La distorsione
(in quasi tutte le sue forme)
5 novembre 2012
di Mario Bon
(riorganizzato, integrato,
rivisto e corretto 16 gennaio 2013, ultima revisione 13 febbraio 2017)
Paragrafi di questo capitolo:
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Premessa Introduzione |
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Caratteristica Statica di
trasferimento Distorsione causata dai
componenti passivi Clipping |
Cause |
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Distorsione Lineare Distorsione Non Lineare Distorsione di cross-over
o Distorsione di incrocio o di passaggio per lo zero Distorsione Armonica Distorsione Sub Armonica Distorsione di
intermodulazione Distorsione di
intermodulazione dinamica Distorsione di
intermodulazione con i residui di alimentazione Distorsione per
compressione termica Distorsione per
compressione meccanica Distorsione Doppler Distorsione Magnetica Distorsione di
interfaccia Distorsione di fase
(capitolo separato) |
Tipi
di distorsione |
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Come ridurre la
distorsione non lineare |
Come ridurre la distorsione non lineare |
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Criteri di Misura della
Distorsione THD Distorsione armonica TND Distorsione integrale Random Distortion Distorsione di corrente Altre forme di
distorsione Metodi di misura.
Riassunto |
Metodi di misura |
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Distorsione e fattore di cresta dello stimolo Percezione della distorsione Udibilità e tollerabilità della distorsione Soglie di udibilità della
distorsione |
Udibilità |
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Distorsione e numero di
altoparlanti (array) conclusioni |
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Nota: il D.U.T. (Device Under Test) è il dispositivo sotto
test.
La distorsione
(in quasi
tutte le sue forme)
Si
consiglia di studiare la Teoria Unificata dei Segnali Osservabili.
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Di fronte
ad una catena di riproduzione audio, dobbiamo valutare i dispositivi che la
compongono o il suono che produce? Dobbiamo
valutare il suono che produce. Lo scopo delle misure è caratterizzare la qualità sonora
dei dispositivi attraverso la valutazione delle grandezze che rappresentano
gli attribuiti del suono. Il tutto
deve avvenire nelle effettive condizioni d’uso dei dispositivi. |
Un sistema si dice “lineare” quando
non produce distorsione. Una sistema possiede risposta “piatta” quando essa è
indipendente dalla frequenza. Nel linguaggio comune si tende ad usare il
termine “lineare” al posto di “piatto” . In inglese la differenza è ben chiare
perché lineare si traduce con “linear” mentre piatto si traduce con “flat”.
Liberiamo subito il campo da un
luogo comune:
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luogo
comune |
…invece |
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dato che la distorsione armonica
del terzo ordine produce una componente di frequenza tripla, la distorsione prodotta
da un tono a 7000 Hz è ininfluente perché produce armoniche che cadono oltre
il limite di udibilità. |
ove sia presente distorsione
armonica è necessariamente presente la distorsione per intermodulazione. Se
eccitiamo un tweeter con due sinusoidi a 12000 e 15000 Hz questo produrrà,
per intermodulazione, una componente a 3000 Hz proprio dove l’orecchio è più
sensibile. |
Diciamo piuttosto che, con quei
programmi musicali con un limitato contributo energetico in alta frequenza, la distorsione
prodotta dal tweeter (poco sollecitato) è meno evidente. Ciò suggerisce che,
con filtri cross-over abbastanza pendenti, la distorsione prodotta dal woofer
(dal medio) e dal tweeter siano separabili. Questo va tenuto presente nelle
misure in campo vicino.
Introduzione:
La distorsione misura la
deviazione di un sistema rispetto ad un comportamento ideale. Da qusto punto di
vista la distorsione è sempre un fenomeno negativo.
Vale il seguente teorema:
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Quando è
presente distorsione armonica è presente anche la distorsione di
intermodulazione (vedere:
Landau, Lifsits – “Fisica teorica 1, Meccanica” Editori Riuniti pag 133 e
successive ). La
condizione necessaria e sufficiente affinché la distorsione sia nulla è che sia nulla la distorsione di
intermodulazione per qualsiasi coppia di frequenze. In
alternativa che sia nullo lo spettro di intermodulazione in una misura di
Distorsione Integrale. Nota:
negli altoparlanti esiste anche la distorsione Doppler che è indipendente dalla
distorsione di intermodulazione. |
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CAUSE |
Caratteristica Statica (di
trasferimento)
La distorsione non lineare (vedi oltre) nasce, per
buona parte, dalla non linearità della caratteristica statica di trasferimento.
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La caratteristica statica di
trasferimento ideale di un dispositivo è una retta che rappresenta la
proporzionalità tra lo stimolo applicato in ingresso e la risposta ottenuta
in uscita. Vout(t)
= K Vin(t) con K costante Per un amplificatore, il grafico
della caratteristica statica riporta in ascissa l’ampiezza della tensione in
ingresso (stimolo) ed in ordinata l’ampiezza della tensione in uscita
(risposta). Tale caratteristica è detta statica perché è misurata a frequenza
0 (in corrente continua). |
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Genesi della distorsione di
intermodulazione. Nel caso illustrato viene “distorta” più marcatamente la
componente a frequenza superiore. La figura si riferisce, in
particolare, alla misura di distorsione per intermodulazione SMPTE con segnale
composto da 2 sinusoidi. |
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Simulazione della
intermodulazione da saturazione (clipping di un amplificatore ideale). Nel
caso di un woofer la distorsione non è così netta per l’inerzia dell’apparato
mobile. In questo caso la frequenza più bassa è riprodotta correttamente. Se
la componente a 500 Hz fosse assente la distorsione sarebbe nulla. La
caratteristica statica del dispositivo qui rappresentato è riportata in
figura precedente (a destra). Aumentando l’ampiezza della componente a
frequenza inferiore si osserverebbero prodotti di intermodulazione molto più
alti e sparsi su tutto lo spettro. |
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a sinistra la caratteristica
reale di un woofer decente: è ben visibile l’isteresi (documentazione Philips
- Elcoma). A destra caratteristica statica dell’ipotetico dispositivo
utilizzato nelle figure successiva (con clipping ma senza isteresi). In
questo caso la caratteristica è lineare e non c’è isteresi: l’unica causa di
distorsione è determinata dal superamento della massima escursione
(clipping). Se ne deduce che nei dispositivi reali di ottima qualità la
distorsione armonica di ordine pari dovrebbe essere nulla mentre quella
di ordine dispari dovrebbe presentarsi solo per grandi segnali. La terza
armonica (legata al clipping) prima o poi si manifesta sempre. La convinzione
che la presenza della sola seconda armonica sia “poco importante” o
addirittura “eufonica” è, per principio, sbagliata. |
Distorsione causata dai componenti
passivi: Resistori, condensatori e induttanze si trovano ovunque sia
all’interno delle elettroniche che nei filtri cross-over dei sistemi di
altoparlanti.
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Tipo di
componente |
difetto |
Contromisure |
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Resistori
in filo avvolto |
Induttanza,
vibrazione meccanica |
Involucro
molto rigido |
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Resistori
in filo avvolto antinduttivo |
Vibrazione
meccanica |
Involucro
molto rigido |
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Resistori MOX |
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Condensatori
Plastici |
Non
linearità del dielettrico Dipendenza
della capacità dalla tensione, vibrazioni |
Usare
condensatori al poliestere con elevate tensioni di lavoro |
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Condensatori
elettrolitici |
Non
linearità del dielettrico Dipendenza
della capacità dalla tensione, vibrazione |
Usare
condensatori elettrolitici metallizzati |
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Induttori |
Nucleo in
ferrite Vibrazione
dell’avvolgimento |
Usare
induttanze in aria, cementare gli avvolgimenti o annegarli in resina |
Clipping: (da to
clip = tosare). I
dispositivi reali hanno dei limiti: per gli amplificatori sono la massima
tensione e la massima corrente di uscita, per gli altoparlanti il massimo
spostamento del diaframma, per i componenti passivi ancora la massima tensione,
la dissipazione termica, la dipendenza del valore dalle condizioni d’uso.
All’interno di certi limiti i componenti presentano un comportamento lineare o
moderatamente non lineare. Superati i limiti, il comportamento diventa
decisamente non lineare.
Quando l’amplificatore supera la
massima escursione di tensione di uscita satura (clippa). Il clipping,
purtroppo, non si limita a tagliare la forma d’onda (clipping ideale). A volte
porta all’intervento delle protezioni che spengono i dispositivi di uscita
provocando un effetto chopping o chatter o possono portare ad auto oscillazioni
o ad altre alterazioni che perdurano finché l’amplificatore non rientra nei
limiti di funzionamento lineare. In genere la controreazione e le protezioni
provocano il protrarsi nel tempo delle condizioni di clipping che possono
durare per decine di milli secondi. Il clipping è trattato più dettagliatamente
nel capitolo dedicato agli amplificatori (600_Amplificatore.htm).
L’
utilizzatore medio usa amplificatori di potenza insufficiente che
clippano frequentemente.
Il clipping contemporaneo dei due
canali produce la verticalizzazione dell’immagine stereo al centro.
Il clipping “alternato” dei due
canali provoca la perdita “di
posizione” del canale virtuale centrale il che può produrre la sensazione che
il suono provenga dai diffusori. In
ogni caso il clipping, nel tempo,
genera fatica da ascolto.
