Interfaccia Amplificatore –
Diffusore
“Impedenza Dinamica”,
“Linearità dell’Impedenza” e “Distorsione di corrente”
di Mario
Bon
31 maggio
2008
ultima
revisione 10 maggio 2013
Paragrafi
di questo articolo:
L’impedenza
elettrica (breve richiamo)
L’impedenza
elettrica può cambiare?
Ha
senso definire una “impedenza dinamica”?
La
linearità e non linearità dell’impedenza
La “distorsione di impedenza”
Effetti
della non linearità dell’impedenza
Misura
della linearità dell’impedenza e della distorsione di corrente
Conclusioni
Interfaccia Amplificatore –
Diffusore
“Impedenza Dinamica”, “Linearità dell’Impedenza” e
“Distorsione di corrente”
Uno
dei temi più dibattuti del mondo HiFi riguarda la massima corrente che il
diffusore acustico richiede all’amplificatore durante la riproduzione musicale
(nelle effettive condizioni d’uso). C’è chi sostiene che un diffusore acustico,
con certi tipi di segnale, assorba più corrente di quanto la sua impedenza
(nominale?) lascerebbe prevedere. Se l’impedenza di cui si parla è l’impedenza
nominale non c’è dubbio che ciò accada: non è raro trovare diffusori con minimi
di impedenza a 2.5 ohm dichiarati per 8 ohm nominali.
Ciclicamente
si riparla di “impedenza istantanea” o “dinamica” che dovrebbe permettere di
valutare la massima corrente assorbita dal diffusore durante il normale
utilizzo con segnali musicali e/o della definizione di segnali di prova tali da
permettere misure di questo tipo. Sappiamo bene cosa significhi misurare un
picco di corrente e possiamo farlo anche per la corrente assorbita da un
diffusore acustico. Ma senso definire una “impedenza istantanea” ? La risposta
è no, non ha senso.
|
A
chi serve determinare la massima corrente richiesta da un diffusore? Serve
per scegliere l'amplificatore adeguato alle caratteristiche dei propri
diffusori. Implicitamente
ciò equivale ad attribuire tutte le colpe all'amplificatore e nessuna al
diffusore. Come dire: questo è un diffusore con una impedenza minima di 0.8
ohm a 150 Hz, adesso trovate un amplificatore che lo faccia suonare (e se non
suona la colpa è comunque dell’amplificatore). Questo è troppo comodo per chi
produce diffusori e va paradossalmente a vantaggio di chi produce
amplificatori: i primi tendono a delegare all’amplificatore la responsabilità
di erogare corrente e i secondi colgono l’occasione per proporre
amplificatori sempre più potenti e “correntosi”. Questo concorre ad
aumentarne i costi senza risolvere il problema dell’interfaccia tra
amplificatore e diffusore che rimane un aspetto da verificare
sperimentalmente caso per caso. Il fatto che un amplificatore disponga, per
esempio, di 4 coppie complementari di MOSFET che potenzialmente possono
erogare 60 Amper sul carico non significa che l’amplificatore sia in grado di
erogare 60 Ampere: significa solo che “potenzialmente” potrebbe erogare 60
Ampere. Di
fatto, e in pratica, è meno costoso realizzare un diffusore con impedenza
costante (o poco variabile) piuttosto che un amplificatore ad alta capacità
di corrente. Il costo di in amplificatore ad alta corrente è oggettivamente
elevato perché richiede una alimentazione più generosa, un maggior numero di
dispositivi di uscita, dissipatori più grandi, … tutta roba che costa. La realizzazione di un diffusore con
impedenza “poco variabile” richiede uno sforzo progettuale il cui maggior
costo va poi diviso per il numero di diffusori prodotti. In sostanza un
sistema di altoparlanti con impedenza decente costa tanto quanto un sistema
ostico. I
diffusori con impedenza “poco variabile” sono sempre stati oggetti rari: i
progettisti di diffusori acustici si dovrebbero dedicare di più a questo
aspetto. Se gli standard per l’impedenza dei diffusori fossero rispettati il
numero di “amplificatori ben suonanti” si allargherebbe automaticamente e la
scelta dell'amplificatore sarebbe più semplice. Il costo medio di un impianto
HiFi diminuirebbe….gli audiofili sarebbero di più e più contenti. Anche
