OP per usi Audio.
di M. Kistanami
9 dicembre 2015, riletto 27 marzo 2017, 2 agosto 2021
Gli amplificatori operazionali nascono per realizzare le più
svariate funzioni, lineari o non lineari, nei più diversi settori di
applicazione. Le caratteristiche generali che ogni operazionale deve avere sono
le seguenti:
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ingresso differenziale ad alta impedenza
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bassa impedenza di uscita
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elevato guadagno ad anello aperto
L’amplificatore operazionale nasce per essere
controreazionato. Dato che la controreazione può comportare problemi di
stabilità molti operazionali prevedono la compensazione a “polo dominante” che
li rende intrinsecamente stabili anche quando vengono impiegati come buffer
(con guadano unitario).
La compensazione a polo dominante compromette molte
prestazioni dell’OP. L’elevato guadagno ad anello aperto semplifica anche i calcoli
della rete di controreazione.
In sostanza l’amplificatore operazionale è concepito per
poter essere adoperato come un blocco funzionale grazie al quale poter
realizzare velocemente e facilmente una quantità di operazioni.
“Velocemente e facilmente” non significa necessariamente “al meglio” infatti
esistono OP “general pourpose” che costano poco e OP con caratteristiche
decisamente superiori che costano molto di più. Senza contare che lo stesso OP
esiste in versione “normale” e “militare” (con prestazioni migliori).
Nessuno vieta di utilizzare l’amplificatore operazionale
anche in campo audio purchè si scelga quello adatto allo scopo.
Esistono probabilmente centinaia di modelli di OP diversi.
Come si giustifica una tale varietà se lo scopo dell’OP è fornire un blocco
funzionale “universale”? Anche gli OP hanno caratteristiche diverse per
soddisfare esigenza diverse. In particolare costi diversi.
Per utilizzare con successo questi OP specializzati, si
devono saper fare due cose:
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bisogna saperlo scegliere
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bisogna saperlo adoperare
per sceglierlo si devono definire le condizioni di
funzionamento (anche ambientali) e le specifiche di progetto. Saper adoperare
un OP significa non chiedergli di fare quello
che non sa fare e quindi sapere cosa può fare. Studiare i manuali aiuta. La
qualità di un OP è direttamente proporzionale al numero di pagine del suo data
sheet.
Uno tra i primi OP giunti sul mercato è stato il uA741.
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Schema del uA741 Novembre 1970, Texas Instrument Si notino le protezioni sui transistor finali Lo slew rate vale 0.5V/uS che va confrontato con la
massima escursione di tensione in uscita (28 Vpp). Si noti la polarizzazione dello stadio finale in classe
AB. Le protezioni dei transistor finali sono piuttosto rozze e
limitano le prestazioni. |
L’integrazione
offre delle possibilità in più rispetto ai circuiti a elementi discreti, per
esempio i transistor con molti collettori e la possibilità di ottenere
transistor con caratteristiche praticamente identiche. Anche le dimensioni
fisiche del circuito hanno la loro importanza nel contenimento del rumore.
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Risposta in frequenza ai grandi segnali del uA 741 su un
carico resistivo di 10Kohm. La corrente in uscita è di 14/10000 = 1.4 mA. |
Risposta in frequenza ai piccoli segnali del uA 741 su un
carico resistivo di 2Kohm. La banda passante è di 10 Hz. Il margine di
guadagno diminuisce al crescere della frequenza. |
Viste le caratteristiche (e lo schema interno) si può
pensare di usare questo uA741 per uso audio?
Chiunque capisce che l’impedenza di uscita di questo
amplificatore, una volta controreazionato, avrebbe una componente induttiva
rilevante e quindi una intrinseca incapacità ad erogare corrente sulle alte
frequenze. Sempre dai grafici qui sopra si intuisce che la distorsione armonica
crescerà con la frequenza e che la distorsione per intermodulazione dinamica
sarà elevata. Comunque, anche se la distorsione armonica fosse bassissima,
questo OP sarebbe adatto all’uso in campo audio solo se la tensione in uscita
viene limitata a 1.6 Volt su caricodi 10Kohm e con guadagno limitato a 30 dB. Può
essere impiegato come integratore o per realizzare i filtri attivi di un sub
woofer.
Per fortuna non tutti gli OP sono uguali come mostrano gli esempi qui di seguito:
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Esempi di operazionali adatti all’ uso audio con banda
passante ai grandi segnali di oltre 200kHz
e 10 MHz. Qui non ci sono
limitazioni da slew rate |
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Questo è lo schema semplificato di un OP moderno per uso
audio. Le differenza con il uA741 sono evidenti sia nello stadio di ingresso
che in quello di uscita (nel riquadro rosso).. Si noti la presenza di tre resistori. |
Per valutare un OP non basta leggere le specifiche e
guardare i grafici, bisogna anche valutare lo schema interno e valutare se, con
quella particolare circuitazione, si possono raggiungere le prestazioni
volute.
Quindi anche gli OP “suonano” ma non tutti e non tutti allo
stesso modo, bisogna saperli scegliere e poi saperli adoperare ma, prima
ancora, si deve essere in grado di determinare (tutte) le specifiche del
progetto. Sapendo quello che si vuole ottenere è immediato scegliere il
componente adeguato.
Forse l’unico consiglio che si può dare, per l’uso audio, è
quello di evitare di adoperare operazionali doppi o quadrupli ma di limitarsi a
chip contenenti un unico operazionale (per limitare alla fonte il cross-talk
tra i canali).
Un OP è realizzato su un chip molto piccolo e si pone quindi
il problema del gradiente di
temperatura che si instaura tra gli stadi di uscita (dove circola una corrente di qualche decina di milli
Ampere) e lo stadio differenziale di ingresso dove circala una correne di
qualche ordine di grandezza inferiore. È noto che in una coppia differenziale,
se la temperatura dei due rami è diversa, si ottiene una variazione della Dvbe. Ora
non bisogna credere che i fisici e gli ingegneri che progettano circuiti
integrati siano degli sprovveduti. Il gradiente di temperatura esiste ma la
distribuzione della temperatura sul chip stesso può essere prevista. I dispositivi del differenziale di ingresso
vengono disposti in modo da essere soggetti alla stessa temperatura e, così
facendo, si ottiene una stabilità termica molto elevata con variazioni di Dvbe molto
più basse di quelle ottenute nei circuiti discreti.