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Clipping
ideale |
Un caso
di clipping reale |
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Tipi di
Distorsione |
La distorsione è sempre una
distorsione di forma del segnale nel tempo (la differenza tra ciò che è e ciò
che dovrebbe essere). La distorsione è di due tipi:
-
lineare
-
non lineare
Distorsione Lineare:
Quando un segnale impulsivo
attraversa un sistema lineare (per esempio un filtro) la sua forma nel tempo
viene alterata. Dal punto di vista matematico tale alterazione è il risultato
di una trasformazione omomorfa tra spazi vettoriali lineari e solo chiamarla
distorsione mette i brividi. Tuttavia questo tipo di alterazione viene detta
“distorsione lineare”.
La “distorsione lineare”, in un
dispositivo a fase minima, non altera il contenuto spettrale dello stimolo se
non attenuando o ritardando le componenti spettrali che esso già contiene. In
particolare non aggiunge nuove frequenze allo spettro dello stimolo.
Nei sistemi a fase minima, per i
quali vale la Conservazione dell’informazione, la “distorsione” lineare può
essere perfettamente compensata e annullata (altro buon motivo per non
chiamarla “distorsione”).
La distorsione lineare in un dispositivo
a fase, privo di rumore, minima è reversibile.
Chi scrive riferisce il
temine “distorsione” solo alla distorsione non lineare.
Distorsione Non Lineare:
La distorsione non lineare è
sempre una alterazione di forma del segnale nel tempo ma, a differenza dei
processi lineari, altera anche il contenuto spettrale dello stimolo in
particolare aggiungendo nella risposta delle componenti spettrali che non erano
presenti nello stimolo originale.
Classicamente si distinguono la distorsione armonica e per (o di) intermodulazione. A questa va
aggiunta la distorsione sub-armonica (nota da sempre ma raramente ricercata).
Negli altoparlanti si deve valutare anche la distorsione Doppler.
La misura della distorsione
avviene in regime forzato. L’elettronica ha ereditato dall’ottica il modo di
“trattare” la distorsione ed in particolare la consuetudine di distinguere
diversi tipi di distorsione come se dipendessero da cause tra loro indipendenti
o separabili. La distorsione armonica e la distorsione di intermodulazione non
sono ortogonali (ma sono interdipendenti).
Per mettere in relazione la distorsione con la qualità della
riproduzione, conviene misurare contemporaneamente tutti i tipi di distorsione
(vedasi Distorsione Integrale) perché la “fatica da ascolto” non distingue tra
i vari tipi di distorsione.
Il sistema di altoparlanti, quale
ultimo anello della catena di riproduzione, riceve uno stimolo che contiene la
distorsione prodotta da tutti i dispositivi che lo precedono. Da questo punto
di vista la distorsione prodotta da un
amplificatore (e più ancora quella
della sorgente che lo precede) dovrebbe essere la più bassa possibile (meno
dello 0.0032% per qualsiasi ampiezza dello stimolo applicato). Dato che un
amplificatore tratta un segnale con una banda passante di tre decadi, c’è da
aspettarsi una distorsione di intermodulazione fortemente dipendente dalla
specifica forma del segnale nel tempo.
Distorsione di cross-over o Distorsione di incrocio o di
passaggio per lo zero.
Negli amplificatori questo tipo di distorsione dipende dalla
polarizzazione degli stadi finali.
Avviene negli amplificatori in classe B e AB quando un
dispositivo di uscita passa dallo stato di interdizione alla conduzione e
viceversa. Negli amplificatori in classe B, su carico resistivo, questa
transizione avviene in corrispondenza del passaggio del segnale di uscita per
lo zero. Su carico reattivo la distorsione è sempre presente ma si manifesta in
corrispondenza a tensioni positive o negative (diverse da zero).
Quello che cambia, negli stadi polarizzati i classe A, B e
aB, è la resistenza di uscita:
-
nella
claase A è indipendente dall’ampiezza del segnale
-
nella
classe AB, quando lo stadio passa in classe B, raddoppia
-
in
classe B quando il sistema è interdetto l’impedenza di uscita è molto alta (non
esce corrente) e assume il valore caratteristico quando lo stadio entra in
conduzione.
Questo fenomeno rende obbligatorio in certo tasso di
retroazione. La variazione della impedenza di uscita comporta una specie di
compressione dinamica dipendente dalla frequenza (dalla impedenza del
carico).
Da questo punto di vista gli amplificatori in classe A sono
nettamente superiori: nessuna distorsione di cross-over e impedenza di uscita
“costante” (a meno della dipendenza dalla frequenza).
Una forma di distorsione di cross-over è presente
anche nei woofer. Alcuni woofer presentano un tasso di distorsione che
-
per piccolissimi
spostamenti ha un certo valore
-
quindi aumentando lo
spostamento, diminuisce
-
continuando ad
aumentare lo spostamento aumenta di poco
-
continuando ad
aumentare lo spostamento aumenta considerevolmente (saturazione)
L’aumento della distorsione per piccolissimi segnali
non è normale. Questa forma di distorsione è causata dalle forze non viscose
che agiscono all’interno dello spider.
Ricordiamo che, per essere confusa con la distorsione aurale, la
distorsione dell’altoparlante deve crescere con il livello dello stimolo.
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Distorsione
di un amplificatore in classe B su carico resistivo. |
Distorsione
Armonica: è la forma di
distorsione che si osserva all’uscita di un dispositivo reale quando lo stimolo
è una sinusoide pura. Se lo stimolo è una sinusoide a 100 Hz in uscita si
osserveranno (oltre alla fondamentale a 100 Hz) componenti a 200, 300, 400,
500, …. N x 100 Hz (con N intero). Queste si chiamano armoniche perché hanno
frequenza multipla della fondamentale. A volte si osservano anche delle sub
armoniche (vds sub armoniche) con frequenza 100/N (con N intero).
La misura
della distorsione armonica è essenziale
nella fase di progettazione sia dell’altoparlante che del sistema di
altoparlanti nel suo insieme. Nell’eseguire le misure di distorsione armonica
con l’analizzatore di spettro di deve verificare anche la presenza di
sub-armoniche (o impiegare filtri passa alto all’ingresso dell’analizzatore per
eliminarle dalla misura). La
distorsione armonica non dipende dalla forma dello stimolo (che è sempre una
sinusoide) ma dalla sua ampiezza (la distorsione di intermodulazione, invece,
dipende dalla ampiezza e dalla forma dello stimolo).
Le
armoniche di ordine pari sono correlate alla asimmetria della caratteristica
statica di trasferimento mentre le armoniche di ordine dispari sono correlate
al clipping. Un buon dispositivo dovrebbe mostrare assenza di armoniche pari e
armoniche dispari che crescono più o meno bruscamente superata una certa
ampiezza dello stimolo. Si veda anche THD.
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Distorsione armonica |
Dipende dall’ampiezza dello stimolo |
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Intermodulazione (SMPTE e simili) |
Dipende dall’ampiezza e dalla forma dello stimolo |
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Distorsione Integrale (nelle elettroniche) |
Dipende dall’ampiezza e dalla forma dello stimolo |
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Distorsione Integrale (nei diffusori acustici) |
Dipende dall’ampiezza, dalla forma e dal contenuto di
basse frequenze |
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Distorione Doppler |
Negli altoparlanti, dipende dalla velocità del diaframma e
dalla larghezza della banda passante riprodotta. |
Raramente le riviste specializzate verificano la presenza di sub-armoniche nei diffusori acustici anche se è noto che queste sono presenti e fastidiose (Olson 1956). Negli altoparlanti è importante valutare le armoniche almeno fino al quinto ordine. L’ampiezza delle componenti armoniche della distorsione deve diminuire al crescere dell’ordine dell’armonica considerata. Se lo spettro della distorsione è limitato alla presenza di seconda e terza armonica la TND e la DI risultano proporzionali all’ampiezza dello stimolo. I sistemi simmetrizzati (push-pull, amplificatori a ponte) presentano prevalente distorsione di ordine dispari.
E’ bene ribadire che la presenza di distorsione
armonica comporta necessariamente la presenza di distorsione di
intermodulazione. Quindi non ha senso preferire dispositivi che producono
distorsione di ordine pari anche se alcuni sostengono che sia “gradevole”.
Al contrario se la distorsione di intermodulazione è nulla (per ogni coppia di frequenze, ogni ampiezza e ogni carico) la distorsione armonica è necessariamente nulla.
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Altoparlante
in aria in posizione verticale e microfono di misura in asse in campo vicino. L’altoparlante
è alimentato con una sinusoide alla
frequenza di risonanza. L’ampiezza
dello stimolo è tale da portare l’equipaggio mobile alla massima escursione
lineare. La qualità
dell’altoparlante dipende dalla quantità di armoniche prodotte (in
particolare oltre il decimo ordine): gli altoparlanti con il suono migliore
producono un limitato numero di armoniche. La prevalenza di armoniche pari
indica asimmetria, la prevalenza di armoniche dispari indica compressione e
clipping. Quindi l’altoparlante migliore dovrebbe mostrare una ridotta
distorsione di ordine pari (alta simmetria) mentre le armoniche dispari
dovrebbero mostrare un brusco incremento da una certa ampiezza dello stimolo
in su. Gli
altoparlanti scadenti producono distorsione oltre la dodicesima armonica (se
la frequenza di risonanza vale 50 Hz la dodicesima armonica vale 600 Hz). E’ molto
importante verificare la presenza di sub-armoniche. |
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Distorsione sub-armonica:
forma di distorsione importante ma
sottovalutata. Si manifesta negli altoparlanti in particolare in gamma media.