produttori e venditori sarebbero più contenti. Da questo punto di vista produrre
dispositivi che richiedono la ricerca di improbabili “sinergie” equivale a
prendersi i testicoli a martellate. |
L’impedenza
elettrica di un sistema di altoparlanti è una caratteristica ben nota perché
figura tra le misure eseguite nei test dalla stampa specializzata. L’impedenza
è una grandezza complessa caratterizzata da modulo e fase. L’impedenza del
diffusore acustico è il carico che l’amplificatore “vede” collegato ai suoi
morsetti di uscita. Più l’impedenza è bassa (in realtà conta la parte reale
dell’impedenza) e più corrente deve erogare l’amplificatore. Anche le
variazioni della fase dell’impedenza hanno un effetto negativo
sull’amplificatore perché provocano la degenerazione della retta di carico che
si trasforma in una ellisse fino a portare i dispositivi finali verso i limiti
della SOA.
L’impedenza,
il fattore di smorzamento e altri argomenti correlati sono trattati in altri
articoli/capitoli ai quali si rimanda.
Qui
basterà dire che la condizione migliore per l’amplificatore è pilotare un carico
puramente resistivo, lineare ed indipendente dalla frequenza (cosa che avviene
rarissimamente). Impedenza lineare non sinifica impedenza costante ma impedenza
che non cambia con il valore della tensione applicata. Riportiamo di seguito
alcuni grafici e tabelle.
Esempi di impedenza elettrica |
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Due esempi di curve di impedenza elettrica di
sistemi di altoparlanti. Il grafico a sinistra mostra una fase tormentata,
quello a destra un modulo basso. Minimi inferiori a 3 ohm sono all’ordine del
giorno e anche meno di 2.5 ohm non sono rari. Data la grande variabilità
dell’impedenza dei diffusori un progettista di amplificatori può solo
sovradimensionare l’erogazione di corrente. (dal sito Stereophile.com). |
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Calcolo della Attenuazione causata dal fattore di
smorzamento |
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8
= carico di riferimento |
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Fs
= fattore di smorzamento dell’amplificatore su 8 ohm |
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Z
= minimo della parte reale dell’impedenza del diffusore che dovrebbe essere indicata Re[Z] = |Z|
cos (f) dove f è la
fase. |
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Noti il fattore di smorzamento Fs
dell’amplificatore (su 8 ohm) e il minimo della parte reale l’impedenza del
diffusore acustico si calcola l’attenuazione. Non sempre la minima impedenza
corrisponde al minimo modulo. Nel calcolare Fs si deve tenere conto anche dei
cavi di collegamento. |
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angolo di fase in gradi |
parte reale dell’impedenza |
Parte reale dell’impedenza in funzione dell’angolo
di fase Quando
la fase raggiunge 60° la parte reale dell’impedenza diventa la metà del
modulo. |
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Z |
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10 |
0.98 Z |
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15 |
0.97 Z |
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30 |
0.87 Z |
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45 |
0.71 Z |
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60 |
0.5 Z |
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Fattore di smorzamento |
minimo di impedenza Z |
Attenuazione in dB |
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100 |
3 |
-0.22 dB |
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50 |
3 |
-0.45 dB |
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20 |
3 |
-1.08 dB |
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10 |
3 |
-2.05 dB |
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5 |
3 |
-3.71 dB |
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2 |
3 |
-4.43 dB |
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Attenuazione sul carico in funzione del fattore di
smorzamento |
||
.
