La misura di distorsione
di Mario Bon
13 aprile 2016
nel
1992 nell’ Application Note della B&K intitolata “Audio Distortion
Measurements” (English
BO 0385-11),
Steve Temme descriveva brevemente una misura detta Random Distortion per stimare
la distorsione non lineare attraverso la misura della parte non coerente del
segnale applicato al DUT.
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Estratto
dal bollettino B&K English BO 0385-11
a pag 9 |
Nel 2006 il
discorso viene ripreso, sempre da Temme, nell’articolo “A New
Method for Measuring Distortion using a Multitone Stimulus and Non-Coherence”
firmato assieme a Pascal Brunet e presentato alla 121^
Convention della AES. L’articolo citato è presente in questo sito. Nel
frattempo Steve Temme è passato dalla B&K, per la quale lavorava , alla Listen Inc.(Boston, MA, USA) da lui
stesso fondata, che produce sistemi di misura.
Ci sono da
fare delle considerazioni. Nel 2006 il Metodo non è proprio “nuovo” perché già
descritto nel bollettino del 1992 e non è nemmeno originale perché è descritto
da Bendant e Piesol nel libro ”Engineering Application of Correlation and
Spectral Analysis” (John Wiley & Sons, 1980). Se il metodo viene descritto
nel 1980 in un libro significa che è noto da tempo. Riportiamo qui di seguito
un breve estratto dal libro citato: (pagg. 83 e 84)


La stima della distorsione non lineare è inserita da Bendant
nel capitolo 4 dedicato ai sistemi dotati di un singolo ingresso ed una singola
uscita. Tra le quattro cause di incoerenza elencate all’inizio di pag 84 la
quarta dice:
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la risposta y(t) è dovuta ad altri stimoli oltre a x(t)
Questo significa che la misura, nel caso di un sistema di
altoparlanti, è sensibile a tutto quello che avviene tra l’uscita del DUT ed il
microfono. Ora un sistema multivia è un sistema “single input” ma non è
certamente “single output” (si pensi per esempio ad un sistema a due o tre
vie). In più, al microfono, giungono anche tutte le riflessioni dovute alla
struttura che sostiene gli altoparlanti. La diffrazione ai bordi, tranne forse
per lo schermo infinito, può essere
ridotta ma non annullata.
Ne segue quindi che, da un punto di vista teorico, la procedura proposta da Temme (non nuova e non originale) è applicabile ad un amplificatore ma non ad un sistema di altoparlanti. In questi casi, se la teoria dice una cosa, nella pratica non può che accadere la stessa cosa.
Per capire meglio, sempre nel libro di Bendant, si deve
passare dal capitolo 4 al capitolo 7 dedicato ai sistemi con un ingresso e
molte uscite (“Single Input/Multiple Output Problems” a pag 154). In
particolare la figura 7.12 a pag 174, mostra l’effetto dello scattering (interferenza)
di due sorgenti sonore sulla coerenza:
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Come si
vede dove la variazione di fase (causata dalla interferenza) è massima la
coerenza è minima (quindi la non-coerenza è massima). |
Ma allora il metodo sostenuto da Temme è inutile? È
sbagliato?
Più che sbagliato, secondo chi scrive, non è teoricamente corretto nel senso che non è detto che tutto quello che si misura sia effettivamente dovuto a distorsione non lineare e la attendibilità dipende quindi dalle condizioni al contorno (caso per caso). Sussiste anche una forte dipendenza dalle finestre di pesatura scelte per il processo dei segnali. La misura comunque non è inutile perché, una misura in campo vicino, ridurrebbe sia gli effetti del rumore ambientale che della diffrazione ai bordi. C’è da dire che le misure in campo vicino vengono sempre bene tranne per il fatto, appunto, di essere “in campo vicino” e di dover essere poi riferite alle effettive condizioni d’uso (cosa non sempre immediata). Per ultimo va notato che Temme (che ha tutta la stima di chi scrive ma per altri lavori) non indica la JDD e la JND per questa misura di distorsione.
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JDD |
Just Detectable Distortion |
Distorione appena percepibile: limite della percezione della distorsione (dipende dalla frequenza) |
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JND |
Just Notable
Difference |
Variazione di distorsione Percepibile (dipende dalla frequenza |
Ricordiamo che la distorsione è una grandezza multidimensionale mentre la THD (distorsione armonica totale) e la fatica da ascolto sono grandezze monodimensionali. Nella riproduzione della musica l’ascoltatore è soggetto e valuta la fatica da ascolto (che non è causato solo dalla distorsione non lineare).
Nota: il libro di Bendant non è citato nella bibliografia né della nota B&K né nell’articolo di Temme.