Descritta da Olson negli anni ‘50 consiste nella produzione di armoniche con
frequenza pari a una frazione intera della frequenza dello stimolo sinusoidale.
Nella figura che segue si vede lo spettro
della distorsione di un tweeter a nastro stimolato da una sinusoide a 3500 Hz. Non solo è presente la sub
armonica a 1750 ma anche tutte le sue armoniche sicché l’uscita contiene tutte
le armoniche della “fondamentale fantasma” a 1750 Hz. Il tono a 1750 Hz è
udibile perché non risulta mascherato.
Questo tipo di distorsione è stato riscontrato nelle trombe.
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Distorsione
di intermodulazione: forma di distorsione che si manifesta quando lo stimolo
non è una semplice sinusoide. La distorsione di intermodulazione dipende dalla
forma (dallo spettro) e dalla ampiezza dello stimolo. La musica è un fenomeno
di natura transitoria ad ampio spettro che eccita i diffusori acustici in un
modo non facilmente riproducibile in laboratorio (se non utilizzando la
musica). È oggettivamente difficile sintetizzare e standardizzare degli stimoli
adatti a simulare le effettive condizioni d’uso dei dispositivi audio. Per
questo motivo sono state rispolverate le misure con bande di rumore e segnali
multitono.
La distorsione di intermodulazione
si misura alimentando il DUT con uno stimolo non sinusoidale. Lo stimolo più
semplice è costituito da due sinusoidi di frequenza diversa. Il risultato della
misura è determinato (per i sistemi di
altoparlanti) dal contenuto spettrale in bassa frequenza (nell’intorno della
frequenza di risonanza).
Oggi le
misure standard (tipo SMPT) specialmente per i diffusori acustici, devono
essere considerate superate dalle misure con stimoli multitono. Si veda la
Misura della Distorsione Integrale.
La spiegazione della distorsione per
intermodulazione sta nelle formule di Werner dalle quali si evince come la
distorsione per intermodulazione risulti dalla moltiplicazione di due segnali
sinusoidali.
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Si noti che il prodotto di due funzioni circolari produce
la somma di componenti con diversa frequenza ma stessa fase.
Per esempio il guadagno di un transistor dipende
dalla corrente di polarizzazione. Se la corrente di polarizzazione non è
stabile (ma contiene per esempio i residui alternati della tensione di
alimentazione) il guadagno non è più costante e l’amplificatore intermodula.
Per un altoparlante la distorsione di intermodulazione dipende dalla variazione
di BL (posizione), di LE (posizione), di RE (temperatura) e di MMS (break-up
della membrana, onde stazionari nello spider) e CMS (posizione). In generale
l’intermodulazione è determinata dalla presenza contemporanea di frequenze
basse (elevati spostamenti) e frequenze acute che risultano clippate in modo
asimmetrico quando l’equipaggio mobile supera la massima escursione lineare.
Distorsione
di intermodulazione dinamica: questa forma di distorsione è
caratteristica dei dispositivi retroazionati (amplificatori). C’è chi sostiene
che sia ininfluente. Esistono tecniche appropriate per scongiurare tale tipo di
distorsione. Questa forma di distorsione è trattata in dettaglio nel capitolo
dedicato alla retroazione.
Va anche
detto che gli altoparlanti non soffrono di questo tipo di distorsione
particolarmente deleterio.
Distorsione
di intermodulazione con i residui di alimentazione: questa
forma di distorsione è caratteristica dei dispositivi dotati di alimentazione
non regolata o mal regolata. Il guadagno dei transistor dipende dalla corrente
di polarizzazione. Se, a causa di una variazione della tensione di
alimentazione, la corrente di polarizzazione varia, si avrà una conseguente
variazione del guadagno che produce una modulazione di ampiezza del segnale
(moltiplicazione).
Modulazione
di Ampiezza = Distorsione di intermodulazione.
Distorsione per compressione
termica:
Tipica degli altoparlanti (ma non solo). All’aumentare della corrente che circola nella bobina mobile aumenta anche la temperatura della bobina mobile stessa e con essa aumenta la resistenza Re (dello 0.4% per ogni grado di incremento della temperatura) ne segue che quando l’altoparlante è “caldo” produce un SPL inferiore. La compressione termica si manifesta in due modi:
-
con la riduzione della sensibilità sul lungo periodo
-
con la compressone dei picchi di segnale
Per limitare questo fenomeno si devono adottare due rimedi:
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Aumentare la velocità di smaltimento del calore |
Bobine di ampio diametro Coni in alluminio Traferro stretto Ogive in rame massiccio Ventilazione forzata della bobina mobile |
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Aumentare il numero di altoparlanti nella stessa banda di
frequenza |
Combinazioni in serie/parallelo, quasi serie, filtri
progressivi, ecc. |
Negli altoparlanti per uso
professionale (che sopportano anche oltre 1000 Watt) il diametro della bobina
mobile viene aumentato anche oltre i 3 pollici. Questo aumenta la quantità di
rame (e quindi la possibilità di smaltire calore) e anche il fattore di forza.
Per forzare il passaggio d’aria nel
traferro si realizzano cestelli chiusi sotto allo spider e si prevedono
opportuni flussi d’aria. La riduzione di sensibilità nel lungo periodo (specie
nei sistemi amplificati) è difficilmente udibile e ampiamente tollerata perché
si manifesta con variazione lente.
La compressione termica causata
dai picchi di segnale è una distorsione di forma che dipende dal fattore di
cresta del programma musicale. Più il fattore i cresta è alto e tanto più i
picchi sono rapidi e isolati. In tal caso la distorsione si manifesta su
intervalli di tempo brevi e viene anch’essa facilmente tollerata. La
compressione termica “veloce” ha effetti simili al clipping morbido di un
amplificatore a valvole non retroazionato. Il riscaldamento della bobina mobile
ha anche un altro effetto: altera I parametri di Small dell’altoparlante in
particolare I fattori di merito alterando l’allineamento delle basse frequenze
nei sistemi accordati.
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Qui di fianco le “perdite per compressione” che si
osservano in un woofer in funzione della potenza applicata. Con circa 250 Watt applicati, all’equilibrio termico,
l’SPL prodotto cala di 3 dB. In pratica metà della potenza è andata perduta
per riscaldare la bobina mobile. (documentazione Beyma) |
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Distorsione per compressione
meccanica:
Tipica degli altoparlanti (o di altri dispositivi meccanici).
All’aumentare dello spostamento della bobina mobile questa viene a trovarsi in
posizioni dove il campo magnetico è meno intenso e, di conseguenza, la forza
Bli diminuisce, la forza diminuisce e lo spostamento diminuisce. Questa forma
di distorsione si somma agli effetto della compressione termica.
Un’altra causa della compressione
meccanica dipende dallo spider la cui costante di elasticità tende ad aumentare
con l’ ampiezza della oscillazione.
Distorsione Doppler
Tipica degli altoparlanti a larga
banda (banda passante maggiore di una decade). La distorsione Doppler è causata
dal moto relativo della sorgente rispetto al punto di ascolto e produce una
variazione (modulazione) della frequenza percepita del suono riprodotto (si
pensi a come cambia il fischio di un treno quando si avvicina e quando si
allontana). La distorsione Doppler produce una modulazione in frequenza del
suono che, a livello spettrale, ricorda la distorsione di intermodulazione. Per
evitare la distorsione Doppler si deve limitare la velocità del diaframma
dell’altoparlante e/o la sua banda passante. E’ opinione diffusa che, quando la
banda passante è nell’ordine di una decade, la Distorsione Doppler non sia
udibile. Ne segue che nei sistemi a tre vie le frequenze di taglio dovrebbero
essere poste all’incirca 200 e 2000 Hz (una decade per ciascuna via).
Resta il fatto che, secondo Olson,
la distorsione Doppler attesa dovrebbe essere maggiore di quella che si misura.
Quindi lasciamo un punto di domanda
sulla sua entità ed udibilità (anche perché poco cambia).
Nelle misure di distorsione con
segnali multitono la distorsione Doppler, se presente, viene misurata anche se non è distinguibile
dalla distorsione armonica e di intermdulazione. Motivo di più per eseguire
misure di DI con stimoli di 216 o anche 217 campioni.
Per eliminare la distorsione magnetica si adottano
chassis in alluminio (che non presenta isteresi magnetica) e, a volte, si
pongono i circuiti di alimentazione in contenitori separati (per allontanare
anche i trasformatori).
Distorsione di Interfaccia (SUONO N.