L’impedenza
elettrica di un sistema di altoparlanti può cambiare: le componenti resistive
cambiano a causa delle variazioni termiche, l’elasticità delle sospensioni
cambia con lo spostamento…. Quando la variazione di impedenza è funzione
dell’ampiezza del segnale la variazione stessa assume carattere non lineare ed
è causa di distorsione. L’impedenza di un diffusore acustico, in generale, non
è una grandezza lineare
Consideriamo
una situazione, reale e macroscopica, che comporta la diminuzione
dell’impedenza al crescere della potenza applicata: prendiamo un woofer con un
filtro passa basso del primo ordine (con una induttanza in serie). Supponiamo
che l’ induttanza sia avvolta attorno ad un nucleo in ferrite che satura con
correnti relativamente basse (diciamo 1 Ampere).
Fintantoché
il campo magnetico, all'interno della ferrite, può crescere lquesta si comporta
come una “normale” induttanza. Ma quando la ferrite satura il campo magnetico
al suo interno non può più aumentare e, se la l’intensità di corrente aumenta
ulteriormente, l’impedenza della bobina crolla provocando una repentina
richiesta di corrente. L'amplificatore, preso in contropiede, clippa o attiva
le protezioni o comunque, con ragione, si lamenta. Il tutto si traduce in
picchi di distorsione in corrispondenza dei massimi di corrente con tutte le
conseguenze del caso.
Per
livelli di pressione SPL moderati il nostro woofer suona normalmente ma, quando
si alza il volume il suono diventa “piatto” (perde profondità) e, alzando
ulteriormente, nei casi più gravi, si sentono dei rumori come se la bobina del
woofer arrivasse a fondo corsa. Ha senso abbinare questo ipotetico e scadente
diffusore ad un amplificatore in grado di erogare 100 Ampere di corrente? No
perché questo non lo farebbe suonare meglio dato che il problema è la
saturazione della ferrite che comunque produrrebbe i suoi effetti (anzi più
corrente c’è peggio è).
La
saturazione della ferrite è un fenomeno non lineare che si manifesta quando la
corrente che la attraversa supera un certo limite e che si evidenzia, per
esempio, confrontando due misure di impedenza (con “piccoli” e con “grandi” segnali) o misurando la
distorsione di corrente (vedi oltre).
Ci
sono altre situazioni, meno frequenti, ma che possono ugualmente portare alla
variazione dell’impedenza elettrica.
|
La dinamica è quella parte
della fisica che cerca di prevedere gli effetti a partire dalle cause (le
forze). La cinematica in vece
descrive i fenomeni (in particolare il moto) indipendentemente dalle cause. L’impedenza è il rapporto
tra tensione e corrente e non è né dinamica nè cinematica: dovrebbe essere
indipendente sia dall’ampiezza della tensione che dall’ampiezza della
corrente. La corrente è una grandezza dinamica perché rappresenta l’effetto della applicazione di una tensione (causa). |
Torniamo
alla domanda principale: ha senso definire una “impedenza dinamica” o
peggio “istantanea” ?
Per
rispondere bisogna fare qualche conto. Chi non fosse interessato all’aspetto matematico può saltare direttamente alle
conclusioni di questo paragrafo.
