accettabile. |
Box 5: “fase minima” e pendenze dei filtri Cross-over |
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I filtri cross-over del primo ordine non sono l’unica
soluzione che consenta di ottenere una risposta a fase minima (a parte la
difficoltà di ottenere filtri del primo ordine acustico) . Detta H(jw) la funzione di trasferimento a fase minima
desiderata per un diffusore a due vie (su un punto dell’asse preferenziale di
radiazione), dette: Hpa(jw) la funzione di trasferimento acustica del tweeter
con filtro passa alto e Hpb(jw) la funzione di trasferimento acustica del woofer
con filtro passa basso Ne segue che H(jw)= Hpa(jw)+Hpb(jw) (in campo lontano
sull’asse privilegiato di radiazione ecc. ecc.) Quindi, per ottenere la H(jw) voluta, assegnata
arbitrariamente Hpb(jw), basta che sia Hpa = H(jw)-Hpb(jw) (oppure, assegnata arbitrariamente
Hpa(jw), Hpb = H(jw)-Hpa(jw)). Tale risultato si ottiene con filtri
passa-basso o passa-alto di qualsiasi ordine e anche se le sorgenti non
sono allineate (infatti non vi sono ipotesi in tal senso purchè sia
rispettata la causalità). Ne segue anche che solo una delle funzione Hpa(jw)
o Hpb(jw) può essere scelta arbitrariamente (conviene scegliere il passa alto
del tweeter che è il componente che richiede più "protezione"). Naturalmente Hpa potrebbe non essere una funzione a fase minima e richiedere la compensazione di un ritardo (impiegando opportune linee di ritardo). La funzione Hpa è tanto più semplice da realizzare quanto più i centri acustici degli altoparlanti risultano allineati. |
Box 6a: “fase minima” e pendenze dei filtri Cross-over |
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Diagramma
di Bode per Fase (rosso) e Ampiezza (blu) di un woofer in cassa chiusa
tagliato a 200 Hz e del medio tagliato a 200 e 2kHz . La differenza di fase
all’incrocio (200 Hz) supera i 90* |
Box 6b: “fase minima” e pendenze dei filtri Cross-over |
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Come
sopra ma il woofer presenta un passa basso del secondo ordine. La differenza
di fase all’incrocio ora è più vicina a 180* motivo per cui conviene
invertire la fase del woofer (o del medio). Dato che la percezione della fase
assoluta a bassa frequenza è decisamente incerta, conviene invertire la fase
assoluta del woofer e preservare la fase assoluta in gamma media. Così
facendo woofer e medio, nell’intorno dell’incrocio si trovano in fase e
producono interferenza costruttiva (in regime stazionario). (Ecco
svelato perché nei sistemi a tre vie il woofer è in spesso collegato in
controfase) |
Leo Beranek, nel suo famoso libro "Acoustics", ad un certo punto afferma che è meglio scegliere l'incrocio tra woofer e medio sotto i 500 Hz "per motivi psicoacustici". Questa "regola pratica" era nota già quasi 70 anni fa agli albori dell' Alta Fedeltà quando non era inusuale realizzare sistemi con woofer caricati a tromba piegata che introducevano notevoli ritardi tra l'emissione del woofer e del medio.
Scegliere la frequenza del woofer comporta due conseguenze:
-
se la frerquenza è "alta" il sistema sopporterà più
potenza
-
se la frequenza è bassa la gamma media suonerà meglio
il limite tra queste due regioni è a circa 500 Hz e ancora
oggi moltio sistmi a tre vie hanno i woofer tagliati "alti". Se il
diametro del woofer non è eccessivo la cosa non comporta gravi danni.
Nei sistemi moderni, da quando è disponibile il DRC, appare
più opportuno portare il primo taglio in prossimità della frequenza di
Schroeder dell'ambiente (200 Hz circa per ambienti da 100 metri cubi con T60 da
1 secondo). In questo modo il DRC, per correggere l'ambiente, agisce
sostanzialmente sul woofer.
(si ricorda che il DRC deve essere utilizzato
sostanzialmente in attenuazione).
I sistemi con più di tre vie, per esempio con un sub-woofer
tagliato sotto i 100HZ e un medio-basso tagliato sopra i 200 Hz, non offrono particolari
vantaggi (rispetto per esempio all'uso di due woofer per canale) e si complica
una eventuale correzione da parte del DRC che deve correggere un sistema che
presenta una caratteristica di fase mista anche indipendentemente dai modi
normali.