108 – Dicembre 1981):
la distorsione di interfaccia è
una forma di distorsione di intermodulazione dell’amplificatore che si verifica
quando una tensione viene applicata all’uscita dell’amplificatore stesso. L’altoparlante dinamico è un dispositivo
reversibile che, se eccitato, produce la tensione BLv (v = velocità). Un
altoparlante si comporta come un
microfono e percepisce il suono presente nell’ambiente (rumori o il suono
prodotto da un altro altoparlante). Questi segnali vengono iniettati
dall’altoparlante nell’uscita dell’amplificatore. Non tutti gli amplificatori
sono in grado di gestire le correnti iniettate alla loro uscita e questo causa
distorsione. La retroazione contrasta efficacemente questo fenomeno e, sapendo
come progettare l’amplificatore, la distorsione di interfaccia può essere
evitata. Si veda l’articolo dedicato alla retroazione (650_controreazione.htm),
alle vibrazioni (301_Diffusori_e_Misure_vibrazione.htm) e alla BackEMF (nel Glossario).
Distorsione di fase (in un
altro articolo)
Affinché valga il Teorema della
Conservazine dell’Informazione i dispositivi devono possedere una funzione di
trasferimento a fase minima. Se l’informazione c’è può essere percepita, se non
c’è non c’è e basta. Un sistema di
altoparlanti non è un sistema a fase minima a causa della diffrazione ai bordi
che è sempre presente. L’altro fenomeno che impedisce all’altoparlante di
essere un dispositivo a fase minima è il break
up della membrana (che possono anche cadere fuori dalla banda passante)
e l’effetto coincidenza (specie per i cono in carta). Per capire quanto un
sistema assomiglia ad un sistema a fase minima si misura “l’eccesso di fase” e”l’eccesso
di ritardo”.
L’eccesso di fase è la differenza
tra la risposta in fase del sistema e la risposta in fase che lo stesso sistema
avrebbe se fosse a fase minima. La risposta in fase del sistema equivalente a fase minima viene ottenuta dal modulo delle funzione di
trasferimento (risposta in frequenza) attraverso l’applicazione della
trasformata di Hilbert. L’eccesso di ritardo è la derivata rispetto al tempo
dell’eccesso di fase.
Altre forme di distorsione: prima o poi qualcuno si
inventerà un nuovo tipo di distorsione. Poco importa, le tecniche di misura con
stimoli multitono le misurano tutte contemporaneamente.
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Come
ridurre la distorsione non lineare |
Le principali tecniche di correzione dei difetti
di linearità dei dispositivi reali sono:
Linearizzazione
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La
linearizzazione interviene sulla linearità intrinseca del dispositivo. Se per
esempio un altoparlante produce il 3% di distorsione lo si può migliore (con
vari interventi) e ridurre la distorsione,
per esempio, all’ 1%. Detto in altre parole si migliora (o si cambia)
dispositivo. L’aggiunta
di un anello di rame attorno al polo centrale dell’altoparlante è un esempio
di linearizzazione. Un woofer
montato in cassa chiusa rappresenta un altro buon esempio di linearizzazione
(intervento sulla sospensione dell'altoparlante con aggiunta della componente
lineare dovuta alla elasticità del volume chiuso). |
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Compensazione
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individuato
il difetto se ne introduce un secondo che abbia un effetto uguale e contrario
al primo tale da controbilanciarlo e annullarlo. La
compensazione si basa sull’osservazione che la differenza tra due numeri
quasi uguali è comunque un numero piccolo: se il dispositivo “sbaglia” di 100
e possiamo compensare per
90, l’errore residuo è 10. In elettronica questa tecnica è largamente usata
per ridurre le derive termiche
(vedi per esempio lo specchio di corrente). In elettroacustica la
configurazione di due altoparlanti in push-pull è un ottimo esempio di
compensazione (riduce le componenti pari della distorsione armonica). |
|
Retroazione
|
La
retroazione (o controreazione o reazione negativa) richiede l’osservazione
della risposta del dispositivo e la sua successiva correzione che avviene
applicando un opportuno “segnale di correzione” all’ingresso del dispositivo
stesso. Se usata nel modo corretto è estremamente efficace. Se applicata
malamente rende il dispositivo instabile ed inservibile (oscillazioni). In
sostanza si tratta di una tecnica di classe BSF con prerequisiti BAS (come
ben sanno tutti gli elettronici). Esistono quattro diversi tipi di
retroazione (vds Appendici) |
|
Metodi
di Misura della Distorsione |
La misura della distorsione consiste
nel confronto del contenuto spettrale dello stimolo con il contenuto spettrale
della risposta.
A parte il rumore, tutto ciò che
compare nella risposta, ma non era presente nello stimolo, è classificato come
distorsione non lineare. Oggi la distorsione si misura con l’analizzatore di
spettro. L’analizzatore di spettro è uno strumento delicato e di non facile
utilizzo che richiede una profonda conoscenza, soprattutto teorica, della
Teoria dei Segnali e dei principi di funzionamento dello strumento stesso. A
tal fine sarebbe utile studiare la Teoria Unificata dei Segnali Osservabili.
Quando si misura la distorsione con l’analizzatore di
spettro ci si deve mettere nelle condizioni di NON dover applicare finestre di
pesatura. Misurare la distorsione di intermodulazione applicando una finestra
di pesatura è un controsenso perché la distorsione di intermodulazione è
causata da una modulazione di ampiezza e una finestra di pesatura è una
modulazione di ampiezza..
|
|
|
Metodo di misura di distorsione particolarmente
bassa |
Criteri di Misura della Distorsione:
In passato veniva misurata la sola distorsione armonica
totale THD (vedi oltre). Oggi la
distorsione si misura con l’analizzatore di spettro confrontando lo spettro
dello stimolo (noto) con lo spettro della risposta (in uscita dal DUT) e mettendo in evidenza le singole componenti
sub armoniche, armoniche e anarmoniche. L’uso dell’analizzatore di spettro implica
la scelta di stimoli di classe A (vedasi Teoria Unificata dei Segnali
Osservabili).
Per interpretare una misura di distorsione è necessario
riconoscere lo spettro dello stimolo dello spettro della distorsione. Tale
separazione può avvenire nel dominio della frequenza, del tempo o della
coerenza.
Stimolo
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Metodo |
Cosa misura
|
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Sinusoidale |
Separazione
nella frequenza |
Distorsione
armonica |
|
SMPTE |
Separazione
nella frequenza |
Distorsione
di intermodulazione |
|
Multitono |
Separazione
nella frequenza |
Armonica
+ Intermodulazione |
|
Multitono
DI |
Separazione
nella frequenza |
Armonica
+ Intermodulazione |
|
Bande di
rumore |
Separazione
nella frequenza |
Armonica
+ Intermodulazione (TND +bande laterali) |
|
Burst |
Separazione
in frequenza |
Armonica (Gate System) |
|
Sweep |
Separazione
nel tempo |
Armonica (ESS) |
|
Silent Sweep |
Separazione
nel tempo |
Armonica
+ Intermodulazione |
|
Frammenti
musicali |
Separazione
per coerenza |
Armonica
+ Intermodulazione (amplificatori) |
Ciascun metodo di
misura prevede l’utilizzo di un particolare stimolo. L’unico metodo che
permette di misurare le distorsione nelle effettive condizioni d’uso e la
Random Distortion (B&K Application note – Audio Distortion Measurements by
SteveTemme pag. 8) . Questo metodo però non è applicabile ai diffusori
acustici. Per i diffusori acustici la misura migliore, che sta acquistando
crescenti consensi in questi anni grazie a Klippel, è la misura con stimoli
multitono. Anche questa misura, tuttavia, deve essere fatta in un certo modo.
THD: Total Harmonic Distortion ovvero Distorsione
Armonica Totale. La THD si misura applicando al DUT uno stimolo sinusoidale. La
risposta viene prelevata e applicata ad un distorsiometro che sopprime la
frequenza dello stimolo e misura il valore RMS di tutto quello che resta:
distorsione armonica e rumore. La THD misura il tasso di distorsione armonica
ma non dice nulla sulla sua composizione (è una grandezza monodimensionale)
quindi è significativa solo se è molto bassa (per es. 0.3% -> una singola
armonica non può essere maggiore della THD) o molto alto (per es. 3% -> male
comunque). Valori attorno all’1% richiedono l’analisi del contributo delle singole armoniche. La THD si
esprime in percentuale rispetto alla ampiezza dello stimolo. Il risultato della
misura di THD è un numero e si può quindi comporre una scala di valori di
riferimento. La THD riduce la misura della distorsione ad una misura
monodimensionale. Questo è il suo
pregio ma anche il suo principale difetto. Oggi è poco usata.
Distorsione
Armonica: sembrerebbe la misura più facile
e concettualmente lo è. Lo stimolo è una sinusoide con distorsione molto minore
del tasso che si prevede di misurare. Lo stimolo viene applicato all’ingresso
del DUT e la risposta inviata all’analizzatore di spettro (meglio se bicanale
per osservare contemporaneamente stimolo e risposta). A questo punto si
confronta il contenuto spettrale dello stimolo (che dovrebbe contenere una sola
riga) con lo spettro della risposta. La misura deve essere fatta senza
applicare finestre di pesatura perciò l’analizzatore di spettro e il generatore
di segnali devono essere sincronizzati e condividere lo stesso clock.
Le righe spettrali con frequenza superiore
alla frequenza dello stimolo si chiamalo armoniche, quelle con frequenza
inferiore si chiamano sub armoniche. Nel 99.99% dei casi la presenza di sub
armoniche non viene verificata e questo porta a risultati non corretti anche
nella misura delle componenti armoniche.