Nel
seguito :
|
Il simbolo Ä rappresenta l’operazione di convoluzione nel tempo
Il simbolo *
usato come esponente indica il complesso coniugato Il
simbolo x rappresenta l’operazione di moltiplicazione Il
simbolo S rappresenta l’integrale sul tempo da meno infinito a più infinito Le
lettere t e T indicano il tempo ma
sono due variabili distinte. jw è la variabile complessa dove j è l’unità
immaginaria (tale che j2 =
-1) e w = pulsazione = 2 p frequenza) V(jw)=tensione
nel dominio della frequenza Z(jw)=impedenza
nel dominio della frequenza I(jw)=corrente
nel dominio della frequenza |
Partiamo
dalla Legge Generalizzata tensione, corrente e impedenza Z sono grandezze
complesse dipendenti dalla frequenza (variabile complessa jw). Nel dominio
della frequenza valgono le seguenti relazioni:
V(jw)=Z(jw)
I(jw) (3)
I(jw)=V(jw) / Z(jw) (4)
(effetto in funzione della causa)
Z(jw)
= V(jw) / I(jw) (definizione
di impedenza come rapporto tra causa ed effetto)
La
funzione Z(jw) viene dedotta dall’analisi del circuito elettrico. Questo è un fatto talmente importante che si merita
una figura tutta sua: l’impedenza Z(jw) rappresenta un dispositivo fisico
realizzabile (reale e ponderabile). Nota Z(jw) e la tensione V(jw) la corrente
può essere prevista con un errore nell’ordine di parti per milione. Non è il
caso di mettere in discussione una teorica (come la teoria dei circuiti) che
consente di ottenere previsioni così precise. Le Leggi di Kirchhoff alle maglie
e ai nodi, il teorema di Norton e di Thevenin, ecc. non sono “opinioni” e non devono
essere messe in discussione fino a quando non si dimostrerà che sono sbagliate.
|
|
|
Figura 1: un altoparlante con filtro cross-over
passa basso ed il circuito equivalente (semplificato) che permette di
calcolare (prevedere) l’impedenza elettrica. Alla fine il tutto equivale ad
un’unica impedenza Z(iw). L’impedenza è una funzione intimamente legata alla
realtà fisica del circuito e che ne riflette la struttura e le proprietà. |
La
(3) si legge così: la tensione ai capi dell’impedenza Z è data dal prodotto di Z(jw)
con la corrente I(jw) che la attraversa (prodotto tra spettri nel dominio della
frequenza). La (4) è invece il prodotto di 1/Z(jw) e V(jw) e fornisce la
corrente I(jw) che attraversa Z quando ai suoi capi è applicata la tensione
V(jw). Per conoscere la tensione e/o la corrente nel dominio del tempo basta
antitrasformare la (3) e (4) con Fourier ottenendo:
|
Dominio della frequenza |
convoluzione nel tempo in forma
integrale |
|
Con formalismo di Dirac |
|
V(jw)=Z(jw) x I(jw) |
v(t) = z(t) Ä i(t) = S z(t-T) x i(T)
dT |
(5) |
v(t) = < z(t-T)* | i(T)> |
|
I(jw)=V(jw) / Z(jw) |
i(t) = (1/z(t)) Ä v(t) = S v(t)/z(t-T) dT |
(6) |
i(t) = < v(t)* | z(t-T)> |
Ricordiamo che Ä rappresenta la convoluzione nel tempo, come risulta
evidente leggendo il terzo membro delle espressioni (5) e (6) (seconda
colonna). Questo è il motivo per cui si preferisce operare nel dominio della
frequenza dove la convoluzione diventa un prodotto tra spettri e, grazie ai
diagrammi di Bode, le operazioni si possono eseguire in molti casi anche solo
graficamente.
La
(6) fornisce l’espressione della corrente in funzione del tempo (quello che ci
interessa).
L’impedenza
Z(jw) e la funzione z(t) sono legate tra loro da una trasformazione di Fourier
e z(t), pur avendo le dimensioni di una impedenza, è una “risposta
impulsiva”. In genere z(t) non viene
utilizzata direttamente e comunque contiene (in forma diversa) le stesse informazioni
presenti in Z(jw).
Se
il sistema è lineare, ovvero se tutte le induttanze, capacità e resistenze
presenti nel circuito sono lineari, allora z(t) è lineare e non dipende dalla
ampiezza di i(t) o di v(t).
La
funzione impulsiva z(t) non ha niente di “dinamico”
|
|
Rappresentazioni nel dominio del tempo (sinistra) e
della frequenza (destra) della Legge Generalizzata di Ohm. Si noti che S sta
per il segno di integrale. Quindi a sinistra abbiamo delle convoluzioni
(integrali nel tempo) mentre a destra abbiamo prodotti tra funzioni di
trasferimento (spettri). |
L’impedenza
di un altoparlante (o di un diffusore acustico) , per “piccoli segnali”, è
completamente definita da Z(jw) e/o da z(t) che contengono, in forma diversa,
le stesse informazioni. è più comodo operare nel dominio della frequenza.
A
questo punto dovrebbe essere chiaro che z(t) NON è ottenibile come rapporto tra
v(t) e i(t).
Per
togliere qualsiasi dubbio confrontiamo la (2) e la (6):
|
i(t) = v(t)/R |
(2) |
|
i(t) = v(t) Ä
(1/z(t)) = S v(t)/z(t-T) dT |
(6) |
La
(2) vale SOLO se R è una pura resistenza (indipendente dalla frequenza). In
generale vale la (6) che è una convoluzione. Certo che, se si confondono i
significati dei simboli x e Ä,
e si scrivono la (2) e la (6) come segue:
i(t)
= v(t) (1/R) (2’)
i(t)
= v(t) (1/z(t)) (6’)
“sembrano”
uguali e “sembra” lecito poter definire una “impedenza istantanea” R(t) come
rapporto dei valori istantanei della tensione e della corrente. Ho detto
“sembra” per non dire che una cosa del genere è fuori da ogni sentimento perché
definirebbe una funzione R(t) che non rappresenta il circuito fisico e non ha
niente a che vedere con la realtà (e che pure divergere).
Ricapitolando
z(t) e Z(jw) contengono, in forma diversa, le stesse informazioni, sono
indipendenti dalla ampiezza della corrente e della tensione, sono lineari e non
hanno nulla di “dinamico”. Definire una funzione R(t) come rapporto tra v(t) e
i(t) è una bestemmia perché R(t) così definita non ha alcuna relazione
con Z(jw) che, ricordiamolo bene e sempre, rappresenta il circuito fisico ed è
ottenibile dall’analisi del circuito.
Qui
si conclude la parentesi matematica dove, sostanzialmente, si è ricordata la
differenza tra un prodotto ed una correlazione.
Impedenza
lineare non significa “impedenza costante”:
“Impedenza
costante” è analogo a “risposta in frequenza piatta”
mentre
“impedenza
lineare” è l’analogo di “bassa distorsione”
(la
confusione deriva dall’abitudine di dire “risposta in frequenza lineare” in
luogo di “risposta in frequenza piatta”).
L'impedenza
di un diffusore acustico dovrebbe essere indipendente dalla tensione applicata
ai suoi morsetti di ingresso ma, come abbiamo detto, l'impedenza è soggetta a
non linearità. Analogamente la risposta in frequenza di un diffusore dovrebbe
essere indipendente dalla tensione applicata ai suoi morsetti di ingresso: i
fenomeni di distorsione e di compressione sono lì per dirci che questo non
accade. In particolare la compressione termica può arrivare a 4 dB il che
significa cke la potenza acustica emessa si riduce a meno della metà. In un
diffusore acustico la distorsione e la non linearità dell’impedenza sono tra
loro collegate: una parte della distorsione “sonora” è causata dalla non
linearità dell’impedenza.
La non linearità dell’impedenza viene trattata
da H. F. Olson (Acoustical
Engineering - 1957 - pagg 188-189) ma si trovano riferimenti anche nella
letteratura italiana (“Altoparlanti e Normalizzazione” di Bordone Sacerdote e
Sacerdote – L’Elettrotecnica VOL LXIII – n. 10 – ottobre 1976 pag 852. fig 3 )
e la si può desumere dai testi di meccanica (L.D. Landau, Meccanica – Editori
Riuniti – prima edizione 1976, pag 139) e anche nelle dispense di fisica (Paolo Peranzoni, Giacomo Torzo). Non è una novità e non riguarda solo gli
altoparlanti.