TND: (Total Noise Distortion) Metodo di
misura introdotto da Audio Review per i sistemi di altoparlanti. Utilizza come
stimoli due segnali complementari ottenuti da un rumore rosa alternando i terzi
di ottava. Il procedimento è piuttosto laborioso ed è affetto da incertezze che
si manifestano nelle regioni di frequenza tra due terzi di ottava
adiacenti (bande laterali).
A pag 41-42 di “Electronic Measurements and
Instrumentation” di B. M. Oliver e J.M Cage ISBN 0-07-085544-7 (Oliver e Cage
Hewlett-Packard Laboratoris) del 1972 si legge:
“Un metodo usato per valutare la
distorsione consiste nell’utilizzare come stimolo rumore filtrato con un filtro
a reiezione di banda (spettro continuo con un “buco”). All’uscita del DUT si
valuta la potenza del segnale nella banda “bucata”. Questo segnale viene usato
perché è molto più simile alle effettive condizioni d’uso.”
|
|
Risultato di una misura di TND. Sono evidenti le “bande laterali”. Per capire l’origine delle bande laterali basta calcolare
l’errore di misura. Detti Fa e Fb la coppia di segnali di prova deve essere: <Fa|Fb> = 0 ciò deve essere prima durante e dopo la misura. Le bande laterali stanno ad indicare che questo non avviene. |
Le bande
laterali, nelle misure pubblicate da Audio Review, è dovuta ad un pio di
difrtti della procedura. È stato dimostrato che, facendo le cose a modo, le
bande laterali scopaiono.
Distorsione Integrale o DI: si tratta di un metodo di misura della distorsione
che utilizza gli stimoli multitono (composto dalla sovrapposizione di più
sinusoidi). Vengono misurate contemporaneamente tutte le forme di distorsione.
Si vedano gli articoli dedicati a questo specifico argomento.
(http://www.mariobon.com/Articoli_nuovi/432_Distorsione_Opera.htm).
Random Distortion : ovvero la
misura della parte incoerente dello spettro di potenza. Questo tipo di misura è
molto sensibile alla presenza di stimoli secondari e a tutto quello che succede tra l’uscita del DUT e l’ingresso
dello strumento di misura. Per un altoparlante l’ingresso dello strumento di
misura è il microfono per cui (anche eseguendo le misure in camera anecoica)
avremo:
|
leakage |
Nelle misure in campo vicino |
|
diffrazione ai bordi |
Nelle misure in campo lontano |
Se applicata ad
un sistema di altoparlanti questa misura confonderebbe le cause della Fatica da
Ascolto (distorsione) e della Chiarezza (diffrazione ai bordi). La si potrebbe interpretare
assieme alla Waterfall: se la Waterfall è ottima l’incoerenza è prevalentemente
distorsione, contrariamente l’incoerenza è dovuta anche alla diffrazione.
L’applicazione sarebbe quindi limitata ai sistemi “ottimali” che di questa
misura non hanno bisogno
Il vero limite è che la misura
deve essere eseguita in campo molto lontano ed in camera anecoica oppure il
segnale deve essere ghettizzato ma questa è una delle cause di errore nella
valutazione del cross-spettro che a sua volta inficia la RD. Per farla breve
non è un metodo applicabile ai sistemi di altoparlanti. Il vantaggio è quello
di poter usare frammenti musicali come stimoli (perché la RD richiede uno
stimolo con spettro continuo). La RD è adatta per quei dispositivi dove il canale tra ingresso e
uscita è unico (per esempio amplificatori e altri dispositivi elettronici).
|
|
Esempio di misura di Random
Distortion attraverso la valutazione della parte coerente ed incoerente dello
spettro di potenza. Questa misura
somma distorsione armonica, intermodulazione e rumore. Formalmente è il
metodo migliore. Una
coerenza maggiore di 0 ma minore di uno è dovuta a: rumore, errori di stima
dello spettro, non linearità, presenza di altri stimoli oltre a quello che
genera y(t). Con
segnali periodici e basso rumore resta praticamente solo la distorsione e il
rumore di quantizzazione. |
Distorsione di corrente: fornisce informazioni sulla
linearità dell’impedenza di un dispositivo (un altoparlante, di un sistema di altoparlanti,
un induttore, condensatore, resistore, ecc.). Questa misura non viene
utilizzata dalle riviste specializzate benché non richieda camera anecoica (ed
è una misura di routine con la scheda Clio). La distorsione di corrente mette
in evidenza anche la qualità dei componenti del filtro cross-over. La
distorsione di un diffusore acustico dipende dalla qualità intrinseca
dell’altoparlante, da come viene caricato (dal cabinet), dalla qualità dei
componenti del filtro cross-over.
|
|
Tensione (traccia superiore) e
corrente (traccia inferiore) ai capi e attraverso tre diffusori acustici
commerciali (da Suono Stereo n. 105 – settembre 1981). Quello in centro è “buono” |
|
|
Il setup qui a fianco mostra come
misurare la distorsione della corrente che attraversa un altoparlante. La
caduta di tensione sul resistore di riferimento è proporzionale alla corrente
che attraversa l’altoparlante. Misurando la distorsione di V si valuta la
distorsione della corrente. R deve essere piccola nell’ordine di 0.1 ohm e di
conseguenza anche V è piccola (100mV per Ampere). Tale distorsione è causata dalla
non linearità della impedenza elettrica dall’altoparlante che riflette la non
linearità dei parametri elettro-meccanici. |
|
|
Con questo setup (a fianco) la
resistenza di sensing può essere aumentata e la corrente ia (che non percorre
il woofer) può essere resa piccola a piacere. Se l’impedenza della rete di reazione
vale 10 kOhm l’errore massimo è nell’ordine dello 0.1%. L’altoparlante è pilotato a
tensione costante (effettive condizioni d’uso). La tensione V va misurata con
una sonda differenziale. |
|
|
|
|
A sinistra: Woofer da 8” con circuito
magnetico convenzionale (Blu = seconda
armonica, Rosso = terza armonica, Verde = tensione ai capi di Rrif). A
destra: Lo stesso Woofer da 8” ma con polo centrale sagomato a T ed anelli di
rame sopra e sotto il traferro per ridurre la variazione di Le e la
variazione di flusso di Le che sono le due maggiori cause di distorsione alle
frequenza medie Si nota la consistente riduzione
delle distorsione di correte su tutta la banda audio. |
|
Metodi di misura. Riassunto
|
Misure di
Distorsione (standardizzate e non) |
|
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IMD -ITU-R (CCIF) |
(CCIF = International Telephonic
Consultative Committee). Definita in Germania nel 1929 ma considerata standard nel 1937. Lo stimolo è costituito da due
sinusoidi di uguale ampiezza e frequenza spaziata di 1000 Hz. |
|
SMPT |
(Society of Motion Picture and Television
Engineers). Introdotta nel 1939. SMPT IM il segnale consiste di
due sinusoidi a 60 e 7000 Hz con i
7000 Hz 12 dB sotto i 60 (in rapporto di ampiezza 1:4) |
|
ITCC |
(International Telephone
Consultative Committee) il segnale consiste di due sinusoidi a 14 e 15kHz e
mette in evidenza la distorsione per differenza di frequenza. |
|
Metodo di Thiele and Small |
Thiele and Small hanno suggerito
un metodo che consente di misurare contemporaneamente le componenti di
distorsione pari e dispari basato sulla scelta di una coppia di sinusoidi con
frequenza nel rapporto 3:2. Il rapporto non deve essere esatto per evitare
che le componenti coincidano. |
|
DIM (Dynamic InterModulation) |
Il metodo seno+quadra è stato
originariamente proposto da Leinonen, Otala, e Curl. e consiste nel
sovrapporre ad una onda quadra a 3.18 kHz ad una sinusoide a 15 kHz (con un
quarto dell'ampiezza della quadra). Il segnale prodotto da DUT viene quindi filtrato
a 30 kHz o a 100 kHz e viene descritto come DIM30 o DIM 100. Viene impiegata
per gli amplificatori. |
|
THD |
Total Harmonic Distortion:
valore RMS della sola distorsione armonica. |
|
Rumore rosa |
Proposto da J.H.L. Borenius al 56° Congresso Della AES tenuto a Parigi e da C. Bordone
Sacerdote e G. C. Sacerdote – rivista Elettrotecnica volume LXIII n. 10 pag 860 (1976) |
|
Multitono |
E. CZERWINSKI, A. VOISHVILLO, S.
ALEXANDROV e A. TEREKHOV (novembre
2001) lo stimolo è composto da una serie di sinusoidi la cui frequenza segue
una legge logaritmica. Lo stimolo non è periodico. (Multitone
Testing of Sound System Components - Some Results and Conclusions” parti 1,2) Lo stimolo e il segnale di
uscita non sono analizzabili via FFT. C’è da chiedersi come si possa
solo immaginare di fare misure di distorsione in regime forzato con segnali
non periodici: il risultato dipende dalla finestratura. Il fatto grave è che
l’articolo è stato pubblicato sulla rivista AES. |
|
TND Total
Noise Distortion. |
Lo stimolo è composto da due
segnali quasi complementari composti da bande alternate di rumore rosa
filtrato a terzi di ottava preparati per eccitare al massimo le basse
frequenze. Gli stimoli vengono ricavati da
un rumore con spettro rosa composto da 223 campioni a 44100 Hz con banda passante
limitata tra circa 17.67 a 18102 Hz.