Come detto precedentemente
la scarsa qualità della componentistica impiegata nel filtro cross-over è una
causa di non linearità dell’impedenza elettrica e quindi di distorsione del
diffusore. Altre cause, che dipendono
dall’altoparlante, sono:
-
la non linearità del prodotto
BL (fattore di forza)
-
la variazione di Le
-
la variazione di Re con la
temperatura
-
l’isteresi meccanica (delle
sospensioni)
dove
Le è l’induttanza ed Re la resistenza della bobina mobile dell’altoparlante.
Alle
frequenze più basse, e in corrispondenza delle frequenze di risonanza degli
altoparlanti, la non linearità dell’impedenza e la distorsione sonora sono
correlate.
L’impedenza
elettrica di un altoparlante è, in generale, una grandezza non lineare e
va trattata come tale.
In
elettronica l’analisi dei sistemi avviene come segue: il sistema viene trattato
come se fosse lineare (per “piccoli segnali”) tranne poi considerare la
deviazione dal modello lineare attraverso le misure di distorsione (armonica,
intermodulazione, ecc.). E’ quello che si fa con la risposta in frequenza
dell’amplificatore e dell’altoparlante: si misura la risposta in frequenza e
poi si riporta nello stesso grafico la distorsione armonica.
Per
l’impedenza si dovrebbe fare la stessa cosa.
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esempio
di distorsione TND misurata in funzione del livello del segnale. (tratta da
Stereoplay tedesco). La
risposta in frequenza viene misurata a 85,90,95 e 100 dB. |
Quando
l'impedenza non è lineare l'amplificatore si sforza di "copiare" la
tensione presente al suo ingresso sul carico ma si trova a gestire anche
componenti spettrali di corrente non previste presenti nello stimolo.
La
rivista Suono Stereo (numero 105 – settembre 1981) è stata tra le prime in
Italia, se non la prima, a pubblicare gli oscillogrammi relativi all’andamento
della tensione (applicata) e della corrente che fluisce attraverso un diffusore
acustico. La figura 2 ripropone tre immagini oscilloscopiche ricavate
dall’articolo appena citato.
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Figura 3:Tensione (traccia superiore) e corrente
(traccia inferiore) per tre diffusori acustici commerciali (da Suono Stereo
n. 105 – settembre 1981) |
Come
si vede in figura 3, tranne nella foto al centro, la corrente che attraversa i
diffusori testati è affetta da un elevata distorsione di forma dovuta alla non
linearità dell’impedenza. E’ evidente che con un carico lineare l’amplificatore
fatica meno e funziona meglio (foto centrale).
Un modo per favorire il lavoro dell’amplificatore consiste nel
connettere una piccola resistenza in serie all’uscita dell’ampli (anche sotto
forma di cavo con sezione ridotta).
La
“linearità dell'impedenza elettrica” si valuta con due misure:
-
la "normale" misura
di impedenza ripetuta a livelli di corrente crescente
-
la misura di distorsione sulla corrente che fluisce nel diffusore
(per livelli di tensione in ingresso crescente)
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Esempio
di misura della impedenza eseguita a due livelli di potenza diversi. Si nota
anche lo spostamento verso il basso della frequenza di risonanza. tratta
da: “Altoparlanti
e Normalizzazione” di Bordone Sacerdote e Sacerdote – L’Elettrotecnica VOL
LXIII – n. 10 – ottobre 1976 |
La
misura di distorsione sulla corrente si esegue e si legge come la normale misura
di distorsione. Tale misura è correlata alla distorsione sonora ma è una misura
elettrica (niente microfono, niente camera anecoica…). La forza che agisce sul
diaframma di un altoparlante dinamico è BLi
(BL = fattore di forza, i = corrente) per cui la linearità della forza
dipende dalla linearità di BL e dalla linearità della corrente.
La
figura 4 riporta lo schema di principio per le misura di distorsione in
corrente. L’altoparlante (o il diffusore) viene pilotato in tensione collegato
ad un amplificatore con fattore di smorzamento molto alto. L'inserimento di un
piccolo resistore (per es. 0.1 ohm) consente di monitorare la corrente. Se il
resistore è di valore molto minore rispetto alla impedenza dell’altoparlante
non altera la sostanza del risultato.
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Figura 4 : misura della distorsione di corrente,
generatore. Amplificatore, altoparlante, resistore come sensore di corrente. |
La misura della
distorsione di corrente va presentata come le altre misure di distorsione:
seconda, terza … ennesima armonica in percentuale (sulla corrente totale),
sullo stesso grafico della risposta in frequenza. Allo stesso modo si può
misurare la distorsione di intermodulazione o la Distorsione Integrale. Si
potranno così trovare diffusori con x% di “distorsione di corrente” per N Volt
applicati e questo fornirà un parametro che riguarda direttamente la
“pilotabilità” del diffusore (nel senso che si potrà definire quanta corrente
vale la pena di erogare su un certo diffusore prima che la distorsione
raggiunga livelli intollerabili).
Le
figure che seguono dimostrano quanto migliora la distorsione adottando gli
opportuni accorgimenti. Abbiamo due woofer da 8” che hanno lo stesso diaframma
in alluminio, la stessa bobina mobile e lo stesso gruppo magnetico, ma il primo
(L22) ha un polo centrale “normale” mentre il secondo (W22) ha il polo centrale
sagomato a T con anelli di rame sopra e
sotto il tra ferro . Si noti che la larghezza del traferro è esattamente la
stessa.
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Distorsione della corrente dell’altoparlante
normale: verde = tensione ai capi dell’altoparlante, Blu seconda armonica,
Rosso terza armonica |
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Distorsione della corrente dell’altoparlante
linearizzato: verde = tensione ai
capi dell’altoparlante, Blu seconda armonica, Rosso terza armonica |
La
misura è stata fatta con gli altoparlanti in aria (la condizione peggiore) con
circa un watt di potenza applicata. Il set up è quello mostrato in fig. 3.
L’amplificatore è un Unico SE di UNISON Research e la resistenza aggiunta in
serie vale 0.1 ohm (ed è responsabile della risposta in tensione non
perfettamente piatta). Il polo centrale a T con anelli in rame, in questo caso,
riduce la distorsione di seconda armonica di 5 volte mentre la terza armonica
si riduce in misura minore ma significativa. Detto per inciso il woofer W22 è
prodotto da Seas su specifiche Opera ed è stato impiegato nei modelli Tebaldi e
Caruso. Il mod. Caruso, nel 2019, è ancora in produzione.
Definire
una “impedenza dinamica” o “istantanea” o qualsiasi tipo di impedenza diversa
da quella definita dalla legge Generalizzata di Ohm è oltre i limiti della
follia.
Se
lo scopo è prevedere “l’interfacciabilità” tra un diffusore acustico ed un
amplificatore le strade da percorrere sono :
-
produrre, preventivamente,
diffusori con impedenza elettrica conforme alle norme DIN
-
produrre, preventivamente,
amplificatori capaci di pilotare carichi di 3.2 Ohm e 60°
-
verificare la linearità
dell’impedenza elettrica del diffusore attraverso la misura della distorsione della
corrente.
Più
il carico presentato all’amplificatore è lineare e costante tanto più alta è la
probabilità di ottenere la massima qualità sonora dall’abbinamento
amplificatore-diffusori. La misura di impedenza e la verifica della linearità
dell’impedenza non richiede strumentazioni particolari: basta un PC, una scheda
audio full duplex e qualche riga di software…