Il fattore di cresta vale circa 3.1 (9.82 dB). Lo spettro del rumore da cui
vengono ricavati i segnali non è perfettamente piatto e presenta un ripple di
0.79 dB (che è una delle cause che impedisce di prevedere l’errore di
misura). Le bande di rumore vengono limitate con filtri FIR (altra possibile
fonte di errore come confermato anche da A. Farina). Benché lo pseudoperiodo
sia di 223 campioni l’analisi avviene su segmenti di 214 o 215 campioni (finestrati e mediati). In queste
condizioni, come è facile intuire, l’errore di misura non è prevedibile.
Nella TND quando il D.U.T presenta una risposta prossima alla condizione di
fase minima, le cosiddette “bande laterali” risultano molto più accentuate
(vds misure delle Quad ELS 2905 di Audio Review). |
|
Multitono |
Misura di distorsione utilizzata
da Klippel. Utilizza un numero limitato di toni ed è abbastanza lontana dalle
effettive condizioni d’uso |
|
DI |
Distorsione Integrale (M. Bon – 2008): lo stimolo
periodico pseudo-casuale è ottenuto come combinazione lineare di sinusoidi isoenergetiche
spaziate di circa un semitono le cui frequenze sono tutte prime tra di loro.
Ne segue che, nel segnale di uscita, sono visibili tutti gli ordini di
distorsione armonica pari e dispari. Lo stimolo è sincronizzato con la base
tempi dell’analizzatore di spettro: la misura è accurata con l’errore
prevedibile. Il fattore di cresta dello stimolo è tipicamente compreso tra 3
e 4. L’analisi viene condotta su un numero intero di pseudoperiodi senza
applicare finestre di pesatura. Lo
stimolo è formato da 216 campioni (durata di 1.48 secondi circa) e
la risoluzione in frequenza è di
0.67291259765625 Hz (il minimo per risolvere il DO e il DO diesis
della pedaliera dell’organo). |
|
THD |
Total Harmonic Distortion |
% |
Frequency Level Gain Settings Harmonic Order Measured |
20 Hz - 20 kHz +4 dBu Unity (Max for Mic Preamps) At least 5th-order (5
harmonics) |
|
THD+N |
Total Harmonic Distortion plus Noise |
% |
Frequency Level Gain Settings Noise Bandwidth or Weighting Filter |
SMPTE 60 Hz/7 kHz 4:1 +4 dBu (60 Hz) |
|
IM or IMD |
Intermodulation Distortion (SMPTE method) |
% |
Type 2 Frequencies Ratio Level |
SMPTE 60 Hz/7 kHz 4:1 +4 dBu (60 Hz) |
|
S/N or SNR |
Signal-to-Noise Ratio |
dB |
Reference Level Noise Bandwidth or Weighting Filter Gain Settings |
re +4 dBu 22 kHz BW (or ITU-R 468 Curve) Unity (Max for Mic Preamps) |
|
UDIBILITA’ |
|
La alterazione o distorsione della forma del segnale può interessare
intervalli di tempo molto brevi (per esempio brevi sovramodulazioni o
clipping della durata di micro o millisecondi). Una sovramodulazione o un
clipping della durata paragonabile al tempo di integrazione dell’orecchio
(35-50-100 millisecondi) viene percepita mentre, se la durata scende sotto i
15-20 millisecondi, si entra nella regione dove l’apparato uditivo è
sensibile all’energia e su tempi troppo brevi per il riconoscimento del
timbro. Sovramodulazioni isolate nell’ordine di qualche millisecondo non
possano essere percepite (se non in un ascolto ripetuto in tempi
ravvicinati). Questo porta a distinguere una distorsione “stazionaria”
dalla “distorsione di forma” Entrambe sono correlate alla fatica da ascolto ma la
“distorsione di forma” è molto più
tollerabile della prima. |
Le effettive condizioni d’uso di
un sistema di altoparlanti si descrivono partendo dal programma musicale riprodotto.
Il fattore di cresta dei segnali contenuti nei CD audio assume valori che vanno
da 3 a 30 ma una certa qualità, statisticamente, si riscontra a partire da 5-6
in su (figura 6.9). Per contro è abitudine misurare la distorsione con stimoli
a basso valore di cresta (da 1.4 a poco più di
3) ed a livelli SPL elevati.
Premesso che è inutile sforzarsi
di riprodurre fedelmente programmi musicali con fattore di cresta inferiori a 3
(perché statisticamente eccessivamente compressi e/o sovramodulati) chi scrive
è convinto che le differenze tra un diffusore e l’altro vadano ricercate nella
riproduzione dei livelli SPL più bassi. Questa affermazione è giustificata
dalla ASDA della figura che segue: qui il segnale soggiorna per undici
quindicesimi della sua storia sotto al 3% della Massima Modulazione Relativa
(MMR) e supera il 25% della MMR per meno di due secondi (complessivamente tra
canale destro e sinistro). Se ci sono differenze tra due dispositivi esse
appariranno più evidenti là dove il segnale passa la maggior parte del tempo. I
brevi picchi del segnale musicale (attorno a qualche milli secondo) anche se
non sono riprodotti fedelmente, producono una distorsione “di forma” di
brevissima durata che il sistema uditivo tollera facilmente (scambiandola con
un incremento di loudness soggettivo o ignorandola del tutto).
|
|
ASDA di un brano per pianoforte
(Beethoven) Il fattore di cresta di questa traccia vale circa 24 (27.6 dB). La colonna di numeri a
sinistra (con le barre colorate) rappresenta il numero di volte in cui il
segnale musicale ha superato la
soglia indicata nelle altre due colonne (in % rispetto alla Massima
Modulazione Relativa). L’85% della MMR viene superato complessivamente da 21
campioni pari 476 microsecondi (meno di mezzo millisecondo rispetto alla
durata dell’intero brano). |
La prossima
tabella mostra quanto diminuisce la potenza continua assorbita dal sistema di
altoparlanti all’aumentare del fattore di cresta del segnale musicale. Questa
tabella si riferisce ad un
amplificatore da 512 Watt RMS ma la potenza RMS, dissipata sul carico, scende a
poco più di un Watt quando il fattore di cresta raggiunge 28.28. La tensione di
picco sul carico rimane invece costante: nelle effettive condizione d’uso, con
programmi musicali decenti, il diffusore acustico dissipa potenze continue
limitate.
|
Fattore di Cresta |
Watt Continui dissipati su un carico da 8 ohm
(circa) |
Tensione di picco sul carico in Volt |
|
1.414 (sinusoide) |
512 |
90.5 |
|
2 |
256 |
90.5 |
|
2.828 |
128 |
90.5 |
|
4 |
64 |
90.5 |
|
5.656 |
32 |
90.5 |
|
8 |
16 |
90.5 |
|
11.312 |
8 |
90.5 |
|
16 |
4 |
90.5 |
|
22.62 |
2 |
90.5 |
|
28.28 |
1.28 |
90.5 |
|
32 |
1 |
90.5 |
|
Tabella: potenza
dissipata sul carico dall’amplificatore in funzione del fattore di cresta del
segnale. |
||
|
|
|
Fattore
di cresta rilevato per 612 tracce estratte da CD audio. Circa 450 tracce su
612 presentano fattore di cresta maggiore di 6, un centinaio di tracce supera
il valore 15, una cinquantina supera il 20. Ai fini
del corretto dimensionamento di diffusori e amplificatore interessano i
valori massimi che
caratterizzano le registrazioni migliori. I valori medi sono fuorvianti. Si
possono invece fare delle considerazioni per tenere conto della tollerabilità
della distorsione di forma. |
Percezione
della distorsione
Percepiamo
la distorsione attraverso la Fatica da Ascolto. La Fatica da Ascolto si misura
con un fonometro e un orologio:
-
il fonometro registra il livello SPL nel punto di ascolto.
-
l’orologio misura dopo quanto tempo interviene la Fatica da
Ascolto nell’ascoltatore.
Il
risultato dipende dalla catena di riproduzione, dal livello SPL, dall’ambiente
ma anche dalla predisposizione dell’ascoltatore. La misura della distorsione
non lineare misura la Fatica da Ascolto in modo indiretto. Non sembrerebbe
difficile stabilire quale tasso di distorsione consenta di raggiungere i limiti
“medi” di Fatica da Ascolto dopo un
periodo sufficientemente lungo. Purtroppo la misura della distorsione è una
misura multidimensionale e non è possibile ricavare una scala di valori di
riferimento (bassa, media, alta). Tanto per fare un esempio la distorsione
armonica prodotta da un sistema a due vie non può esser valutata allo stesso
modo della distorsione prodotta da un sistema a tre vie (le misure con stimoli
multitono superano questa limitazione). Altra complicazione deriva dalla
distorsione aurale (che costringe a valutare anche come aumenta la distorsione
con il livello SPL riprodotto).
|
Questa espressione considera
separatamente il contributo della distorsione stazionaria e della distorsione
di forma alla fatica da ascolto. La distorsione stazionaria dà il suo
contributo durante tutto l’ascolto. La distorsione di forma riguarda i picchi
di segnale (che si presentano in numero finito n) e il cui contributo viene
pesato da una funzione che ne attenua l’effetto con il tempo. Mentre la distorsione è una
misura multidimensionale, la Fatica da Ascolto è una grandezza
monodimensionale per la quale è possibile stabilire una scala di valutazione
(bassa, media, alta). |
Per quanto riguarda la distorsione
si devono distinguere due soglie: la soglia di udibilità e la soglia di
tollerabilità entrambi soggettive.
|
JDD Just Detectible Distortion |
Significa “Distorsione appena
percepibile” misura la soglia di udibilità della distorsione, la minima
distorsione percepibile |
|
JTD: Just Tolerable Distortion. |
Significa “Distorsione appena tollerabile”
o soglia tollerabile di distorsione (per un intervallo di tempo specificato).
Definito da chi scrive. |
La JDD
(Just Detectible Distortion) o Distorsione Appena Percepibile fu Introdotta da
Moir nel 1981. (J. Moir, “Just Detectable Distortion Levels,”Wireless
World, vol. 87, pp. 32 –35 (1981 Feb.).). Le conclusioni di Moir sono molto interessanti e
soprattutto sensate:
|
La misura
di distorsione armonica ha poco a che vedere con la qualità dell’ascolto (sostanzialmente
è così:la sola distorsione armonica al massimo produca una alterazione del
timbro) |
|
La JDD è
legata al fattore di cresta del segnale dell’intervallo considerato e alla
durata dei picchi La JDD per clipping di tone burst di durata di 20 millisecondi
e pari allo 0.25% La JDD per clipping di tone burst di durata di 4 millisecondi e pari al 10.00% |
|
la
distorsione prodotta su una successione di brevi picchi è meno importante
della distorsione di un singolo picco di durata pari alla somma dei brevi
picchi. |
|
la
distorsione di forma a bassa frequenza è meno importante della distorsione di
forma alle medie frequenze (vero per
un diffusore a più di 2 vie) |
|
La
distorsione di ordine dispari è più percepibile della distorsione di ordine
pari (anarmonia) |
Le considerazioni sulla percezione
della distorsione di armonica pari valgono per i toni puri. In regime musicale
quando è presente distorsione armonica è sempre presente anche
l’intermodulazione. Qualsiasi dispositivo,
prima o poi, produce distorsione di ordine dispari (clipping, saturazione).
Alla JDD e JTD si aggiunge la
|
JND. Just Noticeable Difference |
significa “minima differenza percepibile” per esempio la minima
differenza percepibile di ampiezza. In generale è il più piccolo cambiamento
nei parametri di uno stimolo (frequenza, intensità, distorsione, durata…) che
può essere riconosciuto da un ascoltatore (con una probabilità del 71%).
Vedere legge di Weber. Ha una componente stazionaria e
una componente di forma. |
Se un diffusore produce un tasso
di distorsione inferiore alla soglia di udibilità è come se la distorsione
fosse nulla: un tale diffusore, se non sussistono altre cause, può essere
ascoltato per molte ore senza provocare fatica da ascolto. Il limite temporale
per la valutazione della fatica da ascolto va fissato in almeno 4 ore.
Per la soglia di tollerabilità il
discorso è più delicato: un diffusore può apparire buono nei primi dieci minuti
di ascolto ma indurre affaticamento dopo un’ora. E’ complicato “imporre” che un
test di ascolto duri delle ore ... per questo servono le misure. Una
distorsione tollerabile è comunque una distorsione presente e udibile e
costringe il cervello ad un lavoro supplementare per percepire il “messaggio
sonoro” in modo corretto. Ciò rende l’ascolto più o meno affaticante.
Una distorsione tollerata è quella
che interviene a “stondare“ i picchi del segnale musicale alterandone la forma
per brevi istanti nell’ordine dei millisecondi (la distorsione di forma). I
test di ascolto, con tracce ad elevato fattore di cresta troncate al 50 ed al
70% della Massima Modulazione Relativa dicono che questa distorsione di forma è ottimamente tollerata
o inudibile. La distorsione di forma può dipendere da quattro cause (anche
contemporanee):
-
sovramodulazioni presenti nella registrazione
-
clipping dell’amplificatore
-
superamento dei limiti di escursione degli altoparlanti
-
compressione termica
e/o meccanica istantanea
Dato che realizzare un sistema di
altoparlanti con una distorsione dell’1 o dello 0.1% comporta costi ben
diversi, è fondamentale conoscere i limiti di udibilità e di tollerabilità
della distorsione come pure definire delle misure che consentano di addivenire
ad un risultato oggettivo in breve tempo (minuti non ore). I limiti di
udibilità della distorsione sono stati indagati da molti ricercatori con
diverse metodologie ed alterne fortune.
Bryan e Parbrook sostengono che le
componenti di distorsione superiore al terzo ordine diventano udibili quando
raggiungono lo 0.05% (–66 dB). C’è comunque chi indica lo 0.02% per
ogni ordine di armonica.
La norma DIN raccomanda di
misurare la distorsione armonica di un diffusore acustico quando questo produce
96 dB SPL ad un metro e fissa due limiti: il 3% (fino a 1000 Hz) e l’1%
(da 2000 Hz in su). La rivista statunitense Stereophile produce ampi
test strumentali che non comprendono (se non in casi eccezionali) le misure di
distorsione (pur disponendo degli strumenti per farlo). Al contrario la rivista
italiana Audio Review misura: distorsione armonica a 90 dB, MIL, MIL, TND e
compressione dinamica (5 misure di non linearità). Ne segue che per capire come
suona un diffusore si devono leggere due riviste. Per avere un’idea completa
bisogna leggere anche la rivista LP (Germania) che misura la differenza tra il
diffusore destro e sinistro.
Ricapitolando si passa da chi afferma che la distorsione è
udibile anche se è 6 dB sotto un suono considerato estinto (vds tempo di
riverbero T60) a chi non esegue alcuna misura di distorsione anche se potrebbe
fino a chi ne esegue cinque.
Rimaniamo un momento sui test di Stereophile perché questa
rivista produce test molto ricchi di grafici tra cui la rilevazione delle
vibrazioni dei cabinet. Tutti i test si trovano in rete e sono gratuitamente
consultabili (http://www.stereophile.com/floorloudspeakers/).
John Atkinson, che esegue le misure, invece di misurare la distorsione,
preferisce regolare il volume al livello più adatto (a volte basta abbassare un
poco il volume … altre volte è meglio spegnere tutto). Questo presuppone che:
-
la distorsione sia comunque contenuta
-
la distorsione aumenti con il livello SPL riprodotto
-
il test duri abbastanza
a lungo per produrre, se è il caso, la fatica di ascolto
Il giudizio finale dipende dalla qualità della registrazione
e dalle condizioni al contorno (lettore, amplificatore, rumore ambientale,
durata del test….) con il rischio di confondere l’udibilità della distorsione
con la tollerabilità della fatica da ascolto (in particolare se il test di
ascolto è breve). Su questa stessa posizione si ritrova anche la rivista SUONO (che però ha previsto di commentare
esplicitamente il livello e la dinamica riproducibile). Nessuno però specifica
la durata dei test di ascolto che è una informazione fondamentale perché la
fatica di ascolto “aumenta con il tempo”. Se un diffusore ottimo o pessimo
dimostra immediatamente le proprie qualità, un diffusore di classe media
potrebbe richiedere un test di ascolto molto più lungo: un test di ascolto
breve non può che sottostimare la fatica da ascolto. In alternativa basta fare
un paio di misure distorsione integrale.
Per prima cosa dobbiamo dire che,
per i sistemi di altoparlanti non è possibile misurare la distorsione
utilizzando direttamente segnali musicali: le misure di RD non sono applicabili
ai sistemi di altoparlanti.
Si tratta quindi di selezionare
uno stimolo che porti il diffusore, per quanto possibile, in una situazione
vicina alle effettive condizioni d’uso.
Diciamo che oggi sono di moda gli
stimoli multitono. Il “suono” dello stimolo multitono è quello che si ottiene
pigiando contemporaneamente tutti i tasti della tastiera di un organo
(impostando il timbro del flauto).
Definire un metodo di misura della
distorsione non basta: si devono anche definire i limiti di udibilità della distorsione
misurata con la nuova procedura. Per farlo utilizziamo i giudizi soggettivi
espressi nei test di ascolto dei diffusori commerciali: esistono diffusori
unanimemente considerati dei riferimenti di qualità sonora per i quali non si
segnala alcuna fatica da ascolto: se ne deduce che la distorsione prodotta da
questi diffusori è inferiore al limite di udibilità. Tra questi diffusori
figurano, per esempio, le QUAD ESL 2905 e le B&W 801D.
Formiamo due classi
-
La classe 1 contiene tutti i diffusori che soggettivamente
non producono distorsione udibile
-
La classe 2 contiene tutti gli altri
A questo punto il limite di
udibilità della distorsione corrisponde ad un ipotetico diffusore la cui
distorsione è troppo alta per la classe 1 e troppo bassa per la classe 2
(elemento di separazione tra due classi contigue).
Il limite di udibilità della
distorsione andrà delineandosi con sempre maggiore precisione nel tempo. Nulla
vieta di dividere ulteriormente la classe 2 in sottoclassi in base a criteri di
tollerabilità.
Evidentemente la condizione ideale
è la completa assenza di distorsione.
Tecnicamente la condizione necessaria
e sufficiente affinché la distorsione armonica sia nulla è che sia nulla la
distorsione per intermodulazione (al netto della distorsione Doppler per gli
altoparlanti). Dove c’è distorsione armonica c’è sempre intermodulazione e
l’intermodulazione è sempre più fastidiosa della sola distorsione armonica.
La misura della distorsione
armonica è molto diretta: lo stimolo è una sinusoide e i prodotti di
distorsione sono le armoniche dello stimolo (2^, 3^, 4^ armonica, eccetera).
L’entità della distorsione armonica dipende solo dall’ampiezza dello stimolo. È
opportuno valutare anche la distorsione sub-armonica. A volte una misura di
distorsione appare non conforme alla performance dell’altoparlante: la colpa
potrebbe essere della distorsione sub-armonica la quale ha una energia minima
di soglia e quindi va cercata in modo sistematico..
La distorsione per
intermodulazione dipende dalla ampiezza e dalla forma dello stimolo: il
risultato cambia sia con il contenuto spettrale dello stimolo che con la sua
ampiezza.
|
Dato che è molto più agevole
misurare la distorsione armonica, poniamoci questa domanda: nota la
distorsione armonica è possibile prevedere il tasso di distorsione di
intermodulazione? Meglio ancora: è possibile fissare dei limiti alla
distorsione armonica che garantiscano la non udibilità della distorsione di
intermodulazione? Ciò permetterebbe di ottenere una previsione certa eseguendo
delle misure standardizzate e
facilmente ripetibili. La cosa, in linea teorica, è
possibile ma richiede una mole enorme di informazioni che la rende, di fatto,
impraticabile. Tuttavia l’esperienza mostra che: -
se la distorsione armonica di 2° e 3° ordine è contenuta
(< 0.32%) -
se la distorsione delle armoniche superiori al terzo
ordine è nulla (< 0.1%) allora anche l’intermodulazione
è bassa. In queste condizioni il
tasso di distorsione è direttamente proporzionale all’ampiezza dello stimolo
applicato. Ne segue che in regime di segnali “non troppo grandi”,
dimezzando l'ampiezza dello stimolo ci si può aspettare che la distorsione si
riduca attorno alla metà. |
Distorsione e numero di altoparlanti (array)
Per quanto appena detto nel
riquadro, dato un altoparlante che produce solo distorsione di 2^ e 3^
armonica,
ponendo due altoparlanti uguali in
serie si otterrà, a parità di SPL prodotto,
un tasso di distorsione pari alla metà rispetto al singolo altoparlante.
Allo stesso tempo, a parità di SPL prodotto, la banda passante utile risulterà
estesa verso il bassa del 40% mentre ci sarà una riduzione della dispersione
verso le alte frequenze a causa della presenza di due sorgenti (interlerenza).
Se si usano 4
altoparlanti uguali, per esempio in serie_parallelo, e sempre a parità di SPL,
la distorsione risulterà ridotta ad un quarto e la banda passante utile
risulterà estesa di una ottava verso il basso.
|
Numero di
altoparlanti |
Tasso di
distorsione |
Freq.
Minima |
SPL |
|
1 |
1% a 100
Hz |
100 Hz |
90 dB a
100 Hz |
|
4 |
0.25% a
100 Hz |
50 Hz |
90 dB
a 50 Hz |
|
16 |
0.0625% a
100 Hz |
25 Hz |
90 dB
a 25 hz |
|
64 |
0.015% a
100 Hz |
12.5 Hz |
90 dB a 12.5 Hz |
Se da una parte l’incremento del numero
di altoparlanti comporta, con l’aumento dello spostamento volumetrico,
l’estensione della banda passante a parità di SPL e una importante riduzione
della distorsione, dall’altra comporta l’aumento della dimensione della
sorgente ed il conseguente aumento della direttività. Entro certi limiti,
ovvero con un numero limitato di altoparlanti, si possono implementare i filtri
passa-basso progressivi. Ma se la dimensione totale della sorgente comporta
ritardi nell’ordine del millisecondo ci potrebbero essere seri problemi nella
risposta impulsiva e nella determinazione della dimensione della sorgente
virtuale. Non vanno tuttavia sottovalutati gli aspetti psicoacustici. Per
esempio una distorsione estremamente bassa potrebbe sortire un effetto così
“benefico” da sovrastare altri difetti. Se così non fosse sarebbe difficile
giustificare perché le sorgenti estese (come i pannelli elettrostatici) siano
tanto apprezzati (specie per la riproduzione della gamma medio alta.
La distorsione di fase è trattata
in un altro articolo (431a_Distorsione_di_fase.htm).
Conclusioni
Per concludere la distorsione è
prevedibile matematicamente ma il processo è antieconomico. L’esperienza maturata
con le misure di distorsione armonica permette di stimare la distorsione di
intermodulazione ma l’utente finale ha bisogno di un risultato certo che
stabilisca se il tal diffusore è in grado di sonorizzare il suo ambiente, con
il suo genere musicale preferito e con un tasso di distorsione adeguatamente
basso. La misura di “Distorsione
Integrale” serve proprio a questo.
Segue una
tabella riassuntiva dei risultati ottenuti in tempi diversi da diversi
ricercatori.
|
Anno |
Autore e
data dello studio |
Tema
della Ricerca |
Conclusioni |
Note |
|
1937 |
Von
Braunmühl & Weber |
Sensibilità
alla Distorsione in diverse bande di frequenza |
1% - 2%
per frequenze maggiori di circa 500 Hz |
A
frequenze più basse la JDD può aumentare di molto |
|
1940 |
Harry F Olson |
Just detectible distortion (JDD) levels |
JDD pari
a 0.7% con test tra 40 Hz a 14 kHz |
Riducendo
la banda passante a 4 kHz la JDD
raddoppia |
|
1950 |
D.E.L Shorter |
Qualità
del suono di sistemi con tasso di distorsione nota |
Distorsione
percepibile da 0.8% a 1.3% |
Moltiplicando
l’ampiezza delle armoniche per n^2/4
(n = ordine) prima di eseguire l’RMS produce miglior correlazione tra la
misura oggettiva e la sensazione soggettiva |
|
1960 |
M. E. Bryan & H. D. Parbrook |
JDD
dalla 2^ alla 8^ armonica in presenza
di una fondamentale a 360 Hz (armoniche
a 720, 1080,1440) Distorsione
in % in ordinata |
|
La
Tabella a destra mostra la distorsione JDD in % fino alla 8^ armonica in
funzione del livello SPL in dB della fondamentale. Segnale
sinusoidale monofonico in cuffia. Questo
esperimento è molto citato perché indica percentuali di distorsione
bassissime. |
|
1979 |
P.A Fryer |
Test di
ascolto per
distorsione di
intermodulazione |
2% - 4% di
distorsione udibile con pianoforte, 5% con altri segnali |
Programmi
test distorti usando prodotti di
distorsione di intermodulazione (IM) del primo ordine |
|
1981 |
James
Moir |
Determinazione
del JDD |
“JDD non
può essere minore dell’ 1%” |
Assume la
distorsione non-lineare come causa principale. Il livello JDD si abbassa
quando l’ascoltatore impara a riconoscere la distorsione |
|
|
Fabrizio
Calabrese |
|
1% di
distorsione su picchi di 130 dB |
|
|
|
Renato
Giussani |
|
3% su programma
musicale |
|
|
2009 |
Mario Bon |
Determinazione
della JDD per la DI |
Meno
dello 0.32% di 2^ e 3^ . Assente per gli ordini superiori. DI minore dell’1% |
La
distorsione non lineare è più importante a basso livello di segnale, la sovramodulazione
dei picchi brevi è tollerata (distorsione di forma). |
|
Tabella
tratta da Human Hearing - Distortion Audibility Part 3 di Mark
Sanfilipo (e integrata). Tradotta e ordinata per anno. Per quanto riguarda i
dati di Bryan & Parbrook (che nel 1960 disponevano di cuffie con
distorsione migliore dello 0.05%) deve considerare che l’ampiezza della
fondamentale è molto bassa (al massimo 76 dB) e la frequenza di 360 Hz cade
in una zona di bassa sensibilità mentre le armoniche cadono a frequenze dove
l’orecchio è più sensibile (tipico test organizzato in modo discutibile). Per
chi scrive, i dati di Bryan & Parbrook non sono affidabili e sono un
esempio di quanto sia necessario valutare accuratamente le condizioni al
contorno delle misure con spirito critico. Non tutto quello che si legge in
letteratura è corretto (*). |
||||
(*) gli articoli più importanti
pubblicati da Lorentz e Poincarè contenevano errori non irrilevanti. Il lavoro di Laplace sulla stabilità del sistema solare era sbagliato…. Tutta la
Fisica di Aristotele è sbagliata, ecc. La letteratura è piena di errori. Tutto
quello che si legge, specie in rete, deve essere valutato criticamente.